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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII, ALLE FESTE Piu" SOLENNI, AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, N0!« CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC.

COMPILAZIONE

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA

DI SUA SANTITÀ PIO IX.

VOL. XC.

Iwb'Sinn/Oirvt ^olL^,

IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCL Vili.

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La presente edizione è posta sotto la salvaguardia delle leggi vigenti, per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui l'Autore intende godere il diritto, giusta le Convenzioni relative.

DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

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Continuazione e fine dell' articolo Velletri.

\jlemenle Vili si portò a Velletri ai 20 febbraio i5g6 accompagnalo da 3 cardinali, cioè due suoi nipoti e il car- dinal di Serraoneta, e vi giunse a ore 22. Fu ricevuto da' priori con nume- roso seguito di nobili a porta Napolita- na, percbè veniva da Cisterna; gli pre- sentarono le chiavi, e complimentaro- no a nome di tutta la popolazione, es- sendosi armata tutta la milizia urbana. Fu ricevuto quindi e con gran magni- ficenza alloggiato dal cardinal Gesualdo. Nel d'i scguente,dopo aver celebrato mes- sa nella cattedrale, partì alla volta di Roma. Il p. Gatlico, De Itineribus Rom. Pon/., descrive con particolarità la visita di Clemente Vili a Velletri, l'incontro di 2 oc militi veliterni e del cardinal Ge- sualdo co' cittadini veliterni 2000 passi dalla città, il popolo tenendo rami d'o- livo in mano e acclamandolo. Alla porta tutta ornata si Irovò il capitolo e il cle- ro, e l'accompagno alla cattedrale. Sul-

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l'ingresso lo ricevè il cardinale in cappa violacea, dandogli a baciare la Croce, e dopo averlo 3 volte incensato, gli pre- sentò l'aspersorio. Allora i cantori co- minciarono il Te Dennt , terminato il quale dal cardinale si disse il ^. Prote- ctor Noster etc, e l' orazione Deus o- mniunifideliimi Pastor etc. La cena lau- tissima ebbe luogo nell'aula magna, il Papa sedendo in mensa separata. Nella seguente mattina al fine della messa, dal- l'altare maggiore benedisse il popolo; il quale altare nel precedente avea con- sagrato il cardinal Gesualdo, colle reli- quie de' ss. Clemente I, Ponziano e Eleu- terio. Narra il can. Rauco. Nel principio del pontificato di Clemente Vili si riunì un numero considerevole di banditi e di uomini facinorosi, capo de' quali era Marco di Sciarra, la masnada compo* neudosi di 600 e più uomini. Uccide- vano, saccheggiavano, rubavano e com- mettevano ogni sorla di scelleratezze. In- festavano piucchè mai le proviociedi Ma- rittima e Campagna, e non era libera alcuna terra, onde avcaoo iacusso in lui-

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li un gran timore. Il Papa mandò contro questa gente il geneiai suo nipote Gio. Francesco Aldobiandini, il quale volle seco una compagnia della milizia urbana di Velletri comandala dal capitano Ot- tavio Catelini. Furono inseguili i ban- diti fin presso il regno di Napoli in un luogo chiamalo Castro; ove giunti i ve- literni fecero istanza d'avere la vaneuar- dia per con)batterli. Si venne all'armi; de' banditi furono uccisi molli, alcuni presi e altri dispersi ; in maniera che mai più si riunirono. Aggiunge il Borgia che ottenuta da'veliterni l'antiguardia per combattere, visto il luogo ove s'erano fortificati i banditi, i velilerni presero posto fra gli alberi e sassi, combatterono ■valorosamente e ne uccisero quantità, e gli altri si posero in fuga. Questa disfat- ta de' banditi, che infestavano la Cam- pagna di Roma, si vede annoverata fra l'altre imprese del general Aldobrandini nella memoria postagli dal senato roma- no nella chiesa d'Araceli, ivi leggendosi : Lalrociìiiis paiicas intra dies Lalio loto depulsis. L'iscrizione posta sull'arco del- la cappella di s. Francesco Solano, la ri- porta il p. Casimiro da R.oma nelle Mc' morie della chiesa, d' Araceli. Il Borgia loda il Catelini pel suo valore mostrato in quella fazione, e dice inoltre. Per prov- veder poi che nell'avvenire non avessero più a ingrossarsi i fuorusciti e banditi nella Campagna di Koma, il cardinal Pietro Aldobrandini soprintendente del- lo stato, die la cura di perseguitarli al colonnello Minio Torni d'Ascoli colla sua compagnia di i oc archibugieri a caval- lo, e questi nel 1^98 fermò la sua resi- denza in Velletri, deputando il veliterno Fabrizio Gallinelli a suo alfiere colon- Delio. Molti altri cittadini velilerni fio- rirono nel secolo XVI nell'armi e nelle lettere. Fra' militari che presero stipen- dio sotto vari principi meritano ricordo Alcide Santirecchia tenente colonnello morto presso Slrigonia, Fulvio ZatFa- raui che peli.°su quelle mura piaulò lo

V E L stendardo cristiano,, ed Orazio Ciiiaco capitano contro gli ugonotti di Francia. Fra le persone letterate fiorirono princì- palinenle Curzio Petrucci udilordi Pujta in Firenze, conservatore di Roma e luo- gotenente del legato delhi Marca. Do- menico Gallinelli primario avvocato in Roma. Tiburzio Baccari uditore del le- gato dell'Umbria e del Patrimonio, e uditore generale del duca di Parcna e Piacenza. Filandro Coluzzi professore di filosofia neir università romana, [)rolo- medico di tutto lo stalo ecclesiastico, ed autore d' opere dotle. Io devo limitarmi a ricordare i velilerni illustri riferiti dal Bauco, poiché il registro di tutti può ve- dersi nell'opere degli arcivescovi Theuli e Borgia, e nel Ricchi. Morto a'i4 feb- braio i6o3 il cardinal Gesualdo, a' 19 gli successe il decano cardinal Tolomeo Galli denominato il cardinal di Como sua patria, che nel n)aggio recandosi in Velletri, tra le altre cose ordinò doversi ad ogni modo ultimare la fabbrica del palazzo pubblico. Nel i6o5 facendosi diligenza nel piano diFaggiola nel luogo appellato Uolubro, benché 3 miglia lungi da Velletri, per condottare l'acqua viva in città, Paolo V permise al comune di spendervi qualunque somma, e ne die la soprinlendeuza al cardinal Oltavio Bandiui. In detto anno compita buona parte del palazzo, in ottobre vi si leone il i,° consiglio. A' 3 febbraio 1607 per decesso del cardinal Galli, a' io gli fu sostituito il cardinal Domenico Pinelli decano ; morto il quale a' 9 agosto 1 6 1 i , secondo l'Ughelli agii 1 1, al diredi Bau- co a' 16, o ujeglioa'27 come scrive Co- leti, citando gli atti concistoriali, dello stesso agosto, assunse il governo spiritua- le e temporale il decano cardinal Fran- cesco di Gioiosa, e ne prese possesso ai 2 5 pel suo procuratore; poco dopo re- candovisi di persona, venne accolto con grandi dimostrazioni d' alTetto e osse- quio. Chiamato in Francia da Etnico IVj lasciò raccomaudalo il goveiuo di

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Vellelri al cardinal Scipione Borghese ni[)ote di Paolo V. Il celebre archiletlo Giovanni Fontana ultimò la condottura deUacque, con riunire 3 sorgenti d'ac- <|ua viva da Faggiola, Velrice e Pelro- ne; e per erigere le fontane facendo d'uo- po dilatare le piazze e allargare le strade, Paolo V che avea molto a cuore l'ornato e il comodo della città, vi spedì nell'ot- tobre 1612 il cardinal Ottavio Baiulini, e fu risoluto d'ampliare due piazze, la superiore delta del Trivio, e l'inferiore appellata del Piano. Furono aperte an- cora due strade, quella che porta al pa- lazzo pubblico fu nominala Gioiosa, in onore del cardinal vescovo governatore, e quella che dalla via Metabo conduce alla piazza superiore, dal cognome di Paolo V fu detta Borghese. Ingrandite le piazze furono ordinate belle funti di travertino, come fu eziandio eseguito nel- la piazza del Comune. In altre piazze furono costruite altre fontane, per beve- ratoi delle bestie, e co'ritorni dell'acque lavatoi. Tutta la grande opera della con- dottura dell' acque finalmente fu com- pila e costò 100,000 scudi d'oro alla città, onde ne fu posta memoria marmo- rea nel palazzo pubblico. In questo tem- po llorì Ira' veliterni il servo di Dio fr. Clemente Calcagni sacerdote cappuc- cino, e Paolo V fece vescovo di t^ossom- brorie il nobile Lorenzo Laudi canonico della cattedrale. Sempre intento Paolo V all'abbellimento della città, nel 161 3 ordinò che chiunque volesse fabbricare in ornamento della medesima, potesse costringere il vicino a vendergli la pro- pria abitazione, purché non eccedesse il Valore di 5oo scudi, e il compratore pa- gasse io più l'8 per 100, il che tuttora è in vigore. Morto in Avignone il Car- dinal Gioiosa a' 23 0 a' 27 agoslo i6i5, gli successe il decano cardinale Antonio M.'^ Gallo: a'g settembre fece prendere possesso, non seujbrando vero che dive- nisse vescovo a' 16, come registrò 1' U- gheilì. lu vece di uomioure 11 solito luo-

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gotenenle, deputò in pro-governatore e sopì intendente di V^elletri il prelato Luigi suo nipote e poi vescovo d'Ancona, ed in vicario Antonio Panoli arciprete della cattetlrale. Ottenne da Paolo V la con- ferma delle l'acùltà godute da' predeces- sori sulla giurisdizione temporale. Morto a' 3o marzo 1620, a' 6 aprile gli fu so- stituito il decano cardinal Anton M.' Sauli, che pel suo uditore a' io prese possesso. Fini i suoi giorni a' 24 agosto 1 623, ed a' I 3 ottobre gli successe il de- cano Francesco M.^ Bourbon del Monte, prendendo possesso per procuratore. La città per dimostrare il suo inalterabile attaccamento alla s. Sede, mentre que- sta teneva in deposito la Valtellina, of- frì a Urbano Vili i5,ooo scudi e si ob- bligò alle spese degli utensili di due com- pagnie di corazze. Il Papa ne conservò grata memoria in tutto il suo lungo poa- tillcato, in ogni occasione favorendo i veliterni. In questa spedizione della Val- tellina e sue guerre era maestro di cam- po il marchese Giuseppe Ginnetti veli- temo, e commissario apostolico il fratello cav. Giovanni. Morto il cardinal del Mon- te a' 1 7 agosto 1 626,a'7 settembre gli suc- cesse il suddetto cardinal Ottavio Ban- dini, che elesse a pro governatore il suo congiunto prelato Ascanio Malici, o Maf- fei come scrive Borgia, e vi continuò fin- ché visse il cardinale. In detto anno Ur- bano Vili creò cardinale il celebre Mar- zio Gineltio GlnntUì {^F'.) vclilerno, cou gran giubilo della patria, che gli donò 6000 scudi. liicoooscenti i veliterni a Urbano Vili per altri benefizi, gli eres- sero nel 1637 nella piazza Maggiore det- ta del Trivio, una statua di brouzo, mo- dellala dal celebre cav. Bernino, assiso in cattedra e vestito in abiti pontificali in atto di benedire il popolo, colla spesa di 12,000 scudi, poiché molto costò il trasporto. L' iscrizione posta nella base di marmo si legge nel Borgia e nel Banco. Questa tnaestosa e magnifica opera, nel 1 7(j8 fadistrutlu dalla forseoQata rabbia

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repubblicana. Nella citata biografia dei cardinal G inetti, erroneamente dissi col Renazzi, Notizie de Maggiordomi, p. 122, ch'egli avea eretto la statua, e qui ne fo emenda. Morto il vescovo di Fos- sombrone, Urbano Vili gli surrogò il fratello Benedetto Laudi pur velilerno, il quale nel 1682 rinunziò la sede al ni- pote Gio. Battista Landi. Concittadini il- lustri contemporanei furono ilconleGiu- seppe Bassi autore di scientifiche pro- duzioni e delia descrizione di Velletrì, Lodovico Prosperi poeta, e Gio. Battista Rossi filosofo. JVel libro intitolalo, Del- le donne illustri italiane dal XIII al XIX secolo, stampato in Roma verso il 1 855 co' tipi Pallotta, a p. 3 1 6 leggo la biografia dell' encomiato veliterno Ba- silio Magni e da lui tratta dalla biblio- teca Corsinìana di Roma, della suddetta Virginia Vezzi natain Velletri nel i6oo, la quale esercitando con lode la pittura, la miniatura e l'intaglio, per la dolcezza dell'indole e la vivacità dell' ingegno, di queste doti e di sua bellezza invaghitosi Simone Vovet valente pittore francese, nel j 626 la sposò in Roma. Nel seguente anno richiamato Vovet in Francia da Luigi XIII col titolo di suo primario pit- tore, Virginia co' propri genitori seguì il consorte, il quale è chiamato il Raffaello della Francia. Dimorò i 1 anni in Fran- cia stimata da tutti e specialmente dal re, alla presenza del quale Virginia so- leva dipingere. Ella passò di questa vita nel i638 lasciando a consolazione dello sposo l'immagine di se in 4 figli, due maschi e due femmine. Le sembianze della pittrice veliterna l'avea incise a bu- lino il rinomato francese Melian, e si ri- peterono in una medaglia con quelle del marito nel rovescio. Le pitture di Vir- ginia non giunsero a noi, ma quanti scris sero di belle arti italiani e francesi ne fecero onorata menzione. Il i." agosto 1 629 cessò di vivere il cardinal Bandini, ed il cardinal Giovanni Battista Deli che gli successe a'3 settembre, dedito all'ozio

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e alle ricreazioni, fu ventura che tosto scese nella tomba a'i3 luglio i63o di anni 54- A' 3o subentrò al duplice re- gime di Velletri il cardinal Domenico Ginnasi, già da prelato vice-legato di Ma- rittima e Campagna, pel quale prese pos- sesso il congiunto Francesco (ninnasi e restò in Velletri per pro-governatore. Sot- to questo porporato e pel provvido suo governo furono estinti tutti i debili co- munali, ed eretto il monte dell'abbon- danza, onde gli fu decretata un'onorevo- le memoria marmorea nel pubblico pa- lazzo. A'i2 marzo 1639 passalo all'altra vita il cardinal Ginnasi, a' 29 occupò il suo luogo il cardinale Emanuele Pio di Savoia; morendo ili. "luglio 164 « il car- dinal Pio di Savoia, nello slesso giorno come vuole Ughelli o nel decorso del me- se come scrive Banco, gli successe il car- dinal Marcello Lanle, che recatosi nel maggio del seguente anno in Velletri, lodò il consiglio delle querele solito farsi dal magistrato ogni mese, nel quale a're- clami de' cittadini amministravasi som- maria giustizia. Urbano Vili non potè indurre a far accettare l'arcivescovato di Cosenza al prelato Girolamo Lanuvi no- bile veliterno, decano della segnatura di grazia ecommendatore di s. Spirito. Fra* contemporanei illustri si legge nell' Al- bum di Roma, t. 24, p. 5o, l'articolo : Marcantonio e Ndzzario Bassi da /^eZ- /e^r/. E scritto dal sullodalo veliterno Ba- silio Magni, il quale erudita e critica contezza di due produzioni de'medesimi, non mancanti d'ingegno edi dotlrina.Es» si furono fratelli. Marcantonio compose la morale commedia: L'Amor Fido, Nazzario scrisse la tragedia sagra: I gra- vi tormenti di N. S. Gesù Cristo nella sua Passione. Ambedue il d."^ Nazzario fece stampare in Velletri nel 1689 da Al- fonso dell'Isola, e dedicò al concittadino d."^ Teocrito Micheletli cav. di Cristo, con- giunto al capitano Giuseppe Micheletli, pur veliterno, che neh 643 combatten- do per Urbano Vili contro il duca di Parr

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ma a Ponte Lagoscuro, ebbe gran paile nella vittoria. Di questi fratelli Bassi non ne parlarono Borgia e Kiccbi; ed ilTheu- li soltanto fece cenno di JNazzario dotto- re in legge e protonolario apostolico, e lo dice poeta di buon talento, ricordan- do il memorato suo componimento. Nel- , la detta guerra , il Papa nel 1 64^ levò da Vellelri 4 compagnie, 2 di fanti e 2 di ca- valleria, condotte da Cesare Filippi ca- pitano di lunga esperienza, e se servi per la custodia di Roma ; da dove poi partirono per unirsi all'esercito pontifì- cio nella provincia del Patrimonio, e die- dero gran saggio di valor militare, di- stinguendosi ancbe Leonardo Coluzzi ca- pitano velilerno. Proseguendo la guerra, nel 1643 Velletri generosamente offri a Urbano Vili una compagnia dii 00 bra- vi cittadini sotto il comaudo di Girola- mo Toruzzi cav. di Malta, supplendo a tutte le spese per essa; anche il Banco lodando il capitan Micbeletti che contri- buì all'accennata vittoria col suo valore. In tutto il corso della guerra circa 1000 veliterni militarono, oltre gli ufficiali e fra'quali si distinse il marchese Giusep- pe Ginnetti sargenle maggiore generale di s. Chiesa. Urbano Vili nel 1629 con- cesse di potersi celebrare messa nella cap- pella del ss. Crocefisso eretta dalla pietà di Giulio Cesare Magno veliterno nelle carceri del palazzo pubblico per comodo di tutti i prigioni, pagando egli stesso le limosine per le messe, onde nella cap- pella vi fu posta un'iscrizione riferita dal Theuli, e tuttora esistente. Il Ricchi tra gl'illustri veliterniriporta un Erasmo Ma- gno colonnello valoroso, che descrisse i Viaggi d' Ungheria, e le quindici na- vigazioni in varie parli dell' Universo, da lui fatti, onde disse di lui: In pace togam, in bello arma ferehal. Fino dal i4oo un Pompeo Magni figura nel li- bro de'consigli. Questo cognome si scrìs- se in latino Magnus eMagnius, ma deve leggersi in italiano Magni, in fatti era priore del 1." bimestre del i5c)7 Anto-

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niiis Magnius, da cui discese 11 lodato Giulio Cesare benemerito de' carcerati. Esiste la detta cappella e l'antiche car- ceri, ma colla notabilissima differenza, che da quell'epoca fino al i832 erano state più che sufficienti, essendo servite soltanto per la città e quale giurisdizìo* ne privativa del cardinal decano. Ma dac- ché Velletri io detto anno divenne capo- luogo di legazione, e perciò le carceri do- vendo servire per tutta la provincia, riu- scirono, per naturale conseguenza,angu- slissimee tristissime per la salute umana. In sostanza sono i sotterranei del palaz- 10 comunale, ed alcuno che le vide, le qualificò tombe de' viventi. Di queste prigioni governative, narra il Theuli, che al suo tempo esistevano nel mede- simo palazzo comunale e sotto la curia criminale le prigioni pubbliche e segrete della città colla ricordata cappella. La compassione verso i carcerati commosse pure il più volte nominato veliterno Ba- silio Magni, discendente di Giulio Ce- sare Magni, che di recente ne fu viva- mente compreso, per amore altresì del patrio decoro, e siccome giureconsulto professante la criminale difesa in Roma, e di lui leggo l'eloquente, erudito e gra- ve ragionamento letto nella pontificia accademia Tiberina, indi pubblicato nei n. 18 e 19 deli' Imparziale Fiorentino del iBoy intitolato: Le Carceri. Dopo avere ragionalo dell'utilità pubblica, se i governanti si valessero sempre della sa- pienza de' dotti, i quali debbonsi avere in grande onoranza, passa a dichiai'are con Ulpiano: il carcere è fatto per rite- nere non per punire i rei finche sieno giudicati. Perciò riprova le antiche orri- bili prigioni, e loda quanto nel cristia- nesimo fu ordinato a loro vantaggio, seb- bene il carcere per quanto bello e spa- zioso sia di sua natura contiene una pena, cioè la privazione della libertà, più pre- ziosa dell'oro, anzi inestimabile, pel com- plesso eziandio delle conseguenze. Ma CIÒ eh' è più doloroso, ti il uou di iddo

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trovarsi in tale ioftìlice condizione anche degl'innocenti, i quali usciti di prigione ricordano per tutta la vita il durato pa- timento, per aver perduto il prezioso te- soro della salute. Riconosce giustissima la punizione de' delitti, ma stima cosa conveiiientissima la divisione del carcere degli accusati e de'convinti, de' giova- netti e degli adulti; ed insieme rileva i disagi derivanti dal vivere unitamente condensati, la pestilenza dell'aria, il tor- mento degl'insetti, il danno della sanità, non che i funesti risultati provenienti dall'ozio, il quale con Aristotile lo defi- nisce: Morte dell'uomo; poiché vivere è operare. Invece loda il propagalo si- stema penitenziario, e quello cellulare. Infiammato d'alletto patrio e deploran- do r infelice condizione delle carceri ve- lilerne, mentre celebra la sontuosità del palazzo pubblico, ove si tengono musi- cali accademie, s'imbandiscono splen- didi convili, si accoglie l'estremo della pubblica allegrezza ; vi dimora il magi- strato, abita il cardinal vescovo legalo, ed alloggia in varie circostanze il Sommo Pontefice, e qualunque altro sovrano di passaggio per la città. Fero osserva cou pena, per contrapposto di tanta letizia, giacete nell'estremo sotterraneo del me- desimo palazzo i caixerati che sospirano e gemono nel dolore. E quel eh' è peg- gio, tali prigioni sono quali pateticamen- te descrive. Le chiama spaventose, an? gusle, d'aria spiacente, con pareti umi- diccie; ed ivi stipati poveri e benestaa< ti, civili e plebei, giovani e attempati, traendo giorni calamitosi, Peggiore è poi la condizione di quei più miseri giacenti nelle segrete, dicendolo luogo pestifero, profonda, oscuro, se non che dall' allo per un pertugio scende vm languido rag- gio di luce, che appena imbianca gli spelli tinti di mortale pallore. A porre rimedio a siffatta piaga aperta nel seno di sua patria, il velilerno Magni, per l'u- tiliià de'cìlladini e la dignità del comu- ne, liepe per ferino, che se i'olUmo ma-

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gistrato manifesta al Sovrano Pontefice la necessità in cui trovasi Velletri dopo- ché divenne capo di provincia, e perciò le sue ristrette carceri devono accogliere tutti i delinquenti della medesima, on- de il provvido pontificio governo in- .nalzi comodo e proporzionato carcere, ne sarebbe sicuramente esaudito ; bea conoscendo che al supremo Capo della Chiesa, più degli altri principi, è a cuore colla temporale felicità de'sudditi, l'eter- na loro salute. » Per la qual cosa, o pa- dri eletti al veliterno magistrato, se vi scalda il petto di verace amore pa* tria, se vi punge vaghezza di belle im- prese, se vi è caro il bene della città, provvedete innanzi a tutto agi' infelici cittadini che colle spose e co' figli pian- genti vi richieggono di soccorso. Togliete da essi lo squallore che li ricopre, il buio che gli accieca, la fame che li consuma. Basta la vostra voce a levarli d'ogni mi- seria ; perocché il Sommo Gerarca traen- do esempio da Innocen;'.o X e da Cle- mente XI, il i.° de' quali fondò in Uoma un nuovo carcere alla custodia più si- cura e mite de' rei, l'altro una casa di correzione in s. Michele, accoglierà be- nignamente i vostri voli, e si dorrà di non avere in prima conosciuto il danno afliae di ristorarlo. Così adoperando, voi darete generosa prova di somma bene- volenza a tutti quanti i cittadini, e la- scerete a' posteri, che vi benediranno, memoria gratissima, ed io sarò contento d'aver mosso a commiserazione i cuori vostri, e levala francamente la voce per la causa dell' umanità ". B.ipiglio il filo di questi cenni storici. Il vescovo gover- natore cardinal Lanle essendo nonage- nario, vedendo di non poter da se adem- pire il duplice regime, cou raro esempio rinunziò il governo temporale. Innocen- zo X l'allldò a Francesco Castagnacci, ma avendo desialo non poche querele nel popolo, gli sostituì Fulvio Petrozzi, Morto il cardinale a'29 aprile i 652, gli successe il cardinal Giulio Roma,che ^ve-

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se possesso del vescovato e del governo u'iu maggio, il quale per la carestia lo* sto contribuì 10,000 scudi per acquisto di grani, ed il pubblico nel suo palazzo pose memoria di gratitudine. Ma nell'i- slesso anno lo rapi la morte a' 16 set- tembre, Subentiò a' aS il cardinal Carlo de Medici. Intanto Alessandro VII di- cliiarò arcivescovo di Mira in partibus, suiFraganeo patriarcale e vicai io aposto* lieo di Costantinopoli, fr. Bonaventura Theuli oTevoli minore conventuale piis- simo e assai versato nelle lettere; ono- rato anche del pallio partì per la sua re- sidenza di Pera, Fra le sue opere ricor- derò, oltre il Teatro hisloricq di Felle Irì, di cui mi giovai, ['Apparato Minorilico della provincia di Roma, Velletri per Callo Bilancìoni 1648. La patria, di cui fu benemerito, ne fece scolpire l'elogio in una gran lapide nel palazzo pubblico. Keli7i4ne pubblicò la vita Pietro An- tonio Teocrito Borgia. La terribile Pe- flilenza di Roma del 1 656, da essa e da Nettuno penetrò in Velletri, e dall' 1 i lu- glio sino a' 3 maggio 1657 vi rapì 2716 vittime. Lieta la città per la sua libera- zione ne rese grazie a Dio, e con portare in solenne processione l'immagine del- l'Immacolata Concezione, con voto di ce- lebrarne ogni anno solennemente la fe- sta. 11 cardinal de Medici mai si recò n Velletri, non di meno è lodato per pia generosità e indefessa vigilanza, anco pei* aver stabilito il pubblico archivio nel pa- lazzo del comune, dove furono raccolti tutti gli atti notarili; morì a' 19 giugno 1666, ed a' 17 settembre gli successe il cardinal Francesco Barberini seniore, ni- pote d' Urbano Vili, die per lo scarso raccolto de'grani del 167 3 ne fece venire in gran copia da Livorno. Nel 1675 fu fatta una nuova riforma sull'eiezione de' magistrati, che per un biennio avve- nire si ridussero a minor numero, per le diminuite famìglie nobili perite nella peste. I 4 priori trimestrali furono ri- dotti u 3} ed il consiglio maggiore a soli

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60, i5 de' quali doveano formare il con- siglio minore semestrale. Innocenzo X[ nel 1677 fece vescovo di Ferentino Gio. Carlo Anlonelli seniore nobile veliteino, arciprete e poi canonico teologale della cattedrale. Pubblicò lodate opere, fra le quali: De regimine Ecclesiae Episco- polis. De tempore legali. De loco lega- li. De /uri bus et oneribus clericorum. Di questo dotto se ne legge l'elogio mar- moreo nel palazzo pubblico. A' i o dicem- bre 1679 cessò di vivere il cardinal Bar- berini assai com pianto come giusto e pi'u- dente, profuso co' poveri e magnifico nell'opere, di che è memoria nel detto palazzo, A' 1 4 gennaio 1 680 divenne ve- scovo e governatore il cardinal Cesara Facchinetti. Nel seguente anno Innocen- zo XI rallegrò i veliterni colla promo- zione alla porpora del concittadino car- dinal Gio. Francesco Ginelti o Ginnet- ti (^f^^), che per debolezza vana chiaman- dosi romano, indusse diversi scrittori a crederlo tale; ma Bauco pubblicò la fede di nascita e di battesimo ch'ebbe in s. Maria in Trivio di Velletri : egli da fan- ciullo fu educato in Roma, ove la sua famiglia per la lunga dimora fattavi £0 ascritta alle patrizie. Finì i suoi giorni il cardinale Facchinetti a'3o gennaio i683,ed a'i5 febljiaiogli successe il car- dinal JNicola Ludovisi, che non mancò di recarsi spesso in Velletri e di mostrar- si zelante del pubblico bene. Morì a' 9 agosto 1687, e pochi giorni dopo Inno- cenzo XI commise il governo di Velle- tri con amplissimo breve al decano car« dinal Alderano Cibo, finché la chiesa non fosse stala provvista dèi pastore, e ne fece prendere possesso a' 17. Nel concistoro de' 10 novembre egli stesso ne fu preco- nizzalo vescovo, indi morendo a 2. 01, lu- glio 1700. Gli successe a' 22 dicembre il cardinal Emanuele Teodoro o Teodo- sio de la Tour di Buglione, Nella guerra per la successione di Spagna, Clemente XI re<tò neutrale, a ninno de' pretenden- ti Fdippo V e Carlo ili concedendo l'iU'

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vestitura del regno delle due Sicilie.Fra' baroni romnni il duca Caetani seguì il Urìilito di Carlo III, ossia dell'arciduca d'Austria e poi iuiperalore Carlo VI, e perciò fu a parie della rivoluzione fatta in Napoli a suo favore nel 1702. Allora il Papa spogliò il Caetani de' suoi stali, ed a' 4 giiig<io ordinò che 180 soldati \eliterni si portassero a presidiare il for- te di Sermonela già caduto in suo po- tere, e che lo ritenessero a disposizione della s. Sede. Nell'islesso 1702 Cleaien- le XI inviò nel Lazio e Campagna Ro- mana il couiniissiirio mg"^ Falconieri per liberarle dagli assassini che le desolava- no, e vi riuscì prontamente. Spaventosi terremoti sentironsi nel 170^ in Velie- tri, per consenso di que'che rovinarono e desolarono Norcia e suo contado a' i4 gennaio, Aquila e sua provincia a' 2 feb Jjraio. Clemente XI nel 1709 dichiarò vescovo d Urbania e s. Angelo in Vado, Antonio Antonelli canonico penitenziere e decano della cattedrale; altro illustre ve- Jiterno contemporaneo fu Giuseppe Pro- speri insigne letterato, autore della D/y- serlatio liistorica Icgalis de Regimine civitatìs Feliternac: ma il Ranghiasci nella Bibliografia dello Slato pontificio )a dice stampata in Roma nel 161 5. Le Provincie di Marittima e Campagna nel 1 7 1 3 patirono strage nelle bestie bovine, e bufaline, per male contagioso. Termi- nò i suoi giorni il cardinal di Buglione 8*4 marzo 17 i5, ed a' 16 gli successe il cardinal Nicola Acciajoli, il quale morì a' 23 febbraio 1719. A' 27 marzo il car- dinal Orsini arcivescovo di Benevento e poi Benedetto XI il, scrisse a Clemente XI, che senza esaminare i suoi diritti ai vescovati e governi annessi d'Ojtia e Vel- lelri, colla dignità di decano, al quale spellavano per anzianità, li conferisse al cardinal Fulvio Aslalli,e il Papa l'eseguì 8*27 aprile. Perla peste di Marsiglia del j 720, trovandosi Velletri vicino alla ma- rina, prese precauzioni e fece murare la porla di s. Lucia, qod che guardare l'ul-

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tre due. Nel seguente anno per la pre- cedente siccità Velletri penuriò d'acqua, ed a'i4 gennaio perde il pastore e pre- side cardinal Astalli, cui successe a' 3 marzo il cardinal Sebastiano Antonio Ta- nara. Ora conviene fare onorevole men- zione del nobile veliterno Alessandro Bor- gia di grande erudizione e dottrina, suc- cessivamente prudente e zelante vescovo di Nocera, nominato legato apostolico della Cina, e in vece promosso all'arci- vescovato di Fermo. Scrisse diverse o- pere. Indulto sopra il precetto d'aste- nersi dall'opere servili in alcune feste. Omelie e Pastorali. Della cristiana e- ducazione: Del regno di Maria, Vita di s. Geraldo vescovo e protettore di Velletri, Vita di Benedetto XIll in la- tino. Storia della chiesa e città di Vel' tetri, di cui mi sono profittato. Per mor- te del cardinal Tanara, avvenuta a' 5 miggio 1724, subentrò non nello stesso mese, ma a' 12 giugno, il cardinal Fran- cesco del Giudice, nel seguente anno ces- sando di vivere a' IO ottobre. In questo, secondo Banco, ma veramente pel con- cistoro de' 19 novembre, succeduto il car- dinal Fabrizio Paolucci, presto finì di vivere a'12 o 19 (o li come leggo nelle Notizie di Roma) giugno 1726. il i ." luglio fu vescovo e preside il cardinal Francesco Barberini giuniore, nel cui pa- lazzo episcopale pernottò Benedetto XI II a' 27 marzo 1727, tornando da Bene- vento. Nella mattina seguente ammi- se al bacio del piede i priori della città, che gli offrirono in dono un bel reli- quiario d'argento colle reliquie del ri- cordato s. Gei'aldo ; visitò la cattedrale e quindi partì per Roma. Così il Banco. Ma la relazione del viaggio inserita nel n." i534 del Diario di Roma del 1727 riferisce le seguenti particolarità. Prove- niente da Cisterna, nella sera di martedì giunse a Velletri incontrato fuori della porla dal popolo in gran numero, e rice- vuto nella chiesa della Madonna dell'Or- lo degli agostiniani dal cardinal Barberi-

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ni, e da'cai'dinali Aiiuibale Albani e Ler- cari, co'quali si recò al duomo, ove l'os- sec|iiiò il suniaganeo de Paolis, e il ca- pilolo in cotta e rocchetto, restando a pernottale nell'episcopio, ed il suo se- guito nel palazzo del principe Ginnetti (ti- tolo conferitogli nel precedente anno da Benedetto XIII; ed aggiungo, che errò Novaes nella SLoria di Benedetto XIII, col dire ch'egli avea pernottalo nel pa- lazzo Ginnetti), tutti trattali splendida- mente dal medesimo cardinal Barberini, Kella seguente mattina il Papa calò ad ascoltar la messa per tempo, e poi co' cardinali Barberini e Lercari visitò gl'in- fermi nell'ospedale de'benfratellijec.Que- sto Papa fece vescovo di Ferentino il ca- nonico della cattedrale Fabrizio Borgia, nella quale lo consagrò il sullodato fra- tello Alessandro: di lui si baia Relazione della traslazione del corpo di s. Geral- f/o,Velletri I 7 i4'BenedettoXIIl nel 1729 volle tornare a visitare la sua amata chie- sa di Benevento, partendo da Ruma a'28 marzo. Pernottò a Marino , indi la mal- lina de'29 giunse a Vellelri a ore 1 9, pre- se la cioccolata da'benfralelh e partì su- bito per Cisterna, accompagnato dal duca Caetani. JN'el ritorno, a'a giugno il Papa lidi la messa nella chiesa di s. Marzio di Castel Ginnetti. Presso Vellelri fu incou- trato dal cardinal Lercari segretario di stato, e proseguì con esso solo in carroz- 23 il viaggio per Genzano. Tutto leggo nella relazione pubblicata co'n.i i8i6 e 1819 del Diario di Roma. Si guerreggia- va dalla Spagna contro l'Austria pel re- gno delle due Sicilie (f^.), e prevalendo gli spagnuoli l'infante d. Carlo di Borbo- ne conquistò l'isola nel 1784 e se ne co- ronò re in Palermo, e tale venne acclama- to in Napoli. Clemente XII rimase neii- liale.. perchè gli domandava l'investitura anche Carlo VI imperatore. Contro di questi il re spedì in Lombardia i3,ooo soldati, pel passaggio de' quali si prepa- larono in Vellelri caserme con paglioni e coperte. Non ostante , appena parlilo

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dalla città il conte di Monlemar genera- lissimo colla sua divisione, giunse l'ii gennaio altro battaglione, e il colonnello che lo comandava non volle alloggiare nelle caserme, e ostinatamente ordinò a' soldati che si portassero nelle case de'cit- tadini. Mancando al magistrato il tempo di provvedere, restarono le porte dell'a- bitazioni aperte (luche durò il passaggio degli spagnuoli, questi esigendo insolen- temente d'esser serviti e di avere vetto- vaglie. Le donne furono rispettate, e tran- ne piccoli furti , altro non avvenne. Pe-- l'ordine stravagante, che i cittadini do- vessero essere responsabili delle diserzio- ni , cagionò non pochi guai, l'acificali i belligeranti, 4 reggimenti di cavalleria spagnuola recandosi a Napoli, producase- lo disastro gravissimo a Vellelri. Narrai nel voi. LXV, p. 270, il tumulto susci- lato in Roma a'aS marzo 1736 nel bas- so popolo, massime di Trastevere, pel se- greto e forzoso ingaggio che facevano gli spagnuoli di soldati. Intanto lai. "colonna di detta cavallerìa a'i3 aprile giunse a Valmont(jne, donde a'20 si recarono in Vellelri due ufiìziali per vedere i semina- ti d'orzo e di biade, a fine di servirsene di erba alla purga de'cavalli. Il popolo mon- tò in furia e si sollevò , indi sul far del giorno de' 22 aprile erano in armi circa 3ooo cittadini, riuscì a' priori e pri- marie persone di pacificarli. I capi insorti occuparono le porte della città, e la ple- be furibonda di prepotenza da per tutto s impadronì d'anni e di munizioni. A'23 sparsasi falsa voce che gli spaglinoli avan- zavano verso Vellelri, subilo suonaionsi le campane del palazzo pubblico e della torre del Trivio, per chiamar all' armi, L'armamento fu sollecito e numeroso, on- de partire per Valmonlotie contro gli spa- gnuoli, tra' pianti e le strida delle donne trepidanti. Si obbligarono i gentiluomini ad armarsi, e si fortificò la città. Il magi- strato di tutto fece consapevole il segreta-- rio di slato e il cardinal Bai berini, e «pie-i sii a'25 porloisi in Vellelri sperando fre»

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rial- l'animo de'tiimultuanti. Pochissimo ollenne, benché per disarmare il popolo ailopeiò persino le lagrime, e nel se- guente palli per Roma, lasciando la città nel terrore, ed i pacifici veliterni che non aveanopreso parte nella sollevazione, fra' nemici interni ed esterni; poicliè teaievasi che gì' insorti finissero col saccheggio, e gli spagnuoii esacerbati con porre la città a ferio e fuoco. Mentre in tal frangente reputavasi ventura il salvare la vita e te- nevasi certa la rovina di Velletri, si ri- corse a'3 maggio con fede alla già espo- sta e prodigiosa immagine della Madon- na delle Grazie nella cattedrale, protet- trice benefica de' veliterni. Vero portentol Ad ore 23 i sollevati deposero l'armi, si- no allora inesorabili a qualunque esorta- zione, e poterono i cittadini senza oslaco- lo partire dalla città, sapendosi imminen- te la sua invasione. Il prodigio fu compie* lo. Gli spagnuoii d'Orbetello e di Napoli chiamati in aiuto, con promessa di sacco, sapulo il disarmo, fecero alto a Piperno e retrocessero. Allora il magistrato mandò due ecclesiastici al generale spagnuolo iu VaUnontone, per informarlo del disarmo e invitarlo a venire con sicurezza a Velle- tri, il che eseguì a'6 festa della Madonna delle Grazie. Seguì lo spoglio di 1026 fu- cili, l'arresto d'alcuni, la multa al comune «18, 000 scudi, un 3." cioè della prelesa, il saccheggio delle case de creduli princi- pali rei, e la demolizione di quella d' uno de'primari autori dell'insurrezione, con- tro i quali fu pubblicata la taglia per a- verli vivi o morti, oltre la mietitura delle biade a'3 giugno. Narrai a suo luogo, che inoltre gli spagnuoii dierono fuoco al Sa~ le e Saline (/^.) d'Ostia, e da Palestrina preselo a foiza 3ooo scudi. Finalmente u'i5 di tal mese accomodatele vertenze fra il Papa e il re, senza che Clemente XII cedesse alle esorbitanti pretensioni del cardinal Acquaviva ministro di Spagna {F-), il generale spagnuolo partì da Vel- letri, con inesprimibile contento de'veli- Iciui. Subealrarouo alla custodia di Vel'

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letri le milizie papali, con molti birri, e per interposizione del vescovo il Papa perdo- nò a tutti, solo venendo multato di poco un ricco facinoroso, i veliterni conoscen- do scampata la loro patria dall' estremo eccidio a intercessione della loro celeste Patrona, celebrarono solennissima festa di ringraziamento. Morto il cardinal Bar- berini a'27 agosto ( 738 {io vado correg- gendo le date del Banco colle Notizie di Roma AeiìZiì rilevarle, altrimenti conver- rebbe non di rado riferire gli anacroni- smi , che sono un niente in confronto di sue benemerenze), a'2 settembre gli suc- cesse il cardinal Pietro Ottoboni, il qua- le a'6 fece prendere possesso, e 1' i i no- vembre eseguì il suo pubblico ingresso. Poco visse, morendo a'28 febbraio 1 740 in tempo della Sede apostolica vacante, che terminando a' 17 agosto coll'elezione di Benedetto XIV, questi nel concistoro de'2q preconizzò vescovo d'Ostia e Vel- letri il decano cardinal Tommaso Ptulfo, il quale fin dal precedente marzo ne avea assunto il governo, al dire di Bauco. De- stinò per suo uditore, come raccontai a' suoi luoghi, Gio. Angelo Braschi poi glo- rioso Pio VI. Il cardinale tosto pubblicò un bando contro ogni sorte di delitti, con pene proporzionate; e sotto il suo gover- no s'innalzò la grandiosa fabbrica de'pub- blici granai e dell'oliarla; non che si este- se la giurisdizione territoriale della città, coll'annessione alla mensa vescovile del- l'abbazia di s. Bartolomeo del Peschio, la quale come dissi apparteneva a quella di Frascati. Nel 1743 morì io buon odore di santità la veliterna e ven.suor Ange- la Caterina Borgia monaca di s. Lucìa in Selci di PiOina, onde si cominciarono i processi apostolici per la beatificazione. Ed ecomi a riparlare degl'infausti avve- nimenti di Velletri, fra'napolispani e gli austriaci, che decisero la sorte del regno delle due Sicilie a favore della dinastia re- gnante, accennati nel voi. LXV, p. 27 j e articoli relativi, in uno all'edizioni dell'e- legaulissima descriziuae latina, scritta da

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un ufTlziale del i-e Cnrlo, Castruccio Bona- mici, la quale per la i ." volta recata in ila- liane dal (1/ Montanari fu pubblicata in Lucca nel 1841 in 2 tomi e col titolo: Delle cose operate presso didietri nel- l'almo 1744^ della guerra Italica ec.La guerra accesa nell' Italia tra la Spagna e l'Austria pel possesso del reame delle ilue Sicilie, pendeva da dubbia fortuna. Do- po varie battaglie, celebre fu quella data presso Camposanto sulle sponde del Pa- naro; ambo le |)arli si vantarono d'essere rimaste superiori. Rinforzati gli austriaci, comiuciaroiioa incalzare vieppiù gli spa- gnuolìjche ridotti in poco numero si riti- rarono nel regnodi Napoli inseguiti dagli austriaci comandati dal principe Lobko- witz, il quale divisò di rivolgere le sue marcie verso lloma, muovere a ribellio- ne la provincia di Campagna, onde più comodamente entrare nel regno. Penetra- tasi dal re Carlo di Borbone questa delibe- razione , diresse verso tale parte tulle le sue forze, per assaltare il nemico invece d' essere assaltalo, secondo i consigli del conte Gages fiammingo, valoroso e peri- to nell'arte militare. Pertanto, alzfilo il campo da s. Germano, piegò alla volta d'Arpino, passò a Veroli, attendò in A- nagni, e poco dopo per 4 giorni si trasferì aValmontone. Intanto il generale austria- co della regina M.^ Teresa, figlia ed ere- de di Carlo VI, fece allo a Monte Roton- do, da dove si recò a Marino. Saputasi dal re la vicinanza del nemico, non pensò più di porre stanza a Frascati, ma ordinò l'oc- cupazione di Velletri, non per stanziarvi, ma solo per fare riposare i soldati. Lobko- witz partito da Marino,coprì Nenii eGen- zano confinanti col territorio veliterno. In- di avvicinandosi alla città, il re vedendolo lontano 4 miglia, formò in Velletri il suo quartiere generale, alloggiando nel palaz- zo Ginnetti, egli presentò battaglia. Lob- liowilz mirando l'esercito napolispano, e considerando le dìflicili e spesse valli, se- minate di vigne, albereti, siepi e fossi, che iatermeltevaosi fra il suo e l' esercito del

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re , e che il suolo facevano rotto e dilìl- coltoso ad esser corso dalla cavalleria, spa- ventato dalla diflìcile impresa , avea sti- mato bene di riutanersi , fissando Nemi per centro del suo esercito; occupando frattanto i monti Artemisio e Spino, 2 mi- glia circa lungi da Velletri e sovrastanti la città. Perciò il general Gages cono- sciuta la necessità d'impadronirsi di qua' monti, gli assalii e prese a' 1 5 giugno, con tanto successo, che se i na|)olispani aves- sero continuato a combattere avrebbero riporlatocompiula vittoria,ed invece to- sto perderooo il monte Spino. In Velie- tri nulla mancava ad essi , ma penuria- vano d'acqua pegli acquedotti tagliati da- gli austriaci, i quali erano alquanto coster- nati per la cattiva riuscita di loro impre- sa. Lobkoìvitz volle fue un ultimo ten- tativo'per risarcire la sua riputazione e aprirsi la strada al regno di Napoli, prò- fittandodell'errore de'nemici che mal cu- stodivano l'ala sinistra; questa stabdi al- l'improvviso d'assaltare, e in pari tempo d'attaccare l'ala destra sino alla sommi- tà dell'Ai temisio. Adunque a' io agosto I 744» che sarà sempre celebre per la me- moria d'un'iropresa la più audace e ben pensata, ma male eseguita, all'improvviso gli austriaci in numero di 6,000 coman- dati dal conte di Biown, nottetempo con successo assaltarono l'ala sinistra,e vi peri- rono i fanti del reggimento irlandese col loro generale Macdonal, dopo valorosa resistenza. Gli austriaci assalitori vitto- riosi, si avventarono contro la porta, l'ab- batterono e entrarono in Velletri. 11 re al- l'avviso dell'assalto, balza dal letto, cinge la spada e fugge al forte da lui formalo sull'altura de'vicini cappuccini e munito di numerosa artiglieria, ed ove si riuniro- no il duca diModena Francesco II le l'am- basciatore di Francia. 11 duca di Caslro- pìgnano solo restò in città per comando del re, onde tentare se a tanto disastro polevasi porre argine. Il re quindi con forte animo si avanzò all'ala destra , e- sortò i soldati alla pugna e comandò da

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esperli<isimo capilauo.Cli austriarl ppi 3 diverse vie tlirainniulosi per Vellelri vi cagionai onn lenoi e, confusione, sfraj^e e incendii intlescrivibili,col ferro e col fuo- co uccidendo quanti incontravano; e a- perte le case de'paciflci cittadini, crudel- mente le saccheggiarono, ammazzando e imprigionando quanti spagnuoJi e napo- letani vi trovarono. I palazzi ove allog- giavano i capi dell'armata patirono il più lenibile sacco; cioè quello del conte To- ritzzi albergo del duca di Modena, ed an- che incendiato , quello del cav. Gregna dimora dell'ambasciatore di Francia, e quello del cav. Dazi abitazione del conte Gagespiù degli altri spoglialo. Intanlofu assaltato il monte Artemisio, colla disper- sione degli spagnnoli. Allora il re, Gages e gli altri capitani tanto si adoperarono, che radunata la truppa sconvolta eriani- mata al combattimento, specialmente dal valoroso e intrepido Castropignano,s'iu»- pegno in grande zufl'a e con tanta strage che vi perirono alcuni primari ufiiziali, fraVjuali il prode Francesco de Croy con- te di Ceaufort, che fu poi sepolto con o- norevole epitaffio nella chiesa di s. Gio. Battista. Merttre col più accanito furore rombattevasi per le piazze e le vie di Vel- lelri , quando gli austriaci si credevano ormai padroni della città, affrontali con tanto coraggio furono compresi da tale terrore, che credendosi circondali da'ne- mici, geliate l'armi si dierono alla fuga, e perirono dalie balze da cui precipita- vansi. 1 uapolispani uccisero più della 3." parte de' nemici, e guidali dal Gages ri- conquistarono I' Artemisio e inseguirono i fiiggenli. Mentre l'infelice Velletri era in preda al furore e al disordine, il duca di Caslropignano, che il re avea lascialo a suo presidio, con gran valore dispose le sue truppe in 3 colonne per far fronte al nemico, e dopo reciproca strage l'arreslò in modo che fu compiutamente sbaraglia- to da' valloni e fìnunninghi furenti pei" la morie del capitano loro conte Beau- fori. Così Ycllelri nella massima desola-

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zione, inondato di sangue , per la felice difesa del duca di Caslropignano reslì sgr)mbro da'nemici. Il re ordinò il riposai de' soldati, che aveano combattuto dal» l'albeggiare (hio all'ora g."", obbligando! possidenti veliterni a somministrare cia- scuno un uomo e togliere a loro spese ^ cadaveri dalle strade; e chiamale altn truppe dagli Abruzzi, rese fortissimi tuU ti i punti della città. Ali.°di novembi Lol)kwovilzalzòil campoesi tolse aliavi sta di Vellelri dirigendosi verso Rom« ed il re fece marciare 1' esercito a inse-' guirlo sotto il comando del duca di Mo< dena e del conte Gages. Il re dopo avei visitato Benedetto XI V , tornò a Napoli Si gli austriaci come i napolispani stima ronsi vincitori in Vellelri, raa de'prit ne morirono l'joo, ede'secondi 4ooo. la Velletri poi, dopo tanti e gravi danni, ammorbata l'aria, scoppiò una specie di pestilenza; e la popolazione ne restò deci- mata, avendovi contribuito i patimenti e spaventi sofferti, che alterò la complessio- ne di tulli, in tutto il 1744 '"'*''' ''0"°' '4'^ cittadini. La città deformata, i campi e le vigne devastate, tutto presentando rovi- na; i cadaveri mal seppelliti cagionando infezione, da Roma fu spedito a presie- dere allo spurgo della città mg." Alessan- dro Clarelli, con 200 uomini e un gran numero di cairellieri. Quando i veliterni credevano d'esser liberi da tanti disastri, a' 12 novembre videro entrare nelle loro mura altre milizie spedite da Napoli pel campo di Viterbo, e fra malati e conva- lescenti napolispani contavansi 4ooo sol- dati.Il Dauco corregge diversi abbagli del- lo storico Beccalini, fra'quali che gli au- striaci saccheggiarono il palazzo Ginnet- ti, residenza del re, mentre il Bonamici nulla ne scrisse; il Novaes poteva dire che r uilitore Braschi salvò le carie della cancelleria napoletana, per cui il regliene restò gratissimo, perchè se vi fossero per- venutigli austriaci, tal preda non sareb- be loro sfuggita, come fece il marchese Novali nel palazzo Toruzzi, raa che nel-

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rimpndronlrsidellefarle del Juca Ji Mo- dena restò prigioniero. Osserva Banco, the se gli austriaci non si abbandonava» □ocon avidità al bottino, l'innocente Vel* letri non sarebbe andata esente dall'ulti- inoesterniinio, ed essi sarebbero stali vin- citori, perdendo il tenipoa commettere il deplorabile spoglio de' pacifìci cittadini. 11 cardinal Ptuifo volendo sempre più ri' stringere l'autorità de'magistrati, emanò una legge che loro vietava la pubblica- zione de'bandi concernenti la polizia e il regolamento della città; ma conosciuti gli statuti e i privilegi concessi da' Papi, si quietò, e i conservatori restarono ne* loro diritti. Nel 1 7^2 si ristamparono ia \eì'\U\s,Statuta Cwitatis Felitcrnae.Mo- ri il cardinale a' 16 febbraio 1 ySSoi 754, di 90 anni non compiti, ed a'9 aprile gli successe il cardinal Pietro Luigi Caratla. Decesso a' 1 Sdicembre 1 755,a'i2 gennaio 1756 ne occupò il luogo il cardinal Ranie- roDelci. F'ra'veliterni illustri si devono en- comiare i segueuti, e pel i.°un gran ser- ico di Dio, religioso francescano. Dissi già più sopra che fu introdotta la causa per la beatificazione, ed è a buon termine, onde sperasi in breve tempo di venerarlo sugli altari, del ven. p. Filippi Visi veli- terno, de'minori osservanti di Cori, nato da una Banco, alla cui morie Dio operò prodigi per esaltare il suo servo, riposan- do il suo corpo nella chiesa di s. Maria d' Araceli di Roma. Ivi fu pubblicata la sua l ita neh 844- Francesco Filippi sa- cerdote della congregazione della missio- ne di santa vita, la quale scrisse il p. Ve- raci sculopo: la sua famiglia originaria di Firenze, si stabilì in Velletri nel 1028 e fu ascritta fra le nobili. Gìo. Carlo An- tonelli giuniore da uditore della nunzia- tura di Colonia divenne inlernunzio e governatore del principato di Massera- 110 {J-^ ■), e poi anche in Tiliole, Cisterna e Mortaiifìa nel Piemonte, altri luoghi della s. Sede. Da Benedetto XIV fu di- chiaratone! I 7S2 vescovo di Diocliaesuf- fiaganeodi VtlIelri.PubblÌLÒ alcune pio»

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duzioni , e con due dotte e vohiminose scritture si studiò di provare e sostenere l'antico privilegio de'veliterni di potersi eleggere i due rettori e il giudice, nella morte del cardinal governatore. Eccone il titolo che ricavo dal Ranghiasci. Ra- gionamento fatto da un nobile cittadino di J^elletri a favore della sua patria in occasione della bolla (Ad Populorum) pubblicata da Benedetto XIV il d^t 1 .** aprileij/iS, nella quale si provK'ede al governo delle città e de luoghi dello sta- to pontificio in morte decloro governato- ri. In Velletri pel Sartori, Fu ili." ditta- tore della società Volsca, e nel t. 2 de'sùoi Attia p. 265 vi è V Elogio scrittodal cav. Cardinali. In esso si tratta delle sue pro- duzioni,ed ancora i]e\Ragionamento pu!> blicato nel i 74^, e dell'altra dimostrazio- ne pureanonima pubblicala dopo la prov- visione di Clemente XI li (incoi mi di- spiace leggere qualificala la sua pontificia adesione ad essa colle parole: ecclesiasti- cità bonaria!), de'25 giugno 1759 (cioè la bolla Inter multiplices, presso i\ Bull. Boni, cont.t. 1 ,p. 2o5: Interdiciturelpro- hibetiirne in Ecclesiastica Dilione,post obilutn Romani PontiJicis,extraordina- rii Magistratus, ani milituni Dnces eli- gantur, ncque milites conscribi possint; idque adcivilalem Velitrarum exlendi- tur, decedente Cardinali Decano), onde provvedere al governo delle città e luo- ghi dello sfato nella vacanza della Sede apostolica. » Non istetle già muto il no- stro comune. Mg." Antonelli ebbe facile e piana la via a dimostrare che quella provvisione non poteva mai applicarsi a Velletri, quando in Sede vacante nessu' na mutazione si faceva presso di noi, do- ve il cardinal vescovo continuava dal con- clave a disporre quelle cose che al gover- no si appartenevano. Questa era una e- videnza. Bisogna dunque trovar modo di chiudergli la bocca (cioè a'coui ponenti la Corte di Roma , del qual vocabolo an- che nel voi. LXIII, p. i53 ne ragionai). Fecero una giunta alla provvisioue (di Be-

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nedoUo XIV), acciò quello che si dispo- neva doversi operaie nello stalo alla mor- te dei Papa, avesse a operarsi a Yellelri olla morie del vescovo. Così tagliavasì il «odo nel quale lo Anlonelli li aveva av- volli, e che non potevasi distrigare ". il Pauco parlando della bolla di Clemente XI 1 1, dice clie proibisce alcune costnman- te delle città e de'Iuoghi dello stalo eccle- siastico nella morte del Papa; proibizione che si eslese anche alla città di Velletri pel diritto che esercitava, vacando la sua sede vescovile, a mezzo del magistrato e dei pubblico consiglio,ed anche nella mor- ie o partenza del podestà, di eleggere due lettori e un giudice cittadini, che assume- vano il comando e governo assoluto del- la città, sino all'elezione e al possesso o del nuovo cardinal vescovo governatore o del nuovo podestà. Tale elezione ed e- sercizio di giurisdizione de' rettori e del giudice cominciò nel i5i 3 e finì neh 755, poiché dopo la detta bolla non ebbe più luogo; e siccome veniva considerata da' veliterni un memorabile avanzo di anti- ca libertà restata al popolo, così il Bau- co riportò l'elenco di que'cittadini chee- sercilarono carica si onorifica con giuris- dizione assoluta nel comando, nel detto spazio di tempo. Fra gli elogi de'più illu- stri cittadini, si legge scolpito in marmo quello di Gio. Carlo Anlonelli, nel por- tico superiore del palazzo pubblico. Nar- ra il Novaes nella Stona Clemente XIII, che nel 1761 continuando i malvi- venti ad infestare molti luoghi dello sta- to ecclesiastico, principalmente le provin- cie di Alarittima e Campagna, fino alle vicinanze di Roma, con grande spavento e pericolo di que'popoli, il Papa risoluto di rendere a questi la quiete coll'estirpa- re quelli onninamente, con un bando del cardinal Torregiani segretario di slato de* 18 agosto, ordinò l'intera osservanza de* precedenti bandi e bolle, precipuamen- te quella di Sisto V; ed inoltre comandò per la totale estirpazione loro, si dasse il &cg(io col suono delle campane all' armi,

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colla riunione delle milizie, incaricandj lutti i governatori a perseguitarli e cai cerarli, sparando anco control medesimi fino ad ucciderli impunemente. Già a'aj giugno dello slesso 1 76 1 era morto il cai dinal Delci, ed a'i3 luglio gli era succe^ duto il cardinal Giuseppe Spinelli, Iraslalo da Porto e s. Ruffioa,e rinunziato 1' ar- civescovato di Napoli. Questo cardinale a'2 gennaio 1763 pubblicò alcune rifor- me concernenti i tribunali di Velletri. Fu il di lui governo nell' aramioistralivo, come nel giudiziario esattissimo. Era tal- mente rigoroso nella giustizia, che al mag- gior segno tenne a freno i delitti. Lasciò tanto nome e rispello per la sua giusti- zia, che ne' governi posteriori, accaden- do qualche misfatto, correva per la boc- ca del popolo questa esclamazione: Oh Spinelli! Giunse a segno tale la di lui in- tegrità, che proibì a'suoi famigliari di an- dare mendicando le mancie \)eì' Velletri e sua diocesi nel Nàtale e nell'agosto. Mo- rì questo celebre porporato a' 2 aprile 1763 , con rammarico di tulli i buoni ciltadmi. A'i6 maggio e traslato da Al- bano prese le redini del vescovato e go- verno il cardinal Carlo Alberto Guidobo- no Cavalchini decano. Non rallentò egli punto il rigore della giustizia esercitata dal predecessore.Fece eseguire la condan- na all'ultimo supplizio data contro alcu- ni malfattori, il che servì a frenare mag- giormente i delitti , minore fu la di luì diligenza e vigilanza nell'amministra- zione pubblica. Sotto di lui, trovo ne\Bnll. Ron7. coni. t. 3, p. 1 1 5, che Clemente XI 1 1 emanò il breve Sincera Jideifàei apri- le 1765: Numerus Consiliarioriun civi- tatis Veletri ex sexaginta ad qnadra- gìnta reduci tur, nec non tempus exerci- iii Magistraturae de trimestre ad qua- drimestre prorogatur. Insorte contro- versie fra il cardinal decano e la Con- gregazìone cardinalizia del Buon Gover- 720, in materia di giurisdizione sulla comu- nità di Velletri, Clemente XIII per deci- dere la logione delle due parti avea de-

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pillalo nnn paiiicolare congregazione «li () cardini) li coH'ucliloi'c del Papa per se- grelario. Questa vertenza finalmente fu risoluta sotto Clemente XIV a' 22 feb- braio 1 744^ favore del buongoverno: ma il Papa in riguardo a'meritì personali del vecchio cardinal Cavalchini attuale go- vernatore »li Velletri sospese 1' esecuzio- ne della sentenza finché questi vivesse. IVIorlo poco dopo il cardinale a'7 marzo 1774, ne il cardinal Gio. Francesco Al- bani vescovo di Porto e s. Ruflina dive- lluto decano, il cardinal Enrico Bene- detto M.' Clemente duca di York vesco- vo di Fra'*cati divenuto sotto- decano, vol- lero oliare a'vescovati d'Ostia e Velletri, per cagione della lolla giurisdizione tem- porale, onde passò a leggere queste chie- se a' 18 aprile il cardinal Fabrizio Ser- belloni traslalo da Albano, giusto, carita- tevole e munifico. Ebbe però governo bre- vissimo, essendo morto a'7 ovvero come registrano le Notizie di Roma l'S dicem- bre 1775, (juando però già Pio VI col bre- ve Lt primuin, de' 18 novembre 1775, Bidl. Roììi. coni. t. 5, p.i 65: Confiriiia- tio omnium, clsingulorumprivilegioruni Emincntissimi Episcopi Ostiensis et Fé- lileniensis super privativa ejusjurisdi- elione indictis CivilatibuSytam in civili- husy criminalibns et oeconomicis, exclit- sive ad quaecuinque trihunalia Urbis, etiant congrega lionis ad considtanda pontijiciae ditionis negocia designatae, et reintegratio j'urisdictionis privativae prò omnibus oeconomicis communi la tis rdilrarum exclusive ad sac. Congre- gationeni Boni Reginiinis. In tal modo il cambiamenlo di governo di Velletri fu di breve durala, per avere Pio VI annul- lala l'anteriore sentenza e ristabilita nel cardinal decano la giurisdizione privali- va.L'accademia Velilerna a vea fatto |)lau- so all'esaltazione di Pio VI col libro: Giu- bilo della Società letteraria Folsca per l'esaltazione di Pio /^/, Velletri 1775. Piaccpie osservare al Dauco, che due Pa- pi convenluali toUcrolagiurisdizioaelem-

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poraledi Velletri al cardinal decano, Si- sto V e Clemente XIV, achei due car- dinali che senza di essa subentrarono a reggere la chiesa veliterna, e per breve ten)|)0, furono Gio. Antonio e Fabrizio Serbelloni milanesi d'una stessa famiglia. Essendo morto il cardinal Fabrizio, a' 18 dicembre I 775 divenne vescovo e go- vernatoredi Velletri il cardinalGio. Fran- cesco Albani. Il principio del suo gover- no fu lodevole; ma in seguito fu di tali e s^i gravi pregiudizi, che ancora può dirsi che i cittadini ne risentano i danni, come si esprime lo storico veliterno Dauco. Non ostante lo loda come vescovo, qual per- sonaggio di gran senno, assai pralico de maneggi della corte, e di animo inclinato alla clemenza. Il cardinale a' 6 settem- bre 1777 emanò una giuridica istruzio- ne sulla cumulativa, cioè che le cause pu- ramente laicali potessero Irallaisi avan- ti il suo vicario generale re integra, sen- za che la curia laicale avesse diritto d'im- pedire questa giurisdizione fra 1' una e r altra curia, si dovesse appellare o a- vanli allo stesso cardinale, o al suo udi- tore di camera, o al suo uditore gene- rale, per ottenere la circoscrizione de- gli atti. Pio VI volendo emulare 1' au- lica magnificenza romana pensò d'apri- re nuove strade consolari, per rendere più facile la comunicazione co' regni e cogli stali limitrofi, e peragevolare mag- giormente il commercio, nel 1779 ordi- nò che si abbandonasse la vecchia strada che da Roma conduceva a Napoli pas- sando per Marino, e per la macchia del- la Faggiola o Fajola sempre favorevole asilo de' malviventi, e per Velletri, quin- di si riprendesse il corso della via Appia. Conoscendosi da' veliterni il grave dan- no, che da questo cambiamento deriva- va al loro commercio, restando la loro patria dislaccala dalla viaconsolare, sup- plicarono il Papa a non permettere che Velletri avesse questo pregiudizioje qua- lora loro accordasse la grazia richiesta, dall'erarìocomuDale sarebbe fatta la spe-

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sa (.li quel trailo di strada, che la disine- cavadairiicceniiata viaAppia sino alla lo- ro cillìi. Il l'apa esaudì i voti de' veliler- nijche erogarono a tal uopo più di5o,ooo scudi, e posero marmorea iscrizione sul- la spianala del ponte Ros«o, in parie poi spezzala da' repubblicani del 1798. Nel pontificato di Cletnente Xlli erasi slabi- litodi piantare la selva detta del Comune, e porla a coltivazione di vigneti collannuo canone di paoli 84 il rubbio; in quello di Pio VI si elFettuò, e così fu nutnenlata la rendita pubblica eia privata per la quan- tità di vino che vi si raccoglie. Avendo l'io VI intrapresala gigantesca disecca- zione e bonificazione delle Paludi Pon- tine (/'.), di persona volle recarsi nel i 780 a vederne i grandiosi lavori. A' 6 aprile si pose in viaggio con pochi di sua corte, giinise in Vellelri tra le somme dimo- strazioni di gioia e di venerazione di tut- ta la popolazione. Scese al pubblico pa- lazzo e prese alloggio all' appartauiento superiore del cardinal vescovo governa- tore,per quanto raccontai superiormente, da lui trattato con nobile magnificenza. Vi dimorò quasi due giorni, ammise al baciodel piede tutto il clero, la magistra- tura e la nobiltà, ed ebl)e in dono dalla cillà un (piadro di Giulio Romano rap- presentante l'Adorazione de'ss. RelMagi, allorché si recò a onorare le camere de' conservatori. Celebiò la messa nella cat- tedrale, cioè nell'altare della Madonna delle Grazie, e lasciò in dono a quella chiesa un ricco calice cuna gran pisside d'eccellente lavoro, auibo d'argento do- rato. L'8 partì per Terraciiia (1 .),o\e si trattenne fino a' 20. Pio VI quasi in lutti gli anni del suo pontificato, cioè in quelli notati ne' citati orticoli, portava- si verso il fine d'aprilee nel uiese ili mag- gio a Terracina, confine dello stato e fin dove giunge la nuova linea di strada ila lui falla; vi si tratteneva a diporto e per incoraggiare le lavorazioni dell'asciuga- mento per i5o 20 giorni; quindi sia nel- l'andare e sìa uel ritorno lralt{incvasi in

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Vellelri nella visita della cattedrali.', do- ve veniva ricevuto con profonda vene- razione dal vescovo sulFraganeo, da lut- to il clero., dalla magistratiu-a e dalla nobiltà, e dopo qualche oin di tralleni- mento nel palazzo pubblico, prendendo un ristoro dal cardinal decano, prose- guiva il suo viaggio. Altra fermata face- va in Albano nell'episcopio, ivi pure vi- sitando la cattedrale. In sostanza, tranne il 1782, vi si recò ogni anno fino e inclu- sive al 1796, onde è agevole leggere i particolari de' ricevimenti, brevi tratle- nimenti e passaggi per Vellelri, ne' Dia- ri di Roma all'indicale epoche. Fioriva in questo tempo 1' eccellente architetto veliterno Nicola Giansimoni, di cui [)iìi volte dovetti parlare con lode, Nel 1789 Pio VI rallegrò i veliterni per la promo- zione al cardinalato del celebie concitta- dino Stefano Borgia (^.), di cui e delle sue opere ragionai in tanti articoli, che pegli argomenti che trattò ne usai van- taggiosamente; dotto, eruditissimo e ze- lante porporato. I veliterni ringraziaro- no il Papa pertanto onore, donarono al cardinale 3, 000 scudi e fecero pubbli- che feste per 3 giorni. Formò 1* animi- razione de' letterati, di cui era il mece- nate e l'amico ; e lo celebrai in principio di quest'articolo. Alcuni sediziosi del bas- so popolo,profillando della troppa liber- tà che regnava in Vellelri pel mal go- verno, vollero tentare una rivolta contro i priori, il vice-governatore e la nobiltà, forse coll'inlenzione di rubare e saccheg- giar le case de' possidenti più ricchi. Ne fu capo Francesco Ferrante,dello il Conte Spacca; ma con 100 birri venuti dalioma, e con arresti si rimediò a tempo, non sen- za notabile dispendio del comune. Io ora non posso tener dietro al can. Rauco nel narrare gli straordinari e deplorabili av- venimenti, con minuziosi particolari im- portanti alla storia urbana, che comin- ciarono nell'infausto 1798 anche in Vel- lelri, i quali egli a ragione dice sem- brano incredibili, e forse ne' futuri seco-

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li saranno piesi per invenzioni, menlre sono lulte inconlrastubili veiitù acca- ilule sotto i suoi ocelli. Di e^si e de' po- steriori tui limiterò a un fugace cenno, iJd[)puicliè pel grande della storia dello sialo papale, di sua Soi'ranilà e di Ro- ma, in quegli articoli e ne' relativi ne tenni proposito. Abbiamo poi di P. Pel- lisseri: Quadro storico degli av^'enìmeii' li più interessanti accaduti nella città di Velie tri, e nelle provincie di Campa- gna e Marittima dall' anno 1798 al 1 799, Vellelri i 800. Dopoché nel regno di Francia[f'.) si suscitò il faiiatisiuo del- la libertà, che .scosse il giogo monarchi- co, e tentò d'abbattere ani:he l'aliare, si rienjpì quella già florida regione d'orro- re, di disordine, d'ogni scelleratezza. Non si ristette il fanatico pregiudizio del libe- ralismo entro i confini della Francia, n)a qual torrente impetuoso ,sorraontate l'Al- pi, inondò quasi tutta l'Italia, portando in trionfo il libertinaggio e l'irieligione, insegnando la ribt^llionc a' legittimi so- vraui. Invaso lo stato pontifìcio da' re- pubblicani francesi, ad onta del fatale tiattato di Tolentino (^.), Roma 1' i i febbraio 1798 fu occupata dal general Berthier, a' i5 venne promulgata la re- pubblica Romana o Tiberina, innalzato l'albero della libertà in Campidoglio, ed a' 20 il detronizzato Pio f J {V.) fu strappato dal Vaticano, e deportato in Francia gloriosamente morì in Valenza {V.). Saputisi da'velilerni i primi lagri- me voli casi di Ruma e del Papa, ne re- starono costernali ed estremamente com- mossi di spavento, prevedendo i gravi disastri che loro sovrastavano. Anche in Vellelri non mancarono democratici, ma pochi, fra' quali un cattivo ecclesiastico romano ivi domiciliato, che aderente al- la setta ebbe ordine dal general Rerthier di democratizzar la città; il che con altri 20 eseguì a' 1 8 febbraio piantando avan- ti al palazzo pubblico l'albero sedicente della libertà, col solito berrettone rosso, die dicevano berretta di Urulo, e con

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due bandiere tricolori. Allora prezzola- li gridarono, finito il dispotismo de' pre- potenti, morte a'tiranni, abbasso gli a- ristocratici. Indi fu saccheggiato l'appar- tamento vescovile, e si elessero alcune cariche di polizia per regolare provvi- soriamente la città, i capi della guar- dia nazionale, ed a tutti fu imposta la coccaida tricolore. Si suscitava una con- traria fazione, quando comparvero in città 5o dragoni francesi col comandan- te di piazza e vari udìziali. A'24 si eles- sero i consoli provvisori, ed i giudici ci- vile e criminale. Per false voci di Ro- ma a' 26 si commossero i popoli vici- ni e i veliterni contro i france.si, i quali prontamente fuggirono. Armatisi gì' in- sorti, in numero d' 870 intrepidi mar- ciarono contro i francesi di Roma, ma tosto si sciolsero per via. I francesi inte- sa l'insurrezione, in numero di 2600 e condotti dal general iVIurat si diressero a Castel Gandolfo, adronlati da' riuni- ti veliterni ; i quali conosciuta la supe- riorità del necnico, dopo combattimento si dierono alla fuga, inutihnente volen- dola impedire i marinesi loro antagoni- sti. Pochi incauti rifugiatisi nel palazzo apostolico. Murai fece aprire il portone col cannone, e dopo vigorosa difesa furo- no tutti tagliati a pezzi. La desolazione tosto si sparse in Vellelri dal suono del- le campane della cattedrale, della torre di s. Maria del Trivio e del palazzo pub- blico, che chiamarono all'armi; lutti fra* pianti e i lamenti non pensando che a met- tere in salvo la vita e le sostanze nelle vi- gne, ne'boschi e ne' paesi convicini,i quali furono larghi d'ospitalità per più giorni, specialmente Cori. Murai sceso in Alba- no, lo saccheggiarono i soldati; e giunto in Velletri ilr.° marzo la trovò vuota d'abi- tanti, tranne pochi animosi restati a cu- stodire le case. Preso alloggio nella casa Borgia, fu scongiuralo a ritirare l'ordine del saccheggio di 6 ore e di atterrare la parte inferiore della città, da'cav. Gio. Paolo Borgia e Paolo Toiuzzi, che ria-

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scìi 0110 a plncai lo. Pei ò volle In multa <li 4ooo scodi, e che in leiniine ili 12 ore tulli i cittadini tornassero alle loro case sotto pena della confisca de' beni. Parti- to Murai nel seguente, i velilernico- ininciarcnoa ripalriure, esi contjbbe die 87 erano stati uccisi e 5o feriti; mentre i francesi ebbero 664 morti sul campo, 182 feriti e 4o cavalli uccisi. Passali 4 giorni venne una guarnigione di 5oo fran- cesi, ed i patriotti ripiantarono gli alberi della libertà nelle piazze del Comune, del Piano e del Trivio. Si abolirono lulli i ti- toli d'onore, tulli dovendo chiamarsi cit- tadini ; si distrussero gli stemmi gentilizi e l'iscrizioni lapidarie, e atleirala la cele- bre statua d'Urbano Vili, Ira'viluperii della rabbia repubblicana, non polen- dosi spezzare venne fusa col fuoco e ven- duto il metallo a prezzo vilissimo. Ope- ralo il disarmamento, si fucilarono 4 coujplici della rivoluzione. Disciolto il consolato provvisorio, si (ormò la muni- cipalità di 7 edili compreso il presiden- te, del prefetto consolare, del fpieslore, del segretario e dei conunissariu di [>uli- zia. Inoltre eranvi un pretore con 4 as- sessori, uno scriba ; un presidente e un prefello consolare e uno scriba di censu- ra. A'26 giugno fu brucialo il libro dello d'oro, che conteneva l'elenco di tulle le famiglie nobili; e l'S luglio s'obbligaro- no gli ecclesiastici a vestir da secolari, e montar la guardia. Si soppressero i con- venti degli agostiniani e conventuali, il monastero de' basiliani, il collegio de' so- U)aschi e tutte le confralernile. Toltele chiese furono spogliale de' vasi sagri d'ar- gento ed oro, e di altre suppellellili pre- ziose, ìnclusivamenle alle corone d' oro nel 1682 imposte dal capitolo Valicano alia Aladonna delle Grazie e al divin Fi- glio, ed alla petliera di pietre preziose. Avanzandosi l'armata napoletana per oc- cupare lo sialo della repubblica, condot- ta dal duca di Sassonia, a' 25 novembre entrò in Velletri, essendone parlili i fran- cesi co' giacobini, per cui fra le accla-

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mnzioni del popolosi atterrarono gli al- beri della libertà, e il tluca ripristinò l'antico magistrato; ma bella armatii poco ordinala e composta di 52, 000 sol- dati, fu sbaragliala a Civita Castellana da francesi e polacchi; ed il re Ferdinan- do IV fuggente da Uoma traversò Velle- tii a' 12 dicembre. Laonde a' 17 ilicem- bre cotivenne fare rial/are gli alberi del- la libertà, e nel seguente cominciò il passaggio de' francesi per la conquista di Napoli, e come gli aliti gravoso per gli alloggi e le forzose contribuzioni. Nel piecedeiite luglio, naira l'aiinalista cav. Coppi, la maggior parte delle provincie di Alarittima e Campagna, allora for- manti il dipartimento del Circeo, si sol- levarono, e corsero all'armi; furono tru- cidali o arrestali quanti francesi e patriot- li si poterono raggiungere. Ne furono cause immediate la soppressione di mol- li luoghi pii e il timore della militare coscrizione. Prima però che que'sollevati potessero unirsi e ordinarsi, accorsero da Koma forti distaccamenti di francesi e di polacchi, e sul fine dello stesso mese di luglio Ferentino fu preso e saccheggia- to; lo slesso accadde sul principio d'ago- sto a Frosinone ed a Terracina, non o- slante la ben ordinala e validissima di- fesa degli abitanti. Con questi esempi di terrore la maggior parie degli altri luo- ghi si sottomise senza combattere. Colle commissioni militari furono quindi con- dannali a morte diversi de' principali sol- levati che caddero in potere de' vincito- ri. Furono questi sconvolgimenti dello stalo romano che misero in grande agi- tazione la corte di Napoli. Quindi per provvedere a' propri interessi e non la- sciar penetrare nelle sue provincie i ri- voltosi, occupò i principati di Beneven- to e Ponte Corvo fin dall'aprile, e più tardi intraprese la suddetta invasione del resto dello stalo, con infelice esilo per al- lora. Ne' primi del 1799 fu ordinalo in Yellelii l'abbassamento delle campane delle chiese soppresse, ma poi al ripristi-

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naiiienlo del governo papale si resliUil- lono; segni orribile carestia, ed i facol- tosi verniero gravali di l'orli contribuzio- ni. Nel maggio ri[)a$saroiio i francesi re- tliici dal regno ili Napoli, dopo averlo bc'iiespoglialo,quindi cominciarono a ve- nne nelle provincie di Rlariltima e Cam- pagna gl'insorgenti napoletani, e ne'pri- inì di luglio pure in Vellelri perseguitan- do i giacobini; però a' io luglio tornaro- no i francesi e ne uscirono a'3 i , restando tlisciulta la municipalità e abolito l' op- pressivo governo democratico. Il i. d'n- gosto un uilìzìale napoletano con corpo d'msorgcnli e con una truppa di cnlnbresi monturati, entrò in Velletri e vi atterrò gli alberi della libertà; a' 4 vi giimse il general fVodio, tutti in nome di Ferdinando IV re delle due Sicilie. Sa- putoci che dalla parte di Marino, uniti a'marinesi e a'palriolti, i francesi si diri- gevano perla via diFaggiola alla volta di Vellelri per sorprenderla; i veliterni suo- nata la campana airarmi,in un baleno riu- nirono un corpo di circa 4ooo, compresi gl'insorgenti ei Calabi esi, con diversi pezzi d'artiglieria recandosi in alcune posizioni viuitaggiose. Informali di ciò i francesi, non si avanzarono. ]Ma a'2 1 agosto grave fu il timore de'veliterni in sentire Rodio disfatto a Frascati, colla perdila di mol- la artiglieria e del bagaglio, preveden- dosi iu)mìuenle una scorreria francese, onde ognuno peusò a porsi in salvo co- gli eifelli preziosi, restando spopolata la città. Difutti i francesi da Rocca di Papa marciavano per Faggiola per discendere a Velletri, se a' 29 non entrava in Vel- lelri il general Micbele Pezza detto fra Diavolo con 2600 uomini di truppa in massa e 4 pezzi di caimone, con gran con- Unto del popolo ritornato. Il Pezza pre- se provvide misure per la difesa, e passò a dare il guasto a Marino, dov' eransi annidati i patriotli fuggiaschi, essendo il |)op()l() allora del partito repubblicano, secondo Hauco. A' i5 settembre Pezza parti da Vellelri alla volta d'Albano per

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rinfozar 1' ala del principe di Rocca l\o- niiina, e finalmente a' 3o giunse la lieta novella che l'armata napoletana era en- trata in R.oma contemporaneamente a- gli austriaci, in conseguenza della con- venzione col general Garnier di dover sgombrare i francesi dallo stato romano, imbarcandosi a Civitavecchia co' patriot- li. La truppa di massa comandala da l'ezza fu congedata a piccoli corpi, che disturbarono e danneggiarono Velletri, Cori assai di più, e così altri limitrofi luoghi. Queste truppe d'insorgenti napo- letani in massa arrolate dal cardinal Fa- brizio Riilfo si appellarono della Santa Fede e Sanfedisti. Se avessero accoppia- to la moderazione, l'onestà e l'ordine, e cosi dicasi degl' insorgenti veliterni, sa- rebbero slati riguardiiti cornei più be- nemeriti e illustri difensori della sovra- nità; ma gli eccessi commessi da molti di loro oscurarono la gloria della beli' im- presa. Per cui vocabolo Sanfedista venne in odio ad ogni classe di persone; talmente che nel dialetto napoletano /^/r Santa Fede, il men tristo che valga è ru- bare e rapinare. A frenare i delitti degl'in- sorgenti, fu obbligala la pubblica auto- rità di servirsi del rigore e de' castighi. Adunatosi il conclave in Venezia per da- re il successore a Pio VI.il cardinal Al- bani pronunziò il Discorso tenuto nel- la cappella del conclave il d'i primo di- cemhre 1 7 99 «/ Sagro Collegio de' Car- dinali congregato per l'elezione del fu- turo Sommo Pontefice, \{.oma 1800. A' (4 marzo di cpiesto fu eletto Pio VII, a cui il re Ferdinando IV restituì lo stato, e il Papa nominò legati a latere a' 32 o a'2 3 maggio i cardinali Albani, Roverella e Della Somaglia, per riceverne la conse- gna in Ron)a, il che segui a' 23 giugno, ed a' 3 luglio Pio Vii vi fece il suo ingres- so. vSubilo fu riattivato l'antico governo in Vellelri, e ne riprese le redini il car- dinal Albani co(ne governatore, venendo gli alfari pubblici regolati da'priori e dal consiglio de' 40. Sebbene Pio VII catu-

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biò il sistema goveroalivo ili tulio lo sta- lo, la sola Vellelii eccellilo dalla legge generale. Con suo molo-proprio il Papa fissò in 75 articoli il sistema daziale, che portò seco l'intavolamenlo de' beni co- rnunitalivi ; onde prese il provvedimento iV incamerare i beni di tulle le comunità dello stalo. Per l'annullamento della mo- neta plateale, delle cedole e degli asse- gnali sotto l'estinta repubblica, anche in Velletri restarono moltissime famiglie miserabili e comunemente tutte indebo- lite negl'interessi. Col detto regolamen- to restò pure la comune di Velletri spo- gliata di tutti i suoi beni, che furono le grandi tenute di Lariano, di Faggiola e del Comune, che in seguilo vennero dal- la camera apostolica alienali, avendo ri- servato però a favore de' veliterni tutti que' diritti civili che prima godevano. Questo nuovo sistema non fu d' alcun danno a Velletri, poiché, per la pessima Amministrazione de' beni e delle rendi- te comunali, il debito assorbiva di gran lunga la sua possidenza. Restarono abo- lite, come già deplorai, tutte le corpora- zioni dell'università artistiche, che in questa città erano numerose. Alla serie dell'accennate afflizioni e guai, suben- trarono a flagellare i veliterni il terre- moto, la fame e una terribile epidemia. A' 29 dicembre 1 800 in Velletri fu gior- no di spavento ed orrore per la veemen- te scossa della terra, che poco mancò a restare la città tutta fra le rovine sepol- ta : giammai i veliterni ne aveano pro- ■vata altra simile, e non vi fu fabbrica che non restasse lesa, per cui rinnovatesi «lire 3 sensibili scosse, i cittadini fuggi- rono alla campagna. Questo flagello non terminò che a' 5 dicembre del seguente anno, nel quale si udirono 16 scosse. Nel- la notte de' 3i dello slesso mese, susci- lossi in aria una tempesta cosi spaveii- losa, che incusse non minor timore e pericolo del terremoto. Nel 1 802 poi la carestia comune a lutto lo stato fu ù grande, che il grano costava 4^ scudi il

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rnbbio; propoi'zionatamente le veflova- glie, onde obbligati i cittadini a nudrirsì di pessimi cibi ne risentirono i tristi ef- ((;lli nel i8o3, in cui si manifestò nella città un morbo putrido così pestilenzia- le, che in pochi mesi rapì 87G indivi- dui. Il cardinal Albani passò all'altra vita a'i5 seltembie i8o3, a cui successe a' 26 il vescovo Tusculano cardinal duca di York, che nel seguente ne prese pos- sesso per procuratore, portandosi poi in V^elletri nel novembre, dove fu ricevuto colla massima allegrezza, cordiali accia- niazioni e pubbliche feste, poiché i citta- ditii da pili di 17 anni erano restali privi della presenza del loro vescovo e gover- natore. Narra il Pistoiesi, f'ita di Pio T^If, t. 1, p. 243. « Due simultanei edit- ti del cardinal Consalvi segretario di sta- lo, ebbero luogo a' 23 settembre i8o5. Essi per intempestivo rigore servirono come di fomite al nascente brigantaggio, che insensibilmente ingigantiva ed infe- stava le male augurate Provincie di Ma- rittima e Campagna, e che produsse di- poi, come vedremo, l'infelicità di tante famiglie, e per la proclamata amnistia il iliscredito della corte di Roma. Il i, "editto raggiravasi sulla fabbricazione, ritenzio- ne e delazione dell'armi; ed il 2.° sulla ret- ta, spedita ed esemplare punizione de'de- lilti, fino alla pena capitale da subirsi nel luogo dell'aggressione : m iis locix ubi crassati sunl".¥vailiain\o Napoleone I imperatore de' francesi avendo dichiara»» lo re di Napoli il fratello Giuseppe Bona'^ parie, ordinò la conquista del regno; quin- di lo stato pontifìcio fu inondato di trup pe francesi, venendo olibligalo il gover no a somministrare a' soldati transitan ti viveri e alloggi. A' 20 gennaio 1806 stanziarono per 2 giorni in Velletri t 1,000 annali, compresa la cavalleria, oltre l'ar- tiglieria e bagaglie. Non può immaginar si la confusione, il disturbo e l'incorno do delle famiglie per l'insolenze commes- se da'militari. Occuparono per alloggiare tulli i conventi e molte chiese; incomoda

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che in Vellelri non cessò (Ino alla restau- razione (li Ferdinando I V col nome diFer- dinando I. A'26 agosto 1 806 poco mancò che tutta la città non fosse eguagliata al suolo e i cittadini sepolti fra le sue rovine pel lejribiIelerrefnoto,unode'più spaven- tosi per la durata di 28 minuti secondi. Caddero alcune fidjbriche, fra le quali le chiese degli Angeli e di s. Maria in Via Latade'basiliani: le abitazioni sconquas- sate di mano in mano rovinando, fu d'uo- po deniolirle e rifabbricarle, e nella mag- gior partesi doverono restaurare. Resta- li i cittadini salvi, tranne de' feriti, per aver invocato il soccorso della Madonna delle Grazie, a questa resero solenni rin- graziamenti, con voto perpetuodi festeg- giare l'anni vei sario del singolare prodigio e di osservare il digiuno nel i.° sabato di maggio vigilia di sua festa; ed inoltre fu dichiarata protettrice della città, e col- locata memoria marmorea nella catte- drale. Morto in Frascati (nel voi. Xll, p. 325, di ciò parlando prima della pa- rola Frascati, per ommissione tipografie» mancano le parole : Ostia e Felle tri in, allritnenti sembra che morisse vescovo di Frascati, peroni qui vi supplisco), suo prediletto soggiorno, \\ cardinale York a'i 3 luglio 1807, dopo giusto e glorioso governo,benemeritoco'poveri,e co'semi- naristi pel locale formato per passarvi i mesi estivi. A' 3 agosto da Porlo e s. Ruf- fina vi fu traslato il cardinal Leonardo Antonelli, il quale sebbene non avesse il suo vice-govei nalore e il suo uditore per Veìletri, per tutti gli alfari d'amministra- zione comunale, e le cause specialmen- te criminali, prima che si decidessero, do- veano essere da lui rivedute e esaminale. I ministri che lo servivano erano esattis- simi, e il governo di lui fu ordinato e giu- sto. Come il cardinal Borgia, avea an- ch'egli accompagnato a Parigi Pio VII nel 1804 per la coronazione dell'impe- ratore Napoleone I. Veiletri poteva re- putarsi felice, se non fosse stato inter- rotto il suo regime dall'occupazione fran-

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cese, che tolse al cardinale ogni potere e lo esiliò da Roma, passando egli a Spo- leto, e poi in sua patria Sinigaglia, ove morìa' 2 3 gennaio 1811, e fu lodalo con elegio funebre da mg."^ Teloni poi vesco- vo di Macerala. Per la sua età decrepi- ta, ebbe la patria per grazia in rilega- zione. Per la sua dottrina e sommi meri- ti poteva dirsi anche ili.°del sagro col- legio. Napoleone I dopo aver occupato il regno di Napoli, s'impadronì dello sta- to papale e di Roma, fece arrestare e de- portare in estero paese i cardinali, i pre- lati e altri ecclesiastici, ed a' 6 luglio 1809 anche Pio VII. Avendo cambiato il governo e diviso tutto lo stato in vari dipaifimenli, Vellelri fu dichiarata sot- lo-prefellura e capoluogo della provincia di Marittima, con residenza del sotto-pre- fetto francese colla sua corte. Vi erano i tribunali di pace, e il collegiale di i." i- stanza, l'ufìlzio di polizia. La magistra- tura era composta del maire e di due ag- giunti, con consiglio di 4o cittadini. Vi esisteva numerosa truppa di fanteria e cavalleria, essendovi il quartier generale di Marittima con un generale di divisione e suo stato maggiore, oltre il forte quar- tiere. La sotto prefettura di Veiletri di- visa in i3 governi abbracciò tra città e castella i seguenti /\5 comuni, ed i capo ili governo distinguerò in corsivo. P^el- litri capoluogo e capo di governo. Ser- moneta con Cisterna e Norma. Sezze con Dassiano. Terracina con Soun'mo e s. Fe- lice. Pipcrno con Maeuza, Rocca Gorga, Pisterzo e Acqua Puzza. Segni con Gavi- gnano. Gorga e Carpineto. f^alinontone con Monte Fortino e Lugnauo. Paliano con Piglio, Serrone e Sgurgola. Gema- nn con Nemi, Civita Lavinia, Ardea, Net- tuno e Porto d'Anzio. Albano con Castel Gandolfo e Ariccia. Marino con Rocca Priora, Rocca di Papa e Grotta Ferrata. Frascati con Monte Compalri , Monte Porzio e La Colonna. Cori con Giuliano e Rocca Massima. Dal nuovo governo imperiale francese furono aboliti i luo-

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glii d'asilo ài Cniica e Campo Morto. Non Irovantlo perciò iinalfuttoii dove rifugiar- si per noi) cadere nelle mani della giusti- zia, riuniiousi in diverse torme, che au- mentate da numero considerabile di essi, infestarono l'intere popolazioni, impedi- rono il viaggiare, lesero diflicile il com- mercio, comechè da tutti temuti. L'infa- me arte usata da questi assassini, era d'ar- restare i ricchi viandanti, e di sorprende- re i padroni ne'loro poderi, e quindi tas- sarli d'una somma considerabile di più centinaia e anche migliaia di scudi , da farsi ricapitare sui monti o nelle foreste, dove strascinavano quegl' infelici ; colla condizione, che se nello spazio di tante ore non fosse stalo loro rimesso il dena- ro, gli avrebbero uccisi. Altri di nottetem- po, con ingaruio penetravano nelle case de'possidenli, le svaligiavano de'denari e de'piìj preziosi oggetti che potevano rin- \enire, e per somma grazia loro lasciava- no la vita. Molti uomini e anche donne furono le villiuiedi questi mostri crudeli, che a sangue fi eddo uccidevano con tor- Dtcnli inauditi chi loro capitava in mano, e spesso lo stesso inforliuiio colpiva quel- li che presentavano la tassata rapina. Per quanta industria adoperasse il governo francese, mai gli riuscì d'estirparli. » Po- leva al certo la potenza francese togliere questi mostri dal mondo; ma siccome fu da esso governo imposta una tassa binie- strale della del brigantaggio, che sommi- nistrava non piccola somma al pubblico tesoro, non veniva presa alcuna forte de- liberazione per ottenere il fine, acciò fos- ie questa contribuzione permanente. Ri- j)ristino.>si il governo pontificio, e questi ussassini seguitavano ad infestare special- mente le due Provincie di Marittima e Campagna, doveeransi annidali. Questo governo fu più energico del francese con vari stratagemmi e con rigorose ordina- zioni ; finalmente sotto il pontificalo di Leone Xll videsi del tutto estirpala que- sta genia. In Velletri accadde qualche tra- gico caio di questi funesti assassiui : qui

VEl. (poiché è Cauco che narra sua patria) «lavasi da lutti in gran tiujore: aveasidd- ficollà d'allontanarsi dalle porte della cit- tà: nelle vigne e ne' campi non eravi si- curezza; eniuno ardiva di abitare ne'casi- ni di campagna". Dacché fu stabilito il go- verno francese, come in lutto lo stato, e- ziandioinVelletri furono soppressi e chiu- si lutti i conventi^ i monasteri e lutte le altre corporazioni religiose, le rendile de' quali furono demaniale. Lo stesso accad- de a'beni del vescovato, del capitolo e de' beneficiati. IMolti fondi di questi luoghi pii furono venduti. Olire il vescovo, alcu- ni canonici ecurali che ricusarono di pre- slare il giuramento proibito dal Papa e l'ululo do'fiancesi, furono esiliali; onde la popolazione per mancanza del pastore o tanti sagri ministri , molto sollrì nel- l'assistenza spirituale, come altróve, ben- ché non risparmia ronsi i sacerdoti rima- sti e non chiamali al giuramento nel col- tivar la vigna del Signore. Il Dauco nel rilevare quanto fosse abborrilo il gover» no francese per le sue vessazioni, coscri- zione, dazi straordinari, conliruie e for- zose contribuzioni, incomodi d'alloggi mi- litari e pe'danni che cagionava alla Ghie- > sa; nondimeno loda i buoni stabilimenti di polizia, l'esattezza e rigore della giu- stizia co'delinquenli, per cui in Yelletri sullo tal governo non accadde alcun orni- cidiOj e fu rara la delazione d'armi. Nel declinar deirini[)ero di Napoleone I, egli fu abbandonato dal cognato Murai re di Napoli, alleandosi coll'Austria e facendo tregua cogl' inglesi nel gennaio i8i4- Quindi si n)osse dal suo regno, ed occu- pò Roma e gran parie dello stalo papale, fissandovi il governo provvisorio napole- tano; il perchè in Yelletri al sotto-prefet- to francese successe il napoletano, e cos'i avvenne de'giudici, della polizia e della guarnigione.

Restituiti ì suoi dominii a Pio VII, rientrò in Roma trionfalmente a' 24 n)aggioi8i4- Già in Yelletri a' 10 apri- le soleiutità di Pasqua erasi cautato ti Te

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Di uni per la libernrione della prigio- lo «lesso efTelto sej^uir ne dovesse (|iiel iiia il(.'l l'upu; tua tlupu per un foi-Uiilo proporzìuiialo sistema, atto ad evitine avvciiinieiilo insorse grave tumulto del (|tialuii(|ue collisione di politiche e mili- p(jpulo contro In gtictinigiune, senza rile- tari operazioni. L'editto ricliintnò in vi* \iinti conseguenze. Tale disastro si rio- gore quelle disposizioni altre v(jhe e ne» novo a'26 maggio per l'indisciplinatezza gli altri tempi emanate, e specialmente di 4<JOO soldati napoletani che ritorna- iolto il pontdìcato di Sisto V. In esso vano nel regno; anche questo Iranjbusto niiin luogo vedevasi eccettualo, ma si e- III. n chlie deplorabile risidlato, partendo stendevano le pontificie determinazioni l'insolente troppa nel seguente. A' a6 anche a'Iiiughi baronali, avvegnaché esi- Sellembre di detto anno fu preconizzalo gesserò questi una speciale menzione, vescovo d'Oslia e Vellctri il decanocardi- L'impresa che credevasi della piìi facile Hill Alessandro iMaltei, dopo treanni e più esecuzione riuscì sotto tutti gli aspetti la d'8 mesi di sede vaciinle, che tosto prese più malagevole. Non bastando i primi possesso del vescovato e «lei governo, ri- provvedimenti si venne a'secondi, indi a ccvuto da'veliterni con indicibile giubilo degli ulteriori e si aumentarono le furze: u venerazione,! quali da quasi 5 anni e- si spesero somme enoriru; a%coltaronsi i rano restati privi del pastore preside. Al- progetti di molti, ma niuno de' tentativi l'annoi 8 1 4'! i^islolesi, / ila di Pio VII^ riuscì a svellere la pianta venefica, che I. 4> P- 2*2) riporta. " ÌNè a rpiesto solo si spargeva i mortiferi influssi su quella pur limitarono le core ili l'io VII. Egli vide, troppo male augurata provincia ". Seb- che per una di quelle tante infauste con- bene una nuova |)outil!cia costituzione seguenze della cessala invasione, diverse soppiesse le baronie e le particolari giu- conventicole di malviventi andavano per- risdizioni, e pose tutti i popoli dello sla- torbando gravemente alcune provincia lo pontilicio sotto le leggi generali (tran- delio slato pontificio a segno, che n'era ne e in parte i pochi feudi che cessarono lesala pubblica non meno che la priva- nell'odierno pontificato), pureVelletri ri- la tranquillità. Que' provvedimenti, che mase sottoposto al governo del cardinal l'umana prudenza e la saggia politica vescovo, non ostante alcune rimostranze suggeiir possono sull'oggetto iujportanle fitte da'citladinì al Papa per esser colli- di ottenere la estirpazione deli'mfeslanti presi nella nuova riforma; laonde si prò* conventicole de'uialvi venti, furono poste seguì T antico costume dell' elezione de' in opera coll'editlo pubblicato il giorno 3 priori e degli altri pubblici uffiziali col dicembre. La provincia di Maiitlioia e consigliode'4o nobili. Intanto l'erarioco- Campagna soggetta alla delegazione di inunale pagava il vice-govei nalore, i cau- Frosinone offriva uno spettacolo di orro- cellieri e la forza, mantenendo i carcera- re all'umanità, ed un motivo a'timori di ti j meiilre la popolazione era obbligala chiunque fosse coslretto di transitarvi, a soddisfare al pagamento di lutti i dazi Vivevano i crassatori in quelle macchie generali dello stato. In tal modo Velie- fra le gole de'monti, e ogni giorno vede- Iri per mantenere la giurisdizione deca- vasi contrassegnalo da un nuovo delitto, naie, era gravala di doppie imposte so- .SilFatle circostanze non isfuggirono alla pia ogni altra popolazione dello stato. Il considerazione del Papa, il (|uale ordinò, Villctti nella Pratica della Curia Ro- i.he agli esecutori della giustizia, che già manaedc' tribunali di Roma e dello sta- aveano con buon successu eseguila la cai- to, Roma 18 i 5, nel t. 2, p. 8 1, tratta: Z>e/ tura di molli individui di quell' infame Trihnnaldel Cardinal Decano.» ì\car- conventicola, si aggiungesse (|ualche di- dinal decano del sagro collegio è vescovo, iUccaroeulo di cavalleria, che u^cudo j)er ed iusieme governatore perpetuo d'Ostia

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e Vfclletri, con alili luontii della diocesi. Alza perciò Iribuiiale tanto in Vellelri, (juaiUo in IloMia, per giudicare con giù- lisdizione privativa, ad esclusione delle s, congregazioiii della Consulla e del Jìuon gDverno, e di qualsivoglia Tribu- nale eli Homo, le cause lolle civili e cri- minali delia sua diocesi, sieno quelle tra laici, oppure Ira ecclesiastici; su di clic, per quel di più che si potrebbe dire , ci liporliatno al breve stampalo del souìrno Furilelìce Pio VI de'i8 novembre i'/'j5. ìli Vellelri giudicano con giurisdizione cumulativa il vice-governatore ed il vica- rio, e da' giudicali dell' uno si ricorre a- «anli dell'altro. In Roma tiene un udi- tore genei ale prelato, e questi giudica iu figura di Segnatura, e di giudice ordina- rio, in rappresentanza del i.° carattere aauuetle o iiegii i ricorsi da'giudicali de' giudici di Vellelri, ed auclie da' propri, qualora avrà giudicalo come giudice or- dinario. In figura poi di giudice ordina- rio, giudica le cause tanto in grado di ap- pellazione da'decreti de' giudici di Velle- lri, quanto anche in I, 'istanza nelle cause, ove si traila d'obbligo camerale, oppuie quando il reo convenuto, benché sia di Vellelri, dimora in Roma. Da'decreti di questo uditole generale si |)uò ricorrere all'uditore di camera del cardinal deca- no, e poi all' Uditore del Papa. iVotaro di <|ueslo tribunale è quello, che s'incon- tra a servire il cardinal decano ^;ro tem- pore , e perciò è mulabde insieme colla persona del cardinal decano". 11 cardi- iial Mallei nel 1817 fiece una nuova ri- forma sopra i tribunali di Vellelri. Nel i8i5 la fame afflisse i veliterui, in uno a buona patte dello stato pontifìcio; gran- de fu dunque la carestia e durò quasi uh intero anno, ed il comune colle sue be- nefiche provvidenze salvò molli indivi- dui dal perir d'inedia. In detto anno pas- sò tra' più il velilerno conte Paolo M.' Toruzzi, meritevole di sommi elogi. E- gli fu tra' pochi che conobbe nella sola virtù consistere la vera JVubiUà{f'''.), per

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cui si die alla coltura delle scien7e in mo- do, che [)resso i letterali fu in molta sti- ma. Fu segretario della società Yolsca, e per un triennio dittatore. Pubblicò varie sue produzioni, virtuosamente esercitò di- versi incarichi, nel 1798 salvò la patria dal già narrato estremo pericolo. Fu corte- se e probo, e si rese amabile e desiderato da tutti. Si legge il suo Elogio negli yJtli della società f'olsca, t. 1, p.iq 5. Il ci- tato Pistoiesi al già liarrato aggiunge nell'anno 1 8 1 9 a p. 2 11.» Non senza pro- fondo dolore vedea Pio VII aumentarsi il numero de'malvivenli, che infestavano la provincia di Marittima e Campagna. Ninna impressione prodotta avea sull'a- nimo di que'malfaltori , o il rigore che spiegava giustizia, o la dolcezza delle pa- terne persuasive per richiamare quegl'i- niqui sul retto sentiero. Gli omicidii , le Grassazioni, i ricatti aumentati, si aumen- tarono pure le sollecitudini sovrane per dis()erdere quest' orda d' iniqui che tur- bavano quasi im[)ui)emenle la sociale tranquillila. Pure inutili riuscirono lepre- mure del sovrano, poiché a misura che aumenta vasi il rigore, si accresceva il nu- mero di quegl'infami, esi commettevano continue atrocità e misfatti su quella pro- vincia. IN'è la presente soltanto, ma vana pure era stata la misura , che venne in conseguenza del concordato fra la corte tli Roma e quella di Napoli de' 19 luglio 18 r8, diretta ad estirpare quest'orda di ladroni, che infestavano la provincia. Ma parveche disponesse Iddio, che inutili do- vessero rendersi lesollecitudini palernedel Ponlefice per riserbarne la gloria a Leo- ne Xn , sotto il cui glorioso pontificato (juelle terre e quelle selve più non vide- ro le orrende catastrofi a cui le assog- gettavano gli scellerati co'Ioro frequenti misfatti. Non é pero a negarsi, che tutto dal suo cauto operò Pio VII a beneficio de'propri sudditi, e alla tranquillità del- la regione infesta la". A '20 aprile I 820 mo- r'i il cardinal .Matlei, ed a'29 niaggio fu preconizzalo il cardinal Giulio M." della

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Somnglia, già vescovo di Porfo e s. Ruf- l'i, e lo confiilò ail alcuni suoi faniigli.i- fìna, che fin tla'28 tlel pieceilente avea ri. Questi in suo nome imposero nuove e Assunto il governo. Il Marocco riporta una gravosegabelle,8enza intelligenza «lei ma- iscrizione che trovò dipinta nell'episcopio gislrato e del consiglio. Ardirono d'ahro-

0 appartamento del palazzo Vecchio, che gare il privilegio del mercato franco con- dice avvenuto il suo ingresso a Velletii cesso da Gi-egorio XIII in tutti i sabati a' 11 ottobre. Subito egli abbraciiò al- dell'anno, e in ciò anco di derogare agli cune disposizioni del codice generale del- statuti municipali. L'erario comtmale non lo stato , ritenendo peto 1' antica forma veniva con f|uesti nuovi dazi aiuuentato, della giudicatura. Abolì il magistrato an- perchè il denaro colava in altre (nani. In lieo de'/'/7on {/^.), e gli sostituì quello del tali critiche circostanze i veliterui rinuo- Go tifa lo ni ere [T'.) cogli 8 anziani, com- varono con maggior ardore a Leone XII ponendo il consiglio misto d'una metà di i reclami per essere liberati dalla giurisdi- nobili e l'altra di civili cittadini. Il gonfa- zione decanale, e compresi sotto la legge loniere si scelse Ira' nobili, e gli anziani si generale dello stato, pe'maggiovi dispen- nresero metà da' nobili e l'altra dal celo dii cui soggiacevano. Il Papa conosciuti di cittadini civili. Tolse la squadra de' gì' inconvenienti di questa [)rivaliva giu- birri col bargello malveduli;e presidiò la risdizione,si risolse restringerne il potere, città colla guardia de'carabinieri detta di mala morteglielo impedì. Il cav. Ar- polizia, come in lutti i luoghi dello sta- laud nella Storia di Leone XH^ t. i,cap. lo, col commissario tli polizia. Prese lo- 8, racconta. »> Parecchi briganti , sparsi devoli provvedimenti sugli interessi co- nella Campagna di Roma, inquietavano nuinitativi, onde l'azienda comunale in il governo con una sfrontatezza inaudita, pochi anni esiinsei debiti, ed alla sua mor- Mal puniti sotto il passalo regiuie , ora le fiu'iino trovali nell'erario del comune arrestati e incarcerati, o deportali in a!-

1 7,000 scudi. Era allenissimo di far gra- tre provincie, ora prosontuosi di un per- zia a'delinquenti condannali, avendo per dono che sembrava forzato, volevano es- massima: giustizia vìoderataj grazia a ser considerali come una potenza , che nessuno. Questo inflessibile principio ten- potesse trattare colie altre. S[)eclivano le ne a freno non poco la popolazione dal loro cenciose deputazioni ad imporreleg- comrnellere debiti. Stabilì una congre- gi persino alle città, e volevano ostaggi, gazionedi persone scelte e inlelligenti per Un certo spirito pubblico, malamente di- gli ornali e le fabbriche della città. Da retto da calcoli meschini, concedeva una questo stabilimento cominciò Velletri ad protezione condizionale a que'ribaldi per- essere abbellita maggiormente nella co- turbatori, il cui numero ogni giorno in- struzione dell' abitazioni , nella rinnova- grossava. La paura, vile consigliera, raf- zionedelleslrnde,ein tutlociòcheconcer- freddava le buone intenzioni de'gover- ne l'interno ornamento della medesima, natori e de'loro luogotenenti. Per mala E si die principio da lui alla fabbrica del sorle quel cotale straniero malcontento, nuovo pubblico palaz70,ora dello delega- che tanlo si lagnava del governo, altra tizio. Fortunata poteva reputarsi Velie- società non avea, se non quella ilegli al- tri, se il cardinal Della Somaglia non fos- tri foraslieri,che, giungemlo a Roma per se stato distratto ilall'incarico tìlUdatogh, diverse strade, narravano i pericoli ne' nel finir del seltenibreiBxS, di segreta- quali erano incorsi nel loro viaggio. A. tio di stalo da Leone XII. Egli fra laute f{uesli dolorosi disordini bisognava ap- incumbenzedel governo generale non pò- prestare un rimedio pronto ed attivo: Leo- leva pili di proposito attendere a »piello ne XII era diciòpieuamente persuaso me- parlicolare di Vclletii, con 80 auui d' e- glie che ogni altra persona de'suoi sluli.

i8 V E L V E L M tlisse clie il corilinal Severoli lo consì- cesi, Segni, Sene e Pi perno (quest'ulti me - gliò d'incaricare duna missione pacifica due liunitt^alla diocesi di Tei niciua). («li e insieme militare il cardinal Paliotln, co- nLilimli di queste montagne sono labo- me risoluto, coraggioso e naluralnienle ru>si, industriosi, e non teoiono il fVed- piìi disposto a comandare determinario- do, il caldo. E cosa coaiune per essi il tii di rigore , che a lasciarsi condui re da p»'rcorrere a piedi 3o ed eziandio 4o le- Cdlcoli d'una ragionala clemenza. Leone glie in 9.4 ore. Le generazioni crescono XII proponevasi tli temperare lo zelo del robuste e belle: vi s'iiicuntrano molle di capo d'una s'i diflìcile intrapresa, la qua- quelle corporature maschie e vigorose.cbe le, perchè ben riuscisse, dovea essere de- Sjiessoil Guercino ha dipinto su'suoi (pta- licatamenle condotta. Si ottenne qualche di i. Ledunne,ed anche le ragazzette, ban- Juion esito, tuttavia senza un cocnpiuto no Un fare franco e determinato, e piene trionfo,qitanlunquesiansiali'uopoiinpie- di animo e di brio attendono per Io più gali sulle prime ulliciali sperimentati : la alle faccende domestiche, l loro costumi somma è , ilie almeno si posero le basi sono esemplarissimi: qualunque minima d'un futuro stabile ordinamento, che for- colpa verrebbe punita col più solenne di- inerìi un duicvole soggetto di gloria nel sprezzo. I paesetti sono mal fabbricati, e bel mezzo del pontificato di Leone Xll". si può dir quasi che non vi si conoscono INel seguente rap. () soggiunge l'Artaud. sliade. Si viaggia per quelle montagne « Nessuno lagnriassi di trovare in qiie- cos'i alla ventura, come faiebbesi ne'de- 8l' opera alcune partirolarizzate notizie serti. Un grande albero, una rovina sono Sidl'originc e sui carattere di que'malvi- i segnali più ordinari, che tracciano la via venti, (he allora appellavansi briganti^ per recarsi da un paese all'altro. La ter- però che io credo che sin qui non sianse- ra, abbastanza fertile, produce frumento, ne pubblicatedi abbastanza esatte. Il pae- grano turco (zen mayz di Linneo, che .se degli antichi volsci forma una catenadi l'Alberti chiama anco melicone.)^ legumi, iiu)ntagne, che occupa un'estensione geo- frutta, vino, ulive e tabacco: vi si tentò grafica di 3o leghe di lunghezza per 5 di pure la coltivazione del cotone, tua il di- larghezza. Queste montagne erano il ni- fettodi manufattare per lavorarlo ha fat- do di briganti: è diflìcile il trovare una lo abbandonare questa sorte di coltura situazione, la quale contener possa mag- assai costosa. La legna non ha alcun va- gior quantità di gente al coperto delle ri- loie: non bisogna far altro che tagliarla cerche dcH'autorilà. Sono desse fortifica- e trasportarla a casa. Non vi hanno abi- le dalla niitura; poste tra il mezzodì e il fazioni isolate: tutti sono raccolti ne' vii- levante di I\oma, cominciano alla distan- b'^ggi, i quali sono popolati da 5oo sino a 7a d'8 miglia da (piesta città e vanno a 5ooo anime. Questa popolazione è divi- finire nel regno di Napoli, ne'dintorni di sa in due classi, ciascuna delle quali veste Alpino, patria di Cicerone: confinanti a diversamente. Quelli che compongono la levante cogli Apennini, a mezzodì colle Aorg/iesM sono vestiti alla francese, come Paludi Poiiiine, a ponente col monte Al- gli abitanti delle nostre piccole città; il I)ano e Tii«coIo, inumo a settentrione le popolo ha una loviua particolare, e por- pianuiedella provincia di Campagna, so- ta un cappellaccio largo e basso, con la la parte accessibile, ma pericolosa, per- faida rialzata a destra ed a sinistra; il pae- cliè presenta una gola avente una sola sano non [)orta cravatta; la camicia è sem- liscila. Le u)onlagne, di cui qui parila- pre aperta al petto. Il resto del vestire mo, che sono gli antichi 0}oiiti Lepini, toiisisle in un giubbetto di tela bianca, olirono una popolazione di 3o a 4o,ooo che discende sino alle anche, in brache anime. CoDiprendonoaScomunieS dio- curie, generalmente d'una stoila di lana

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roma tendente al colore di cannella, die ait'iviino appena al gìnocciiiu , il quale rimane sempre nudo. Non usa culzjue, se si eccettua un pezzo di cuoio ili bufalo, che per mezzo di curdiceiieè unito in for- ma di coturno ad un [teezo di tela che cuopre le gambe. Questo è il vestire gior- naliero. Quando i paesani vanno alla chiesa, od in città, tutto il loro vestiario di ccremonia consiste in una giacchetta simile allo spencer degl'inglesi, di panno l'osso come quello delle brache: la por- tano essi sulla spalla e sul braccio sini- stro, di maniera che \eggenduii un pu'da lontano si prendono come vestiti di bian- co dal lato destro e di rosso dal sinistro (bisogna tener presente l'epoca in cui scrivea l'auloie, cioè i punlirìcati di Pio VII e Leone Xll,de'quaii e di Fio Vili scrisse e pubblicò le applaudite storie da cristiano sincero. JNe' pontificati de' ilue prin)i fu r.° segietario dell'ambasciata di Francia, perciò storico contemporaneo che fu (eslimonio di quanto narra, e di tutto pienamente istruito.Sui nostri costu- mi fecestudi accurati,couie lo dimostrano le lodate sue opere). Questi meschini ve- getano nella più crassa ignoranza. Hanno poche scuole, pochissimi maestri, aluie- uo così era non ha mollo tempo. A mal- grado tuttavìa di questa profonda igno- ranza , pare che la natura abbia voluto in qualche modo compensare que'popo- li. Sono essi dotati di una somma sagaci- tà, ed hanno famigliari motti assai spiri- tosi. Nel loro dialetto usano di parecchie espressioni latine : e come i latini, dan- uo essi del tu a tulli. Se incontrano un prelato , lo salutano con queste parole : 2^ua Eccellenza. Basta loro la conversa- rione di IO nùnut'i per giudicare assai prossiuìamenle del nterito morale della persona colla quale hanno parlato. Al- cuni domandano perchè questi popoli so- no I iinasti in tale specie di abbrutimento, che in molli di essi ha generato le più orribili passioni, il ladroneccio, i ferimen- ti e la ffiotle nelle Itti, e p«isino la vea-

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delta senza colleia. A questa domand.i potranno rispondere le st^guenti conside- razioni. I paesi di cui io piulo, hanno ap- partenuto sino alla (ine del i 8 1 6 alla fa- miglia Colonna, famiglia ben nota nella storia del secolo XII. Quesia, nata nel se- no ile'disordini delle guerre civili, spesso in guerra co'Pontellci, Cdgli Orsini e con altre possenti famiglie, «laluralmente non pensò ad altro, se non a formare de'sol- dati. In que'feudi chi non avesse saputo maneggiare un'arma, sarebbe stalo chia- malo indegno d' essere un suddito Co- loimese ^ ed in certe occorrenze non a- vrebbe trovala grazia appo il suo signo- re. Questa famiglia, quantunque soven- te domata da'Ponlefici, non si era mai riconciliala con essi: aveva sempre con- servato uno spirito d'opposizione a' Fa- pi, ed a malgrado delle loro minacce, ha sempre munite le sue fortezze di soldati portanti la nappa verde. In questa con- diziose di cose , i governatori Colonnesi ben poco si affannavano della moralità degli abitanti de'paesi soggetti alla loro giurisdizione. Bastava ad essi aver uo- mini atti al servizio uiiiitare. I Colonna volevano esercitare assoluta ed esclusiva giurisdizione nelle loro provincie. L'au- torità del Pontefice limitavasi a trasmet- tere bievetli di chierico (noterò, che ciò è male espresso; l'Artaud intese allude- re a quelli che prendevano la prima ton- sura pel (ine di togliersi dalla giurisdizio- ne de'tribunali laicali e godere qualche privilegio clericale) a tulli gli uomini o- nesti che li chiedevano. Muniti di que- sti brevetti, erano esenti dalla giurisdi- zione territoriale. Ma questo non era un passo all'incivilimenlo di qua' paesi : ri- mediavasi ad un disordine con un disor- dine. Sopravvennero i francesi nel 1809, i quali slabilironsi nella città di Roma che avevano chiesto di attraversare solamen- te. Essi rovesciarono ben tosto la giuris- dizione de' Colonna, ed in seguilo dipoi - tandosi meglio, pel bene del paese, di quello che avessero couiincìalO) vi ordi-

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narono con mollo vigore e buon esilo del- Je grandi vie. A poco a poco l'ordine si le iiuturilù muuicipaii e de'tribunnli. In è lislabilito: ma quel mesliei'o era sem- i;iò l'opinione secondava rammiiiistrazio- brato una buona cosa ad alcuni sUanie- iie; e puossi dire, die io spirito pubblico, ri. Molli faci noiosi del paese^ litigi' ìi,ma. senza il soccorso deirarnti, distrusse qua- neggiatori di coltello, abbandonavano es- si interamente il brigandaggio. Neil' an- .si pure la loro famiglia per unirsi a que- noiSi i e neli8i2 i briganti erano in gli stranieri , quando la forza pubblica piccolo numero ridotti cbe se ne conta- mallevasi in cerca de'dislufbatoi-i dell'oi-- vano 7 od 8 comandati da certi fratelli ca- dine. V'ebbero persino degli sposi pio- labreìii. Ma neli8i3 la medesima animi- messi , cbe si unirono alle bande de' la- iiisliazione francese distrusse quel jio'di dri, dilferendo le nozze al giorno in cui Jjenecbe avea fallo negli anni auteceden- avessero ottenuto un* amnistia. Sventa- li. S'imposero, come altrove, agli anticbi rate donzelle dicevano con dolore e qual- leudi de'Coloima gravi requisizioni in uo- cbe volto con orgoglio: - Il mio promes- mini, in cavalli, in denaro. Si consumalo- so è alla montagna 1 - Tal era la situazio- no, prima eziandio cbe fossero scadute, le ne del paese che volevasi pacificare. In- Jisle della coscrizione: si vollero persino tanto alcuni membri delle municipalità tutti i cavalli, senza eccezione alcuna: si locali non facevano il loro dovere : una pretese ordinare guardie d'onore... Na- commiserazione inescusabile confondeva poleone dunque non avea cognizione al- il loro spirilo. Bisognava dunque soste- cuna dello stato di questi paesi? Quegli nere energicamente l'autorità fedeli al ubitanti irritati, tornarono a'Ioro primi- loro dovere, istruire le deboli delle loro livi costumi. Si formarono bande di fa- obbligazioni, punire con fermezza i mal- ziosi così detti yjo//Y/ci, die commetteva- vagi, cbe potevansi arrestare, e usar de- lio ogni maniera di eccessi sulle pubbli- menza insieme con certi caratteri irrilabi- che strade sotto pretesto di molestare le li, capaci di portarsi ad aumentare il nu- inilizie di Gioacchino Murat. Alcuni co- mero de'ribelli. Leone XII, determinato mandanti romani, troppo deboli, dopo la d'annientare questo sedimento infetto di partenza del governatore francese,annun- brigandaggio, chiamò a se gli uomini pro- trarono, che tutti quelli che prendessero bi e religiosi, che avevano dell'autorità, Je anni, e contribuissero a stabilire la si- del potere in que'paesi, per concertarsi a curezza delle strade, otterrebbero un per- tale bisogno: fece distribuire ricompense dono generale per tulli i delitti anlerior- a'piU zelanti promotori del buon ordine; mente commessi. Mezzi imprudenti e fu- trasporlo in altre provincia quegli abitali- iiesti! perocché alla iin fine bisogna poi ti di Sonni no, che davano tristi esempli; e passare alla punizione de'delitti, sei col- intanto metteva sotto la più severa vigi- pevoli che hanno goduto un'amnistia ne lanza tutta quella città, che i briganti a- comnietlono ancora. Tuttavia quella pub- vevano avuto l'audacia di chiedere al me- Micazione determinò una quantità di bri- desimo titolo ch'era posseduta dalla fa- ganli a diventare gli ausiliari dell'auto- miglia Colonna. Tuttavia non si ollene- lità. La provincia di Campagna venne vano ancora tutti (jue'buoni risultanìeii- coperta duoiiiini armati, e non erano al ti, che potevansi aspettare da tanti sagri- certo uomini che volessero poi costante- lizi, da tante sollecitudini dirette ad as- uienle vivere soggetti alle leggi nuove per sicurare il ritorno della quiete iu quelle essi. Così crearunsi parecchi corpi di ve- fatali contrade". Se il riferito dall'Artaud ri definitivi briganti, i quali non usciva- non è in alcune cose del lutto esatto, dal no giammai da' nascondigli delle loro da me esposto nel principio e nel decor- monlaguc, che per andare a rubare sul- so di quesl'ailicolu si puòricavai'Depluu-

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«iliile i«;lli(lcnzi(3Me ìi se l'illustre fitiiice- se Arlatid fu persuaso, che niuiio si la- mentasse, se nella storia d'un Papa da- vo particolareggiate notizie sui malvi- venti che infestarono le nobilissime pro- vincia di Marittima e Campagna; con più di ragione io mi dehho ciò attendere pel propostomi superiormente, e perchè que- st'articolo riguaidii, ècomune, si compe- nelra e rannoda colle vicende e fasti del- le medesime provincia , come ripetuta- mente dichiarai. IN'ello slesso 1. 1 , cap. 1 8, l'Aiinud deplora all' anno 1824, perchè il cardinal Pallolta ne'primi giorni della sua missione di legato n laleie di t\Ia- rittima e Campagna, incaricato d'impie- gare i mezzi più rigorosi e più acconci per distruggere i ricellacoli de' briganti, fd assiemare le grandi strade ch'essi con- tinuavano ad infestare, avea pubblicato un proclama da Ferentino sua residenza, che fu disapprovalo in Roma, per essersi abbandonato ad atti così singolari che dispiacquero al l'apa; laonde si riconobbe che il cardinale non riuscirebbe coinpiu- laniente nella sua impresa. Allora fu, che d'ordine pontificio, tulle ro{)erazioni del cardinale vernicio sottomesse all'esame della segreteria di stato, acciò le ulteriori disposizioni fossero più saggie ed ellicaci. Le notizie intanto della montagna, ove i briganti erano ritirati, di ventando sem- pre [)iìi cattive, Leone Xll giudicò con- veniente di richiamare a Roma il cardi- nal Paliotta, invitandolo a doniandare la 8ua dimissione dalla legazione. Il cardi- nale si occupava priiicipalmenlea mante- nere sicure da'biiganti le strade, che or- dinariamente venivano frequentate , ma non portava o non poteva estendere le medesime premure alla vigilanza sulle al- tre parti di sua giurisdizione. Forse non avea suiliciente mano d'armati a sua di- sposizione; o forse bisognava cominciare, com'egli procurava di fare, dal soffocare le (pici eie del cor|)o diplomatico, che as- saliva il cardinal JDella Somaglia segrela- lio Ui sialo colle sue note a proposilu del-

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l'aggressioni commesse a danno di Inlti i viaggiatori stranieri, che venivano spo« glialijgeltati prima brutalmenlecollayrtfC' eia a terra. Qui l'Artaud spiega tale inu- mazione de'briganti, e descrive come pra- ticavano il depredamento crudele di quan- to i viaggiatori possedevano. Ad onta che l'inipresa fosse didlcile assai, continuando il Papa ad insistere sulla dimissione del cardinalPalloltajl quale tentava sulle pri- me di rifititarla, gl'invio i cardinali Pacca e De Gregorio per piegarlo; la dolcezza e fermezza de' quali ottennero la dimis- sione. Si presero nel medesimo tempo prudenziali precauzioni, perchè gli attac- chi de' briganti comandati dal famoso Massarone(oGasparone) venissero respinti con intelligenza e buon accordo tra l'au- torità, non solo nelle grandi strade, ma dovunque il IMassaroiie spedisse il più in- fimo de'suoi luogotenenti. L'Artaud al- l'annoi 824, '• 2,cap. I, narra l'ostinazio- ne di Massarone nelle sue perfìdie, e che tristi invidiosi di sua fatale rinomanza, da tulle parti comparivano, o per me- gliodirenonaveano mai cessato d'inquie- tare il paese. Mg.' Gio. Antonio Benve- nuti segretario del buon governo, prela- to commendabilissimo pei* perspicacia d'ingegno e splendore di virtù, colia ri- tenzione di sua carica, fu mandato dele- gato straordinario a Frusinone, invece del cardinal Pallotta, ma con minori poteri; egli si associò, in qualità di comaiidanle militare, Ru vinelli colonnello de'carabi- nieri, uomo esso pure di buon ingegno e risoluto, attissimo ad imprese che doman- davano vigore e celerità. P^inaluiente nel cap. 22 l'Artaud racconta, che pubblica- tasi la celebrazione dell'anno santo, il go- verno pourdlcio colle ulteriori sue ener- giche disposizioni, rese più certa e asso- lutamente infallibile la distruzione de' briganti, onde assicurale i pellegrini sul- la sicurezza delle strade da' malfattori. Mg.' Benvenuti risiedendo nella provin- cia di Marittima e Campagna, ordinò pri- tuaiueule, che le persone poste sotto la

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vigilanza <lella polizia , o die potessero «a perversa inclinazione, o die per com- e'<serlo in seguilo,eil i parenti (le'hrigìinli messi (Idilli tlivenivano fuggiaschi. Si re- I iconosciuli per tali, dovessero riliraisi sero [-.or Iroppocelohri nelle provincia ro- iie'loro (lomicilii prima tlel tramonlo del mane De Cesaris e ()asp!)rone,enelle na- sole, sollo pene severissime. Cliionqne si pulelane Furia ed i Vaiidardli. Le mou- abbaltesse ne'briganli, dovea darne avvi- lagne nella slale,ledei>erlecanjpagne ma- so all'aulorità più vicine. Glie le pei so- riltin)e nell'inverno, ed i vasti bosclii soni- ne sospelle non polessero uscire dal loro minislravanoa loro molli rifugi, ne'qoali comune, se non munite di loglio di via. polevanofacilinenledeUidere la vigilanza 1 pastori, i propi ielari di bestiame, si sol- e la forza de'governi. Uniti in bande co- toposero a rigorose discipline. IS'èsi om- stringevano i conladini ed i pastori a som- ndsero |necauzioni sui cacciatori , sulle ministrar loro il villo. Violavano le l'eni- immnnilà locali e personali sospese. Glie mine che potevano raggiimgere. Assalla- i debili riferibili al brigandaggio si giù- vano i doviziosi, e non conlenli di rapir dicassero somniariamenle dal Iribnnale lorocpianloporlavanOjliconducevanosul- piesieduto dallo slesso delegalo. E Leo- le montagne e gl'imponevauo enormi ta- ne Xll volle esaminar le determinazio- glie pel riscatto. Se non ricevevano il chic- ni per distruggere gli avanzi del brig'in- sto denaro li trucidavano fra'più orribili daggio, onde allontanare ogni scandalo tormenti. Piesero fra gli altri nel i 82 i e nel prossimo giubileo, e cosi felicemente taglieggiarono i camaldolesi dell' eremo si pervenne al tanto sospiralo scopo; e le ch'è presso il Tuscolo, ed un collegio di Provincie di Marittima e Gampagnariac- fanciulli esistenti alle porle di Terracina. quistarono la loro piena tranquillità e si* Rovinarono molte famiglie e recarono curezza, pel fermo operare di mg/ Ben- danni gravissicni all'inlerno commercio, Tenuti, poi elevalo alla porpora. Il cardi- all' agricoltura e soprallullo alla pasto- naie Della Soinaglia come segretario ili rizia. I governi adoprarono mezzi slraor- slalo anch' egli contribuì al feru)o inlen- dinari per di'Slruggere tanli ribaldi. Tal- dimento di Leone Xll, in liberare le prO' volta proposero premi a chiunque li uc- \incie di Marittima e Can)pagna dagli as- cidesse. Altre volle disperando di rag- .sassini che l'infestavano, e ciò del lutto si giungerli colla forza li richiamarono al- ultenne felicemente nel 1825. Ecco come la società col conceder loro perdono e peii- in tale anno il contemporaneo cav. Cop- sioni. Nella provincia romana di Gampa- pi lo ilescrive nel n.°i2 de'suoi Annali gna rimase celebre una strepitosa legazio- d'Jlalia.» Le provincieprossime a Roma ne eseguita nel 1824^3' cardinal Pallot- iuronopermollianni tormentate daglias- ta, il quale arbitrariamente sconvolse o- sassini o briganti, male comune colie vi- gni cosa senza rimediare alcun male. Fi- cine napoletane degli Abruzzi, della Ter- naluienle dopo esserne slati uccisi o giu- ra di Lavoio e della Puglia. Nelle solle- sli/iali molle centinaia , in quest' anno vazioui di multe popolazioni contro i fran- «82 5 si ridussero ad una banda di 20 in- cesi, allorquando essi occupavano queste dividiti. Questi nel mese di settembre Irò- regioni, non pochi erano corsi alle armi vandosi pressoSonnino nella provincia di più per amore della rapina che della pa- Gampagna, furono circondali dalle forze Iria. Alcuni si assuefecero in lai guisa al pontilicie e napoletane. D'altronde era- ladroneccio e vi persistettero anche dopo no ormai ristucchi di vivere più ad uso terminati i popolari tumulti. Formali co- di fiere che di uomini, lutali angustie M diversi nocchi di ladri, die scorrevano invocarono la mediazione di alcuni ec- armali per le campagne, recavansi ad u- clesiaslici, e coll'opera loro 1 ^ si arresero uirvisi molti di coloi oche avevano la sles- a disciezioue Uvl governo pontifìcio, e iu*

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rono mnntlati a tertninnre i loro giorni nella foltezza di Civitavecclìia (occupala nel 1849 tia'fra noesi, i supersiili ftirono trasportali in quella di Civita Castellana). Cirniiiesi resero alle forze napoletane". Il cardinal Della Somaglia passò airallra vi- ta a'6 aprile i83o, eilal vescovato di Por- to e s. lluflìna vi ili traslato a'29 iiiaggio il decano cardinal Bartolomeo l'acca, ciie preso possesso a' 5 loglio, sotto il nuovo governo Vellcfri riebbe la sua trantpiil- lilà. Debbo notare, cbe Pio Vili a'9.4 a- prilei83o fece scrivere al cardinal l'ac- ca^ dal cardinal Albani segretario di sta- lo, cbe acciò non rimanessero più a lun- go ritardati alle popolazioni d'Ostia eVel- lelri i benefizi, cbe loro preparava la pa- terna animinislrazione ch'era per intro- durvi, ed i quali sarebbero loro ancora per qualche tempo did'erili se si dovesse attendere, secondo il prescritto da Cle- mente XIII, che avesse preso possesso della sede vescovile al cardinale riserva- ta, l'autorizzava ad assumere immedia- tamente il governo temporale con tutta quella parte di potere temporale che il breve di Pio VI avea confermato a fa- vore de' cardinali decani e vescovi della slessa diocesi. Di pili avvertì il cardinale, d' avere altrettanto comunicato a rag/ Uafll uditore generale del defunto cardi- nal Della Somaglia, il quale prelato nel- l'attuale vacanza della sede Ostiense e Ve- lilerna presiedeva interinalmente al go- ■werno d'ambedue le popolazioni. Pertan- to ì! cardinal Pacca con notificazione, in cui s'intitolò decano del sagro collegio e governatore perpetuo d'Ostia e Velletri, del i.^maggiOjdichiarò alle medesime po- polazioni la pontificia abilitazione per as- sumere il governo temporale, benché la sede a lui riservata rimaneva ancor va- cante. In conseguenza avere assunto il ti- tolo e la podestà di governatore perpetuo sino da'27 aprile, ordinando che tulli gli atti amministrativi e giudiziari si faces- sero in suo nome. Indi disse, che nel pren- dere allora il formale possesso per mez-

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zo de'suoi commissari, prolestaTa innan- zi a Dio , di volere un governo fondato sulla giustizia, alla quale sarebbero sem- pre dirette le sue cure. Perciò essersi cir- condato di persone note per la loro pro- bità, e di aver nominalo uditor generale mg.' Bofondi uditoredi Rota (ora cardinal presidente del censo), il quale colla pie- na approvazione del Papa avrebbe eser- citalo le funzioni governative nella parte politica ed economica, e nelle cose con- cernenti l'amministrazione delle due cit- tà d'Ostia e Velletri; e che sarebbe l'orga- no immediato de'suoi ordini, presso i vi- ce governatori e presso il magistrato e consiglio municipale. Che non potendo poi l'uditor generale prestarsi all'eserci- zio della podestà giudiziaria, questa a- verla delegata interamente all'avv, Giu- seppe Luigi Barloli suo uditore particola- re (poi avv, concistoriale e avv. geueraltì del fìsco); il quale col titolo d'assessuie ci- vile avrebbe conosciuto e giudicato tul- le le cause, liti e controversie, che in pas- sato si giudicavano dal prelato uditore generale, ed inoltre sarebbe egli l'organo immediato de'suoi ordini in tutlociòche riguarda la giustizia civile. Aver pure no- minalo uditore di can)era pe' ricorsi in via di segnatura l'avv. Angelo Giansanti (al presente avv. concistoriale e avv. ge- nerale del fisco); e finalmente nomitrafo uditore criminale l'avv. Demetrio Silva- ni Loreni, al quale apparterrebbe la cor- rispondenza in ciò che concerne la giusti- zia punitiva. Volendo poi profittare de' lumi de' suoi rappresenlanli e conoscere le loro operazioni, dichiarò il cardinale, che almeno una volta la settimana si sa- rebbero riuniti in congresso avanti di lui. Per la formalità del possesso avere depu- tato i due primi nominati per commissa- ri, coU'assistenzu degli altri due; e doven- dosi in tale circostanza radunare il consi- glio municipale^ aver formala la nota di 48 consiglieri, metà nobili e l'altra citta- dini, espressi nella notificazione, a tenore del prescrilloda Leone XI l pe'capoluoghi

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di legazione: confei mando il gonfaloniere e gli anziani. Invilo gli abitanti d' Ostia e S'elicili di dirigersi a Ini con fiducia, prò- ntetlendo migliorar la lorosorte, e toglie- re gli {djusi ove fossero , riducendo tulio alle vie di giustizia e d'equità, e mino- rando i pesi per quanlolo permetteran- no le circostanze. Disse per ultimo : la quiete e l'unione de'ciltadini, la privata sicurezza , 1' esecuzione imparziale delle leggi costituire la pubblica felicità, la qua- le era ili.° voto del suo cuore. Tanto ri- cavai dal biglielto e dalla notificazione, staoìpali in Roma, e credei opportuno di darne cognizione, per spiegare come tal- volta i cardinali decani assunsero il go- verno temporale innanzi d' essere preco- nizzati vescovi in concistoro; ed ancora per dare notizia di quanto praticavasi in tale circostanza, e come si costituiva il go- verno dccanale prima che Velletri dive- nisse legazione. Il cardinal Pacca imme- diatamente abolì i dazi straordinari im- posti in nome del defunto predecessore, e qualche altro, che la libertà del popo- lo favoriva, specialmente nello spacciodel vino, 1.° ramo di commercio della città; indi fece il suo ingresso in Velletri nel set- tembre, tra la pubblica esultanza. Un ar- co trionfale, bellissime luminarie, fuochi artificiali, dimostrarono la gratitudine e l'ossequio filiale de'velilerni. Di piìi essi coniarono una medaglia analoga alla cir- costanza inargento e bronzo, che sarà un roonuuiento perenne di tanto vescovo go- vernatore. Da una parte è la svia ellìgie Goll'iscrizione : B. C. Pacca S. C. Deca' nus. Nel rovescio si legge l'epigrafe: Jd- seriori Felicilatis Publicae S. P. Q. V . MDCCCXXX. Mentre i nemici dell'altare e del trono tramavano lo scoppio di ter- ribile rivoluzione, a' 2 febbraio i83i fu sublimato alla cattedra di s. Pietro Gre- gorio XVI, l'insurrezione cominciando in Bologna a'4, i ribelli credendo lul(o- ra vacare la Sede apostolica. Questa de- plorabile rivolta si estese in quasi tutte le Provincie dello stalo pontificio, ma

V EL però non potè penetrare nelle due fede- lissime di Marittima e Campagna. Velie- tri, ch'è la città più considerabile di esse, sebbene da'liberali fosse stata segretamen- te incitala alia sommossa, pure memore del fedele attaccamento sempre dimostra- to alla s. Sede, non ascollò i pravi consi- gli de' faziosi. Quantunque in questo scon- volgimento la città fosse restala priva milizia , richiamala tutta iu Roma per opporsi alla scorreria che meditavano i rivoluzionari, ed a'tentativi di quelli che pretendevano destarvi scompiglio e rivo- luzione; nondimeno si mantenne in pie- nissimo ordine e tranquillità. À spese del comune furono monturati e mantenuti 6o uomini d'arme, che sotto il comando d'uu capitano dovessero guardare la città, e conservarvi il buon ordine e la polizia. Marciando 6ooo ribelli alla volta di Ro- ma , il governo prese energiche misure, presidiò CivitaCaslellana, coWocò un cor- po di truppe al Passo di Corese, di che feci parola anche nel voi. LX, p. 67, on- de impedire ad essi d'inoltrarsi , e Rieti gli chiuse lepoi te e li disperse. Finalmen- te per l'intervento degli austriaci, e le o- perazioni delle Milizie pontifìcie, i ribelli furono vìnti, e ripristinata la pubblica si- curezza. Gregorio XVI amando paterna- mente i suoi sudditi e desiderando ren- derli felici , incolpato delle lagnanze popoli, nelle sue pubblicazioni cort beni gni sentimenti gli esortò a tornare alla dil vozione e a mantenersi fedeli alla Sovrc Ulta della s. Sede (V-)j invitandoli a ri correre a lui pe'propri bisogni, promet- tendo esaudirli in tutto quanto potesse. Itt conseguenza di tali amorevoli inviti, i ve- literni si proposero di far conoscere al Pa- pa il desiderio d'essere rimossi dalla pri- vativa giurisdizione del cardinal decano, e di venire soggettali alle leggi generali e comuni dello stato, come aveano domali^ dato a'suoi predecessori, anco per esser* sgravali da'doppi dazi pel mantenimento del governo privativo; del resto essendo ben conienti del savio governo del cardi*

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nnl l'nccn. Le loro isfnnie ernno diretle fl nieveniie In litmovazione tli nnteiiori vessnzioni, inipeiocchè i cardinali giunti al ilecaiifito , liiiiienclo in loro luminose cai'iciie, (loventloacciiilii-e a gravissimi af- fari e risiedere in Roma, impossd)ilitati a reggere in persona il governo d' Ostia e Velleli i, confidandolo ad altri, questi tal- volta non furono opportuni o ne abusa- rono, trattando i velilerni non quali sud- diti dtl l'apa,n>adel cardinale decano. A- <lniique la città deputò Cesare Ulisse del ceto nobile , e Giuseppe Latini Macioti del ceto civile, per ottenere da Gregorio XVI l'esaudimentodella sua ardente bra- ma; ed al foglio d'autorizzazione de'aSki- glioi83i,si sottoscrissero 272 cittadini ecclesiastici, consiglieri, nobili, possidenti, negozianti. Vernilo ciò a cognizione del cardinal Facca,ordinò al gonfaloniere,che trattandosi d'un affare di sommo rilievo, non era conveniente che si maneggiasse dal popolo; ma che tosto convocasse il consiglio, il quale se avesse approvato la richiesta del popolo, eleggesse 6 depotati autorizzandoli di portare al trono sovra- no i desideiii de'velilerni. Il consiglio se- guì il voto popolare, e scelse a tiepulali mg/ Geraldo Macioti vescovo d'Eleusi e sulfraganeo di Velletri , il conte Stefano Coluzzi, il cav. Pietro Paolo Salimei , il maggiore Clemente Borgia , il capitano Giovanni Graziosi, e Clemente Cardina- li. Gregorio XVI li accolse benignamen- te, ed ascollata la causa, per cui Velletri gli avea inviata questa legazione, fece co- noscere di non essere alieno dal decreta- re quanto richiedevasi; però essendo la domanda rilevante, meritava ponderata discussione. La grazia che domaiìdarono i veliterni si compendia in queste pai'ole. Di erigere una nuova provincia appella- la di Marittima, della quale Velletri fos- se il capoluogo, e il cardinal decano suo vescovo la regolasse col titolo di leeato a- poslolico perpetuo. Disse po' mg.' Macio- ti snirrnganeo , nella dedica al cardinal Pacca del 1. 1 degli Atti ddlaSocittà Voi-

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scfi, di cui era diltatore."Ma il benefìzio pili grande, e che forma epoca ne' fasti della patria, si è quello appunto di aver protetto ed avvaloralo il volo unanime della città a fine di ottenere dal Santo Pa- dre il moto-proprio del I. "febbraio! 832. Imperocché quantunque l'antico gover- no decanale sia stato per lo passato buo- no e proficuo a questa popolazione; pu- re pel cambiamento notabile delle circo- stanze, essendosi cambialosostanzialraen- te l'andamento generale delle cose,in og- gi ritorcevasi a pregiudizio quello slesso, che prima era stalo a noi dato per pri- vilegio; ond'è che la giurisdizione priva- tiva non era più combinabile col sistema collegalo ed uniforme delle leggi attua- li. Quindi a giusta ragione si può da noi concludere, che l' Em.^ V. come nel ri- pristinare l'accademia Volsca le ha dato una nuova vita; cosi nel fare che Velletri sia sede di legazione e capo della provin- cia di Marittima le ha dato una nuova esistenza. Ed oh felice la nostra città, se conoscendo essa la propria sorte , saprà profittare d'un tanto beneficio". Mentre pendeva la risoluzione della domanda, Gregorio XVI proclivead accordarla, tro- vandosi nella villeggiatura di Castel Gau- dolfo, lunedì io ottobre i83i si recò ad onorare di sua presenza Velletri. Fu quin- di scrillo da Velletri e pubblicato nel n." 4 1 delle Notizie del giorno del 1 83 i . A ore 16 giunse in Velletri il Sommo Pon- tefìce,incontralo dal gonfaloniere cogli an- ziani fuòri di porta R.oinana,dal quale gli furono presentatele chiavi della città. La frequenza del popolo, gli applausi, le vive acclamazioni e l'allegrezza del medesimo fecero ben conoscere la venerazione e la fedeltà verso il sovrano. Il Papa per la via corriera si condusse alla cattedrale, dove fu ricevuto dal cardinal Pacca, da lutto il clero secolare e regolare, e da tut- ta la nobiltà. Dopo avere oralo innanzi il ss. Sagramento decorosamente esposto, e ricevuto la sua benedizione, e pregato nel santuario della U. Vergine delle Gra-

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zie, posso nella sagrestia gronde. Ivi nssi- «0 nel Irono preparato ammise al bacio •lei piede i prelati, il capilolo, tulli gli al- tri ecclesiastici e gli alunni del seminario. Da della basilica si trasferì nel palazzo vecchio destinatogli per abitazione, rice- vuto ivi pure dal cardinale, da'magislia- li, dal consiglio, dalla nobiltà e dagl'im- piegati pubblici, tulli schierali nell'atrio e per le scale. Preso alcun riposo nell'ap- parlamento vescovile disposto a sua di- mora, a preghiera del cardinale scese al- l'appartamentodel magistrato, e dalla sa- la delle lapidi uscito sulla grandiosa loggia espressamente fabbricata, dopo le solile precijGregorioXVIaflelluosamen te com- partì l'apostolica benedizione all'immen- so popolo, che ansiosamente dalla piazza la domandava. Tornato nel suo apparla- tnento ricevè al bacio del piede il magi- strato e il consiglio, la no])iltà e le dame, le deputazioni di Sezze e di Sermoneta. Nell'ore pomeridiane, accompagnato dal cardinale, volle vedere la città a piedi, e ▼ihilare i monasteri delle teresiane e del- le Clarisse. Indi accettò le due mule del cardinale, col quale a spalla pertossi o trottare fuori della porta Napoletana. Ivi fu ad ossequiare il Papa ilcardinal Weld, e ad un'ora di notte s'incendiò alla pre- senza sovrana un bellissimo fuoco artifi- ciale sulla sottoposta piazza, e si elevò un globo areostalico. Tutta la città fu illu- minata, il palazzo pubblico a cera, come altri della nobiltà, e nella via corriera e in(|aclla del comune ardevano su pali co- perti di verzura più di i eoo fiaccole: l'al- ta torre del Trivio era parimenti da fiac- cole illuminala sino alla sommità della croce. Nella seguente mattina Gregorio XVI, dopo aver celebrato la messa, si de- gnò ricevere altre deputazioni de'luoghi circostanti: mg.' Grati amministratore a- postolico di Terracina, Sezze ePiperno; e particolarmente la deputazione della città, cui assiemò graziosamente, non me- no del suo sovrano gradimento alle fatte diaiosliazìoni, che della sua propensione

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e fnvore intorno all'erezione della nuo- va provincia e legazione. Date pure ^pe- ranzedi ritornare a Velleiri, noreI4pa>■■ accompagnalo dal cardinal Pacca lino a due miglia dalla città, tra l' incessnnli acclamazioni e felici angurii del popolo, sventolando al ponte Rosso le bandiere col pontilicio stemma. Iscrizioni tempo- ranee erano stale collocate a porta Ro- mana, alla cattedrale, nel santuario del- la Madonna e poi scolpita in marmo, al palazzo pubblico. Bande musicali da fia- to e a corda della città l'avevano ralle- grata, il cardinale trattò splendidamen- te il Papa e la sua corte. Altri particola- ri sui festeggiamenti e sinceio entusiasmo tie'velilerni, si ponno leggere nelle citale Notizie; mancarono poetiche compo- sizioni celebranti l'avvenimento, come di Felice Valentini accademico volsco.

Gregorio XVI col moto-proprio Ln- minose prove di feritila inconcussa alla s. Sede, del i ."febbraio 1 832 , Bull. Iloni. coni, t.iq, p. 85, riportalo anche dal can. Banco, pienan>ente appagò i fervidi voti de' velilerni, con inesprimibile giubilo di essi. Con tale memorabile atto il Papa, encomiata la fedeltà de' velilerni, ricorda- le l'amplissime lodi e privilegi meritatisi da'suoi predecessori, inclusivaraente alla prerogativa concessa al loro cardinal ve- scovo, per lo più decano del sagro colle- gio, prima di prolezione della città co giurisdizione, poi di governatore perpetu della medesima, e cosi goderono lung mente d'un reggimento dolce e tutto p terno; rammentate le riforme inlrodot in tutto lo stato , necessarie alla pubblici amministrazione, rilevòcheil nuovoordi- ne di cose portando collisione colla pri- vativa giurisdizione del cardinal decano, e privando del godimento de'benefizi fat- ti allo stato col nuovo sistema i veliler- ni, questi supplicarono Pio VII e Leone XII a loro parteciparglielij i quali Papi benché inclinassero a contentarli, ne fu rono impediti dalla morte. Divenuto egl' Papa, quanto più insigni furono le rifor-

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me e i miglioranietili da lui decretati al bene de'suclilili, tanto più fervorose si rei- leruroiiu le suppliche ile' velileriii a par» leciparne, ed insieme a erigere la provin- cia ili IVIarilliina (che si t'ormò pure con alcune comuni tolte dalla Coiiutrca di Roma), e allidnrne il governo al cardinal vescovo con titolo di legalo apostolico, ed erigendo in capoluogo la città di Vellelri. Di più i velilerni avergli rassegnalo un alto di adesione alle loro suppliche de' pubblici rappresentanti di vari luoghi e città della Marittima, perchè fossero di- staccati dalla provmcia di Campagna o Frosinone ('.), ad essi di troppo incomo- do accesso, e riuniti alla nuova legazione di Velletri. Sembrando a lui piene d" e- qiiità le cose esposte, oltre la considera- zione del gran beiiefizio che ne derivava alle popolazioni situate nella costa di monte che guardano il mare, e come so- no quasi separale dalla natura d'interes- si e di comunione dalle popolazioni della Ca(npiigiia , cosi ancora fossero divise d'amministrazione; e si formasse un ca- poluogo,nel quale avrebbero vicini e pron- ti, e tulli applicati al proprio vantaggio ed al sollievo de' propri bisogni i magi- strali ed i ministri del governo. Penetralo da questi riflessi, continua a dire il Papa, averli comunicati colla sua voce a' depu- tali di Frosinone, i quali ne' seutimenli di moderazione, di giustizia e di disinte- resse onde sono animati, sentendone tut- ta l'importanza, e con piena soddist'azio- uedel suo animo, si limitarono ad itnplo* rare, che nella erezione della nuova pro- vincia fosse loro recalo il minor danno. w In tale stalo di cose rivolgemmo o^ni nostra cura a conciliare gl'uiteressi delle supplicanti popolazioni colla dignità e il decoro del sagro collegio, del quale nou è ultimo ornamento il governo e la giu- risdizione esercitata dal cardinal decano sopra le popolazioni di Oslia e Velletri. A questo fine credemmo conveniente di co- uuinicare quanto concerneva quesl(j ne- gozio imporldult: a tulli i veuerubili uo-

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stri fratelli cardinali dell'ordine de'vesco- vi, non che ad alcuni degli altri ordini, domandando loro , se fosse opportuno l'istituii e la nuova legazione, e come si potesse conciliare, che nella qualità di le- gato fossero al cardinal decano attribui- te quelle prerogative, che distinguendolo dagli altri legali, venissero ad equipai'are l'onoi'evole concessione con la quale nella qualità di governatore perpetuo di Vel- letri i nostri gloriosi pi-edecessori aveano condecoi'alo nella di lui persona lutto il sagro collegio. A queste domande aven- do essi corrisposto, prevalendoci noi de' loro lumi e del loio consiglio , abbiamo risoluto a vantaggio della oosti'a dilettis- sima città di Velletri, non che dell' altre città, luoghi e terre che verranno qui ap« presso designate, di creare i:ina nuova le- gazione, ed a vieppiù crescei-e il lustro e la dignità del sagro collegio de'cai'dinali di s. Chiesa romana nella pei'sona del lo- ro decano vescovo di Velletri, allìdarue ad esso il governo con titolo, diritti e pre- minenze di legalo, e con facoltà partico- lari non comuni agli altri cardinali legali delle Provincie. E perchè questa deter- minazione dell'animo nostro sia iuessaad edetto senza ulterioi'e rilardo, di nostro molo-proprio, retta scienza e deliberala volontà, colla pienezza dell'autorità apo- stolica ordiniamo e comandiamo quanto segue. § I. La Legazione (f.) di Velle- tri comprende la provincia di Marillima formata da'governi e paesi nella tabella annessa alla presente cedola di molo- proprio (che riportai di sopra descriven- done tulli i luoghi). La città di Vellelri è il capoluogo. § II. Il governo della prò* viucia è allidato ora e in perpetuo al cai'- dinal vescovo d' Ostia e di Velletri, per lo più Decano (P'.) del Sagro Collegio ( P'.). Egli prende il titolo, e gode lutti gli onori, preminenze, prerogative,atU'ibu- zioni e privilegi della s. Sede. § 111. Il car- dinal vescovo Legato (/^.) dovendo per ragione della sua dignità avere la resi- deazct ia Curia, viene ritppreseotalo uel

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capoluogo della provincia e legazione da ut» FiceLegnto. § IV. E adclello al cai"- dinaie vescovo legalo un assessore spe- ciale per gli affari della legazione. Que- sto assessore risiede in Roma. E nomina- to da noi sulla proposizione del cardinal legato, e riceve uno stipendio fisso dal no- stro erario. § V. Appartiene al cardinal legato: i.° Approvare qualunque aliena- zione de' beni comunitativi, e qualun- que debito che le comunità della provin- cia volessero contrarre. 2.° Il decidere sui ricorsi che si promuovessero contro le ri- soluzioni del vice-legato e della congrega- zione governativa relativamente ad inte- lessi delle comunità della provincia. Tutti i ricorsi hanno sempre l'efFetlo puramen- te devolutivo, dove la risoluzione contro cui si reclama sìa d'altronde ritrattabile. 3.° L' approvare ogni imposizione non considerata nell'art. 24, tit. 2." dell'edit- to de'5 luglio 1 83 1 , in supplemento a'bi- sogni delle tabelle cooiunilalive. 4'° L'e- saminare le proposizioni e domande de' consìgli comunitativi intorno alla rias- sunzione degli statuti, ed il farne ragio- nalo e dettagliato rapporto per ottenere le nostre deliberazioni. 5.° L'esercitare personalmente la presidenza del consiglio provinciale, o di proporre a noi la nomi- na d'un presidente. 6.° 11 diritto di no- minare i membri de' consigli comunali neli." impianto, e di approvare le nomi- ne successive a forma dell'art. 4) ''t. 2.° dell'editto de'5 luglioi83r; di ricevere dalla congregazione governa ti va, e rimet- tere a noi le terne di nomina de'deputa- ti a' consigli provinciali ; di partecipare a'consigli stessi il nostro ordine per l'a- dunanze straordinarie,ov vero per lo scio- glimento ne'casi preveduti dall'editto de' 5 luglio i83i ; e rimettere in segre- terìa di stalo le deliberazioni della con- gregazione governativa intorno agli alti de'consigli provinciali. § VI. Tutte l'at- Iribuzioui che nell'editto de' 5 luglio 1 83 I , e negli altri editti, regolamenti, or- dini e disposizioni generali pubblicate 0

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da pubblicarsi sonoo saranno riservale o concedute alla congregazione del buon governo, debbano esercitarsi dal cardi- nal vescovo legato di Vellelri nella sua provincia o legazione. § VILE attrdjui- ta inoltre persingolar privilegio allostes- so cardinale legato la facoltà di presen- tare le terne per quelle nomine degli nf- fiziali e impiegati nella provincia, che di- pendono dalla nostra assoluta volontà a nelle quali non ha luogo l'in tervento di;' consigli comunali, distrettuali o provin- ciali. § Vili. Il vice-legato ha la sua re- sidenza in Vellelri capoluogo della pro- vincia o legazione; amministra la pro- vincia stessa o legazione in nomee vece del cardinal vescovo legato, e vi fu ese- guire gli ordini de'supremì dicasteri. § IX, Kisiede egualmente in Vellelri presso il vice-legato un assessore legale. Vi risie- dono pine la congregazione governativa, il consiglio provinciale e la commissione amministrativa provinciale a forma del disposto nell'art. 8, lit. 1.°, e negli art. i (• i4,tit.i 3.° dell'editto de'5 luglio 1 83 f, § X. La giustizia civile e criminale si ain - ministra in Vellelri snella provincia co- me negli altri luoghi e provincie delio stato. Risiede in Vellelri a quest'elfello, oltre l'assessore legale, un tribunale ci- vile e criminale, che viene ordinalo, e dovrà procederecolle norme stabilite da- gli editti, notificazioni e regolamenti de' 5 e 21 ottobre, 5 e i5 novembre i83i, e 5 gennaio corrente anno (argomento di cui parlai a Tribunali di Roma). § XI. Sono e saranno sempre ed in ogni futuro tempo osservate ed eseguile in Vellelri e nella provincia o legazione tutte le leggi, editti, regolamenti o disposizioni emana- te 0 da emanarsi intorno a qualunque ramo di pubblica amministrazione, co- me nel ri nianen te dello stalo. § XII. Com- mettiamo specialmente al cardinale no- stro segretario di stato la liquidazione e divisione degl'interessi finora comuni fra* paesi che formano la nuova provincia, que che rimangono sottoposti alla delei

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I garione di Fiosiiione. Egli (ledile iri'e- : tiatlnMI nienti; t; s<'n7.a reclamo liille le ciiiitioversie, che pdlraniio iiisoigere per l'esecn^ioiie ilelleco*eoitliimte ed espres- se nella presente cedola di molo-proprio. § XIII. La cillà d'Oslia esito tenilorio è riunita alla Corna rea di Roma \)ei' es- sere governata come gli altri paesi della «tessa Comarca a forma delle leggi gene ruli (nel voi. L, p. 5 1, di ciò parlando per mancanza di due non, pare clie Grego- rio XVI confermasse OstianeWa giurisdi- zione governativa del cardinal vescovo, onde qui lo rettifico. Si deve però qui rauimentare. Nel successivo Riparto ter- ritoriale a lutto ili 833 e pubblicato nel i836 si dice: Ostia già antica e illustre città, vescovato suburbano, giurisdizio- ne del cardinal decano. Anche tale asser- zione indusse all'emendata proposizione. Di poi nella Raccolta delle leggi, Ostia fu registrata nel Distretto di Roma: a- nime 5o, accrescendosi nell'inverno di qualche centi naio di contadini. Nella Sta- tistica a tutto I 853 o Riparto modifica- to secondo i cambiamenti a cui andò sog- getto dopo il i833, pubblicato nel 1857 dal ministero del commercio, Ostia è no- minata con Fiumicino e l'Isola Farnese, l'antica A'c;"o, dopo le parrocchie di Ro- ma. Si dice Ostia contenere 20 case, I 37 famiglie, 206 abitanti. Finalmente nel- la successiva Statistica reltificata e pub- blicata dal ministero dell'interno a' i4 iiovembie dello stesso 1857, si avverte, che essendosi cofuprese le frazioni nel- la popolazione de'comuni oappodiatidi cui fanno parte, così Ostia, Fiumicino e r isola Farnese non furono nominali. Quanto a Porto, egualmente non fu no- minato, comecliè qualificato nel Riparlo del I 833 : Già antica e illustre cillà, ve- scovato suburbano, distretto e Comarca di Roma, anime 2 5. Non nominandosi nella Statistica del 1 853, pare duncjue, che Porlo egualmente si consideri fra- zione di Roma. Noterò inoltre, che nel i832 la legazione di Vtllelri fu dicbia-

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rata 1 .' legazione dello slato pontificio, ed a capo di tutte venne scritta ne'pubblici atti)". Appena pubblicalo in Velletri il moto proprio, l'esultanza fu generale, e poi mostrò la sua gratitudine con pub- bliche luininarie e feste, con entusiasti- che acclamazioni, e co'suddescritli mar- morei monumenti. A' 12 febbraio i832 si convocò un consiglio straordinario al- la presenza di mg.' Macioli sutfraganeo dichiarato vice-legato provvisorio. I con- siglieri furono 32. Il prelato parlò del- l'esito felice sulla richiesta fatta da Vel- letri al Papa, colla istituzione d'un'altra legazione nello stato; fece conoscere quan- to avea operato la deputazione, ed esor- tò tulli a decretare un pubblico monu- mento a perpetuare la memoria d'un fa- vore e d'una grazia straordinaria. In nome del cardinal Pacca dichiarò, che esso avea assunto il titolo, le prerogati- ve, il potere e l'attribuzioni di Legato perpetuo della s. Sede in f^elletri e sua provincia di Marittima, a forata del mo- to-propriodi Gregorio XVI ; e che la città di Velletri era slata prescelta in capoluo- go.Quindifu letto il moto-proprio e le no- tificazioni analoghe del cardinal Bernelll segretario di stalo, de' 4 e 6 febbraio, il quale non pocoadoperossi a fivore di Vel- letri. Fu decretalo, fino alta nomina de' nuovi consiglieri e della nuova magistra- tura, a norma dell'editto de'5 luglio 1 83 1, esercitasse provvisoriamente le funzioni di gonfaloniere il conte Stefano Coluzzi. Al vice-legato provvisorio subentrò l'ef- fetti vo rog."^ Francesco de Medici de'prin- ci pi d'Ottaiano napoletano (nominato da Gregorio XVI, e non da Pio Vili come dissi nel voI.XLI V,p. 89).Così a' 12 feb- braio i832 cessò la prerogativa, il tito- lo e la giurisdizione di governatore per- petuo di Velletri, dal 1 548 esercitati da' cardinali decani vescovi veliterni.La cit- tà andò crescendo di comodi e di orna- menti, e ciascun gonfaloniere pensò a la- sciare di se memoria, con rordinaie pub- blici lavori a decoro della patria. man-

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parono succeisivameiitc altri illusili ve- lìlenii a iìoriie, ilc'quali giù feci onore- vole licoi do. Cleineule Cardinali dipoi tu compianto iti morie da'suoi cittadini per l'onore e vantaggio che recava a Velie- tri, daini tanto cimata. Contribuì al ri- sarcimento della società Volsca, ne com- pilò gli ^tU in 3 volumi; più volte ne fu segretario epoi dittatore. La pubblica bi- blioteca da lui promossa, l'ordinò e au- mentò, per cui venne dichiaralo biblio- tecario. Celebre letterato, profondo ar- cheologo, illustratore de'monuruenti pa- trii, l'elenco di sue pregiate opere riferi- sce Banco, in uno alle patrie benemeren- ze, anche per l'erezione della nuova pro- vincia di Marittima, di cui fu scelto uno de'4 consiglieri governativi, e col suo ta- lento e cognizioni giovò al buon regola- piento e interessi della medesima. L'a vv. Giuseppe Pietromarchi nobile veliterno fu di lustro alla patria, per la soda dot- trina in giurisprudenza e teologia, e mi- rabile erudizione, colla quale die alla lu- ce in Vellelri varie dissertazioni. E senza tornare suH'aigomento, i meriti del cav. Luigi Cardinali, pel quale il Bauco scris- se )a biografia, non si ponuo esprimere in brevi parole. Mirabile e raro fu il suo ingegno, col quale adunò un' erudita e scelta libreria, e potè pubblicare diverse dotte ed erudite produzioni scientifiche] perciò fu caro al cardinal Borgia e ad al- tri dottissimi ; assai slimato da'cardinali vescovi veliterni.Mg.' Bèrnetti invialo da Leone Xll in ambasceria all'imperatore di Russia Nicolò I, 1' ebbe a segretario della medesima per pontificia disposizio- ne. Sposò la marchesa M.' Anna MuliFa- pazzurri rotnana,che colle sue viriti for- mò la di lui felicità. Più volte fu segre- tario della società Volsca, e poi dittato- re. Incomparabile fu il suo amor patrio, ed anch' egli contribuì presso Gregorio X\i per l'innalzamento di essa a capo della provincia di Marittima ; perciò fu aggregato alla sua nobiltà. Fu egregia- lucule Igdalp nei fuqerultì dui eh. can.

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Luigi Angeloni con elegante discorso. Trovo nel n.° 76 del Diario di Roma del i83G, che nel settembre il cardinal Pac- ca invitò i veliterni a preghiere e alla triplice visita della Madonna dcdic Gra- zie,per lucrare l'indulgenza plenaria con- cessa da Gregorio XVI, e per la preser- vazione dal minacciante cholera, e vi si recò piu-e il cardinale. Come per la pro- lezione della B. Vergine nel seguente an- no restò illesa Vellelri dalla pestilenza, l'accennai più sopra. Mg.' De Medici fu pronjosso a uditore del camerlengato, in- di a maestro di camera, poi a maggior- domo, e mori cardinale nel jSJy. Nel maggio i838 fu destinato a presiedere questa legazione qual vice-legato mg.' lioberto Lolli di Ferentino ch'era ponen- te di consulla. Nel iSSg Gregorio XVI nuovainenle onorò Vellelri di sua pre- senza, lunedi 22 aprile. Narrano il prin- cipe Massimo, colla Fii'lazionc del viag- gio d'i Gregorio Xl' I da Roma a v. Fc' lice, il Banco, e i n. 32 e 34 del Diaria di Roma. Da Albano fino a Velletii il re di Portogallo d. Michele accompagnò a cavallo la pontificia carrozza. Sui confi- ni del territorio veliterno fu incontra- to e complimentalo da'magislrali vestiti in robboue e col treno di 3 carrozze con livree di gala, scortati dalla cavallerìa de' bersaglieri; e a due miglia fuori della por- ta Romana, il Papa vedendosi venir in- contro il cardinal Pacca vescovo e legalo, unitamente a mg.' Lolli vice-legalo,asce- se nella di lui carrozza per fare l'ingresso nella città insieme, alla di cui nominata porta sopra due torri recentemente co- struite sventolavano due bandiere cogli stemmi poiitilicii, e yi si leggevano due iscrizioni, le quali colle altre che in parte nominerò si leggono nella Relazione, e tulle SI dispensarono nel ritorno coli' o-J|| puscolo:Z^e Gregorio X FI P. O. i)I. //irli seripliones temporariae felilernac Cle- mentis Cardinali, Velitrisi839. Giunto il Papa a ore 23, in mezzo a fragorosi lieti i(ppl£((4ki di folto popolo, ueliu piai

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del Coniuiie, siiioiilò alla chiesa parroc- cliiiWe di s. Michele Arcangelo, dove già essondo esposlu il ss. ^agraiiieiitu fu cuti esso data la benedi/.i«jiie ila ti»g/ Fraiici sulIViigaiieudi Velletii, a>sisleiuiovi il ca- pilulo col seiniiiariu. Inciiiiiirìiiuitosi poi a piedi al vicino palazzo niiniicipale, il Pa- pa trovò schierati nell'atrio e per le scale la congregazione governativa, la ajagi- stralnra comunale, il corpo giudiziario, l'atUorilà militari, il corpo del consiglio, la iiobillà e gì' impiegali pubblici. Indi Giegorio XVI comparti dalla gran log- gia, espressamente costrutta nel i .°appar« lauieuk), l'apostolica benedizione all'im- menso popolo radunato nella sottostante piazza allegro e acclamante. Sopra la por- la del [)alazzo leggevansi óne iscrizioni, altra e prolissa era sulla porla della gran sala senatoria, celebrante l'istituzione del- la legazione. Asceso il Papa al superiore a[)partan)ento del cardinale, viammise al bacio del piede nella stanza del trono il clero, la magislralura e 1' autorità civili e militari, le quali poi, mentre il Papa si era ritirato nelle camere destinategli, fu- rono fatte servire di lauto rinfresco dal cardinale, che simdmente trattò con sin- goiar magnificenza, tanto nell' alloggio, quanto nella nobdtà della mensa, il Papa con tutta la sua corte. Nella raedesinta sera, fu incendialo un fuoco d'artifizio sotto al palazzo, a vedere il quale, oltre il Papa, era concorso innunierabile po- polo, non ostanlela pioggia, che neppu- re impedì l'illuminazione generale della città, e l'innalzanìcnto d'un globo arco* statico. 1 due palazzi comunali Furono il- luutinali a cera, la torre del Trivio, e i due prospetti delle chiese che guardano la piazza del Comune aveano speciali lu- minari^: tulle le vie per dove passò il Pa- pa erano ornale di festoni, e rischiarale da centinaia di faci. Dipoi tra' suoni di banda, si vide imbandita una latita meu- sa, alla quale il Papa, seduto in posto più elevalo e distinto, si degnò ammettere le pefsuue più ragyuEjiduvuli del suo segui-

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lo e della cillà, oltre il gonfdoniere con- te EUure Borgia; «:ome volle praticare ne' seguenti giorni in altri luoghi. Alle orei 3 e mezza della mattina appresso Gregorio XV l,dopoa»erammessoal bacio del pie- de il magistrato ed esternato per lutto il suogradiu)0'ito,parlìda Velletri,in mez- zo alla moltitudine che airelluosamenle gli augurava buon viaggio. Nel riturno poi a'29 aprile il Papa partito da Terracina, ed incontrato dal cardinal Pacca fuori di Vellelii, unitamente a mg.'^ LoUi che a- vea avuto 1' onore d'accotnpagnare Sua Santità a s. Felice, scese dalla propria car- rozza per salire quella del cardinale, e coti esso per porta Napoletana entrò nella cit- tà a ore 16, venendo complimentata dal cardinal Falzacappa vescovo d'Albano. Al- l'atrio della basilica catledrale, Gregorio XYI fu ricevuto dal clero e dalla n)agi- stralura , e dopo avere oralo e ricevuto la benedizione col Venerabile, si recò be- nignamente a visitare lo stabilimento de' fratelli delle scuole cristiane. Smontato indi nel pubblico palazzo, dalla loggia be- nedì l'affollato e Iripudiante popolo, e am- mise al bacio del piede l'autorità eccle- siastiche e civili della città. Dopo un trat- tenimento di 3 ore e più , nelle quali il Papa col suo seguito fu trattato a splen- dido pranzo dal cardinale, riparl'ida Vel- letri a ore 19 tra incessanti acclamazioni. Clemente Lucchiotfrì un sonetto stampa- to in Vellelri; ed ivi pure impressi furo- no l'augurio e l'invito, ciascuno compo- sto in 6 sestine dal dottore Luigi Leo- nardi,medico dell'Ariccia, limitrofa di Ca- stel Gandolfo, in nome di quel clero e po- polo per immensi benefizi gralissimi,neU l'augurare (elice viaggio e nell'invilarea consolarli di sua sperimentata benefica presenza. L'anno 1842 fu uno de'più fu- nesti e infelici per Vellelri, poiché per lo innanzi giammai vi si sperimentò il fla- gello della grandine così frequente e tan- to terribile. Diverse contrade di vigneti, e molli seminali di grano odi biade resta- rouo duliulli. Ma il più grava e tmaie-

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iiìorabìle infortunio e clisastro che piom* sopra V'ellelri e il suo territorio, fu il 26 of^oslo, che sarà tanto più ricordevo- ìli per quanto fu luttuoso e dannevole, a motivo (Iella grafuhne sterminatrice mai Così crudele dopo quella de' 10 agosto j63i , preceduta da trenjendo turbine che fece crollare anche l'abitazioni e da pioggia dirottissima non mai veduta la siinile. La spaventevole grandine diuò cir- ca 20 ujinuti, e la comune eguagliava la grossezza delle noci, e mischiata con va- li pezzi di ghiaccio di varie forme e pe- santi da 6 a q oncie. in pochi momenti questa massa di proietti stritolò tutti i cristalli delle finestre dell'abitazioni vol- te a oriente, spezzò ne' letti canali e te- gole, e fece alti i gravi danni. Non può ri- dirsi lo spavento e il timore di tutti, an- che per l'incessante scroscio de'guizzanti fulmini; (juindi generali gridi, pianti e la- rneiili. La successiva pioggia a torrenti inondò le case e le strade. In pochi mi- nuli quasi tutto il territorio fu devastato, disperse e atterrate le uve, e gran parte dell'olive e altri frutti; le vigne furono ri* dotte come nell' inverno. L'inondazione tie'fossi eguagliò al suolo vigne, canneti e «eminati di gi-ano turco; rese impraticabili Je strade rurali, strascinò ima capanna e vi restò annegato un giovanetto. Il dan- no in città fu calcolato a circa 4ooo scu- di,equellodella campagna a 100,000 dop- pie. Da 14,000 botti di vino eccellente che si raccoglievano, in quest'anno appena se ne ricavarono i5oo e cattivo, oltre la ces- sazione delle corrispondenti opere ma- nuali e de' trasporti. Ne furono conse- guenza angustie e nnserie, ma nel seguen- te anno vi furono meno risse e delitti per l'acetosità del vino. Leggo nella notifica- zione del cardinal l'acca, de' 28 novem- bre 1S42, intitolandosi per la misericor- dia di Dio vescovo d' Ostia e Felltlri, che penetralo Gregorio XVI dall' iofortunio a cui fu soggetto il territorio veliterno, e bramoso nel paterno suo cuore di soccor- rere nell'alluali ristreltezze del pubblico

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erario la classe indigente, erasi degnato ordinare che dalla tesoreria fossero posti n sua disposizione scudi 6000; avendo sotnma eguale accordata alla città di Bo- logna, abbenchè colpita da infortunii di gran huìga maggiori. Pertanto il cardi- nale fece versare tale somma nel sagro monte di pietà di Velletri, lo fece riapri- re colla facoltà d'estendere le sovvenzio- ni a titolo d' imprestito fino a scudi tre, e ordinò la restituzione gratuita di lutti i pegni per la somma non magi;iore d'u- no scudo. Nel 1843 Gregorio XVI pei* dimostrare il suoailetlou'fedelissimi sud- diti di Marittima e Campagna, volle vi- sitarne le Provincie con decoroso seguito, nel modo in buona parte descritto nel [)rincipio di quesl' articolo, co' Diari di Roma e colla Relazione del viaggio fallo da Gregorio Xf^I alle provi ncie. di Ma- rittima e Campania, del principe Mas- simo. Ora quanto a Velletri, con essi e col Dauco riferirò la 3.' visita fattale da Gregorio XVI. Lunedì 8 maggio Grego- rio XVI proveniente da Terracina, giun- to al confine del territorio di Velletri, fu incontrato dalla magistratura, la quale per mezzo del conte Ettore Borgia gli pre- sentò le chiavi della città, e più avanti da mg."^ Lolli vice-legato e da mg."^ Pac- ca nipote del cardinale, venuti a osse- quiarlo per parte del cardinal Pacca, trat- tenuto in Velletri da leggera infermità. Il Papa avendo la carrozza piena d'un'in- finità di memoriali ricevuti in tutta la strada da'contadiui e abitanti del territo- rio veliterno, ridotti alla miseria dalla de- plorata grandine devastatrice di loro so- stanze, verso le ore 20 giunse alla porta Napoletana, sulla quale erano stati inal- berati in cima alle sue due antiche torri due stendardi pontificii, con iscrizionece- lebrante il Papa, Provinciae Marittimae InstanratoriBenignissimo Vclilras ter- liuni Ingredienti. Fevmaioi'ì il Papa pres- so delta porta avanti la cattedrale, fu ri- cevuto dal suiFraganeo mg."^ Franci, dal capitolo, dal clero e dalla magistratura.

V E L V E L 4:1 Entrò nella cliiosu lulla parata eilluini- lalacorte, egregiamente lo composee de- ntila con ningiiiliceiiza , al ili cui altare dico al Pap'i, cli'era slato amico e assai maggiore, ilo v'era esposta rinimagine di slimato dal cardinale, il pronipote del nie- Maria Vergine delle Grazie, furono caii- desiniomg/ Costantino Borgia nobile ve- late in musica le litanie e dati la bene- lilerno, allora accademico ecclesiastico, dizione col ss. Sagramento. Risalito il Pa- poi da Gregorio XVI dichiarato siioca- pa in carrozza, col suo segnilo percorse ineriere segreto partecipante , indi con- quasi l'inlera città, le cui vie erano col» fermalo dal regnante successore, che pro- ine di esultante popolo e le finestre ad- muovendolo a prelato ponente di consub dobbatedi ricchi drafipi, per giungere al la^ n'è divenuto decano e vice-presiden- palazzomiiiiìcipide, in cui il cardinal Pac le del 2.° turno. Fra'rnolti sonetti che in ca, sebbene adranto dall'età e dali'inrer- lieta circostanza pubblicali furono pa- mità, non polendo reggere ali'etnozione rimenli oll'erlì al Papa, nella Relazione the provava nel sentire l'arrivo di Sua si leggono (|uelli di Giuseppe Minni, due Santità, volle calare lino a piedi della sca- di Clemente Lucclii, altro del marescial- la per riceverlo, ma la risab in portau- lo Fiorentini comandante i bersaglieri di lina per amorevole ingiunzione del Pa- Velletri, e in nooje di tale compagnia al- pa. Entrato poi il Papa nella vasta sala tro. Due iscrizioni si leggevano nel mo- comunale, si recò a compartire la soleu- naslero di s. Chiara, ed al collegio de'fra- ne benedizione all'ailoUalo popolo tripu- lelli delle scuole cristiane. Lascia fu fé- dianlej dalla gran loggia appositamente steggiala con generale illuminazione, mas- costruita e l'iccamenle addobbata, sui ili simene'principaliedifizi,e ne'palazzi |)ub- cui lati leggevansi due iscrizioni, riporta- blici e Ginnetti; e con un bellissimo fuoco te coH'allre nella Relazione e nel librel- d'artificio incendialo incontro al palazzo lodislribuitodalla magislraturacollacol- comunale, accompagnalo dall' innalza- lezioue stampala nelle medesime e inti- mento di vari palloni, e dicerie lucidis- lolata al Papa. Nella scala del palazzo era sime stelle artificiali, i di cui colori for- oltra lunga iscrizione, di gratitudine pel alavano un effetto sorprendente in mez- soccorso elargito per la grandine deva- zo alla densissima nebbia che empiva statrice. Indi il Papa passalo nel suo ap- l'atmosfera. Nel seguente giorno Grego- parlamento, si fermò nella sala del Irono rio XVI partì dopo le ore i3 da V^elle- per la cereraonia del bacio del piede, do- tri, prima consolando con un teneio ab- polaquale ritiratosi nelle succamere voi braccio il cardinal Pacca, e ricambiando- le avere seco a pranzo il cardinal Pacca, lo con espressioni cooìmoventi, senza vo- inentre a tutta la sua corte veniva per lergli permettere d'accompagnarlo per le cura del venerando porporato imbandi- scale, e lasciando vari contrassegni di sua ta una lauta tavola, in cui sedevano 5o beneficenza, fra'quali scudi 5oo da di- convitali , hi una lunga galleria benissi- stribuirsi a'|)0veri, e scodi i 5o per dotare iTjo dipinta e decorala. Nelle ore pomeri- 6 povere zitelle, oltre l'aver conferito la diane, non permettendo l'intemperie del decora/.ione di commendatore di s. Gre- tempod'uscire, il Papaammiseairodieu- gorio Magno al gonfaloniere conte lìor- za varie deputazioni e magistrali. In ta- già. Uscì dalla barriera di porta Pioma- le occasione gli furono presentati vari uà, sulla quale sventolavano due bandie' componimenti in versi ein prosa, fra'qua- re pontifìcie, con due epigrafi a'Iali, lun- li il gonfaloniere gli umiliò del suo zio le go la strada ricevendo altro grandissimo Notizie hiograficìie del cardinale Stefa- numero di memoriali, che dierono gli a- no Borgia, Roma 1 843. Questo inteves- bitanti del territorio veliterno, sempre a sante libro, che fu pure dislribuilo a lui- da lutti acclamalo e beuedcllo. Il cardi-

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nal Piicca fu quale tentai descriverlo nel- la biogralìa, ed ivi ancora gli resi un tri- IjuIo eli gratitudine, perchè nella sua sin- gol.ne heuignità verso di me, come de- cano elei sagro collegio e prefetto della s. congregazione cerenìoniale,graziosainen- te accettò la dedica dell'edizione a parte della n)ia opera storico-liturgica: Le Cap- pelle Pontificie, Cardinalizie e Prelati' zie ; che nel i84i con questi stessi tipi pubblicai in numero di mille e cento e- seniplari, tosto interamente esauriti. In- di conque'soavi modi a lui famigliari, di- chiarò il suo gradimento a voce, in iscrit- to , e con dono onorevole di bellissima scrivania d'argento, in cui primeggia la figura del cane con una penna in bocca; degiiando"si rilevare nel gentile biglietto nccompagnatorio: » Avere scelto per suo ricordo la scrivania, come scrittore, ed il cane simbolo della fedeltà , caratteristica che così bene si addice a Lei". Fra le pro- letlorie ch'ebbe, vi fu quella del romano almo collegio Capranica (F.), detto già (Iella Sapienza Fert/iana, peichè fonda- lo dal cardinal Domenico Capranica : ne riparlai ne'vol. LXX, p. 227, LXXXI V, p. 3 1 7. Questa protetloria l'esercitò pure l'immediato suo successore, ed ora l'eser- cita il cardinal Altieri. A'19 aprile i844 passò a miglior vita rotlimocurdinal Pac- ca. Dispiacque generalmente la sua pei -^ dita a' veliternij per essergli mancato il benefattore e il padre. INou sarà per pe- rire giammai in Velletri la memoria del- l'illustre e dotto porporato, che tanto fa- ticò, tanto patì, e tanto si adoperò pel be- ne della Chiesa cattolica e pe' vantaggi dello slato pontificio. Oltre i consueti suf- fragi , dipoi in Velletri la sera dell' 8 maggio 1845 la società letteraria Vol- sca. con apposita solenne accademia, re- te un tributo di riconoscenza al suo pro- iettore. Viene descritta nel n.° ^o del Diario di Roma del i845. A' 17 giu- gno 1 844 *^^^ vescovato di sua patria Fra- (jcati/u trasfei ito in (juesto il decano car- dinal fr. Lodovico Micaru cappucciuu.

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Ne prese possesso a' 1 1 per procvira di- retta a mg.' Gesualdo Vitali canonico e vicario capitolare, che in questa circo- stair/a coid'ermò nella carica di vicario generale dal medesimo esercitata sotto il cardinal Pacca. Essendo il vescovo di Vel- letri legato apostolico nato della provin- cia di Marittima, intervennero a quest'at- to non solamente gli ecclesiastici, ma an- cora il vice-legato con tulle l' autorità governalive, tribunale, magistratura e impiegati, indi agli 8 ottobre si recò in Velletri il cardinal Micara, ricevuto fuo- ri della barriera dalla magistratura e da* consiglieri. Vestitosi degli abiti pontifi- cali nella chiesa di s. Gio. Battista, di processionahnente accomprignato d al ca- pitolo e da tutto il clero si recò nella ba- silica cattedrale, dove furono fatte le con- suete ceremunie. Indi a' 5 aprile i84'> domenica delle Palme aprì la sagra vi- sita. Nella sera vi fu illuminazione per tutta la città, ripetuta nella seguente col- l'incendio di fuoco artificiale, con gran- de concorso di popolo e acclamazioni. Dopo che gli austriaci nel «744 taglia- rono i condotti che conducono 1' acqua potabile in città, quest'elemento ormai mancava, insudicienti essendo riuscite le riparazioni, ed i posteriori tentativi sem- brarono inutili per riaverla, a fronte del- le successi ve vistose spese. Nel 1842 l'in- gegnere Girolamo Romani velilerno co- minciò le operazioni che descrivee loda il Bauco, per le quali nel i845 Velletri vide sgorgare dalle sue fonti abbondan- ti acque, che mai più mancarono, prova evidente della regolarità dell'operazione. Egli si applicò ad altri miglioramenti, ma siccome volevasi distruggere tutte le vec- chie condutture di piombo, il Romani rinunziò all'incarico. Olirei delti lavori idraulici, Velletri ha di lui la parte pò- sleiiore del palazzo Alfonsi, e il palazzet- lo Corsetti sulla via corriera. Pe' lavori successivi si dovette seguire il disegno di Romani, ina costarono molto. A' 28 no- vembre 1 845 «)§.' Lolli fu proujosso a

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volante di sognaliiif», e nel «e£»n»»nte Iti vice-legalo n)g.' Slefnno de' maicliesì Entli jìonenle di consulla, «l)bievialore del parco inaqgioie e scguMario della congrega7Ìone cardinalizia tieputala per le verleuze de' pascoli di Ncpi. Con for- se unico esempio, il municipio a dimo- strale il gradÌDienlo del nnovo vice-lega- lo, r 8 febbraio 1846 gli die una gran serata di musica nel palazzo del comu- ne, con invito di tulle le magistrature della provinciale di personaggi anche ro- mani,(ra'quali il principe e la principessa Lancellotli Ginnetti. A'iS maggio 1846 sulla cillà e in parte del territorio vigna- lo cadde una grandine sterminatrice più grossa del 1842, ma meno estesa, ac- compagnata da tanta copia d'acqua, du- rando IO minuti. Gravi furono i danni. » Lunedi i." giugno passò agli eterni ri- posi il Sommo Pontefice Gregorio XVf, presso che d'improvviso cedendo al peso tl'aiini 80, mesi 8, giorni i4(«ieaveadi più; ma di ciò e di quanto facilmente po- trei aggiungere di quello che semplice- mente vado a riportare col Banco, mi ri- metto air ampiamente riferito in tanti luoghi). Conlava egli di pontificato i5 anni, 1 mesi, g giorni (anco questo com- puto è erralo, essendo i mesi 4 "^eno un giorno). Visse in diflìcilissimi tempi. Co- minciò il suo pontificato colla ribellione di quasi tutto lo slato suscitata da' rifor- matori liberali. Ciò nonostante adoperò tutti i mezzi possibili per restituire la tranquillità presso i suoi popoli. Si servì d'una rigorosa giustizia per reprimere il vizio, e per far fronte a' segnaci dei libe- ralismo. Fu tulio zelante nel suo unicio di Vicario di Cristo, the in varie parti del mondo istituì di nuovo 3c) vescova- ti (se si vuole comprendervi i vicariali apostolici, il numero è maggiore); e nel- la Gran Bretagna formò 4 nuovi vica- riati apostolici. Testimonianza infalli- hilc che la religione di Cristo non crol- la. Non mancarono contullociò uomini malevoli, che hun tentalo di calunniare

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e denigrare co' loro esecral)lli scritti la memoria di illustre e glorioso Ponte- fice: conte se il suo governo fosse stalo anarchia completa (si ponno vedere gli articoli Roma, Storia, Tesoriere, Tri- bunali DI Roma ec. ec). INè dee arrecare ciò meraviglia; perchè avendo egli per- seguitalo colla massima giustizia i setta- ri liberali, erasi tiralo addosso l'ira e l'o- dio di tutti i loro seguaci; i quali accadu- ta la morte di Gregorio XVI, liberati dalle prigioni, dalla galera e dall'esilio, sfogarono la loro bile colle più perfide calunnie contro un Pontefice degno d'o- gni rispetto e venerazione. Sentì Velelri con sommo rammarico la pei dita del suo sovrano benefattore, di cui manterrà e- terna memoria;enon mancò iidì 5 sullra- frare quella grande anima con solenni fu- nerali celebrali nella cattedrale coli' in- tervento di tutto il clero, del vice-legato, dell'autorità governative, magistratura e milizia con islraordinaria frequenza di popolo". Il Diario di Roma del 1 846 col Snppiemenlo al n. 52 descrive tali fune- rali, il dolore profondo e l'eterna rico- noscenza di Velleli i. E il precedente Sup- plemento al n. 49 riferisce le solenni ese- quie celebrate dalla confraternita degli Amanti di Gesìi e Maria, e il sommo do- lore piovalo dal sodalizio per amara perdita. A' 16 giugno fu eletto Sommo Ponteiìce il regnante P/o IX[f'.). Il can. Banco dopo aver narrato i feslcggiarnen- li fatti in Velletri perla pronta cessazio- ne della sede vacante ed esaltazione del comune padre e sovrano, dice. » Solle- vato sulla cattedra di Pietro Pio IX, in- cominciai otio non poche riforme nello stato, efìello dello svisceralo amore del Pontefice verso i suoi sudditi, che pen- sava al modo di renderli felici. Le feste, gli viva, che contemporaneamente comin- ciarono in Pioma e in tutte le città dello stalo, sul principio furono una spontanea dimostrazionede'popoli; ma ilcontiiuiar- le piìi del dovere, contro la volontà dello slesso Principe, il vcodetle iulemperan-

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ti, fu opera della farione, ohe vedeva nel- gli ohMigata pel riallacci.imento dell'ac-

le iniziale riforme il me/zo di pervenire qiie, e per la nuova condoltura delle rue-

alla mela de' suoi desideiii. Vociferavasi desime.

per Roma, che il Papa avrebbe accorda- Nel concistoro dell' i i giugno fu tra- ta l'tìinnistia a' rei politici. Qiie>ta voce, slato da' vescovati di Porto, s. Rullina e che prima era un tlcsiderio, lÌMÌf|unsi per Civitavecchia a questo d' Ostia e Velie- divenire certezza. In questo teu)po si era tri 1' odierno decano del sagro collegio sparso per Roma l'anagramma seguente, cardinal Vincenzo Macchi, e per conse- A Giovanni I\larin Dlastai Ferretti, h.- guenza divenne legalo apostolico della nn^ViWnma, Grati nomi, amnistia e ferra- provincia di Marittima, con gran con- ta via. Pio IX avea incontralo in mezzo tento de' buoni veliterni, sperando mol- ai suo stesso consiglio una forte opposi- ti vantaggi dalla sua somma prudenza, zinne per questo perdono. Gii si mette- e singoiar perizia negli affari governati- va in vista il Magico fine di Luigi XVI re vi. A.' i 3 giugno prese possesso per pro- <!i Plancia. Ma egli fu salilo nella sua vo- cura fatta a mg.' Franci sulfraganeo, col- lonlii. Cosicché il d'i i6 luglio soltoscris- ì'intervento del capitolo e tulio il clero, se il ilccreto d' amnistia, e il 1 8 fu prò- del vice-legato, dell'autorità governative, clamato. Il .*^allto Padre amava troppo consiglieri, giudici, della milìzia, di lutti i suoi sudditi, voleva la loro felicità. Ma gl'impiegati e di molto popolo. A'5 lu- gli amnistiati posti in libertà, tolti dalle glio fu pubblicalo l'ordine pontificio dei- carceri, dalla galera e dall'esilio, a fronte l'armamento della guardia civica, e si d'una grazia tanto singolare, dopo tante formò un battaglione di g3o uomini di- loro tlitnoslrazioni di gratitudine, e do- viso in 6 compagnie, con tenente colon- po solenni promesse di fedeltà costante nello nella persona del conte Ettore Bor- e di filiale venerazione alla s. Sede e al già, e altri udiziali. Il cardinal Macchi ve- sovrano Pontefice, conie han corrisposto? scovo e legato fece il solenne ingresso in colla più nera mgratitudine, collo sper- Velletri a' 29 settembre. Ira l'acclama- giuro e colla ribellione eccitata in tutto zioni deiraffollalo popolo, e con dimo- lo slato pontificio. In Veletri non vi fu strazioni d'alfetto d'ogni celo di persone, alcuno, che godesse dell'amnistia. Prova Si fecero pubbliche feste, generali lumi- certa tlella fedeltà de' suoi cittadini alla narie, ordinata e risplendente essendo s. Sede ". L'8 gennaio 1847 mg. "^ Bruti, quelladellatorredel Trivio, ed i prospet- dopo aver disimpegnato la carica di vi- ti de' due palazzi del comune e della vi- ce-legato col'a massima esattezza e retta ce-legazione a cera, ed incendio di gran- giustizia, il Papa lo nominò proconimis- dioso fuocoartificiale, oltre l'innalzarnen- sario apostolico della s. Casa e città di lo di globi areostatìci ed il canto eoa Loreto. Agli II fu dichiarato vice-lega- suoni dell'inno di Pio IX. A' 1 o ottobre lo di Velletri mg."^ Antonio Pellegiini di la magistratura, per onorare il suo car- Sonnino, di poi votante di segnatura e dinal vescovo e legalo, die solenne acca- ora chierico di camera. A' 24 maggio demia di musica con rinfresco: la sala fi- mori il cardinale Micara vescovo e lega- larmonica riboccò di spettatori. Avendo lo di Velletri, Il governo. di lui sarebbe il gonfaloniere nobile Virginio Macioli stato di non pochi vantaggi per Velletri fatto un indirizzo al cardinale, questi ri- e sua provincia. Avea buone intenzioni, spose con tale franchezza e persuasione, e l'avi ebbe eseguite se non fosse stato che destò l'ammirazione di lutti, ed ia quasi di continuo travagliato da maiat- ispecie inculcò la pace che regnasse ne- lle, e non fosse così presto sceso nel se- gli animi de' veliterni. Il n. 4o delle No- polcro. Velletri in ogni modo dev'esser- tizie del giorno di Roma del i847 ^'s*

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scrive i parlicolari ilall'tccpnnnfo solen- ne ingresso del cardinal Macelli in Vel- jetri, la presenlnzione delle chiavi della città fatta alla barriera di porla Roma- na dal gonfaloniere, mentre era salutato da loi colpi di morlari. Che disceso dal- ia carrozza avanti la chiesa di s. Marti- no, ivi assunse gli abili pontificali, e po- stosi sotto il baldacchino sostenuto da 8 distinti soggetti, preceduto dal clero se- cola ree regolare, e seguito dal vice lega- lo, da'consiglieri governativi, dalle au- torità municipali, giudiziarie e militari, dalia nobiltà, dall'intero corpo de'consi- glieri comunali, dagl'impiegati pubblici, dalla banda musicale, dalla truppa civi- ca e bersagliera, fra il suono delle cam- pane, lo sparo de' mortari, e r.tcclama- tioni eevviva dell'immenso popolo, essen- do tulle le finestre ornate »li parali, araz- zi e bandiere, processionalmente si tra» sferì alla basilica cattedrale. Ivi pervenu- to, tra il Canio M\' Ecce Sacerdo.f 3Ia- gnus, ascese al trono, ed ammise il capi- tolo e il clero al solito bacio. Terminato il canto, il cardinale recitò dentro il pre- sbiterio una dotta e tdlelluosa omelia, che commosse e riempì tutti d'ammira- zione. Terminata la sagra funzione, de- posti gli abili pontificali, risali in carroz- za, e si condusse al suo appartamento nel palazzo pubblico, residenza de' vescovi e legali. Indi da una finestra compartì so- pra di tutti l'apostolica benedizione, fra un grido fesloso e imanimedi /-'Vi'rt Pio IX! Viva l'Ein" Macchi i'cscovo e lega- to ! Dipoi il n. 97 del Diario eli Roma del 1847 narrò.Cheil cardinal Macchi, emi- nente per ogni virtù e giusto apprezza- tore delle utili riforme proclamate dalla sapienza di Pio IX, mentre dimorò inVel- leiri 5o giorni, si die a lutl'uomo a con- solidare un uugliore e felice avvenire a* veliterni che ama con alletto paterno. Le prime sue sollecitudini aveile rivolte al suo pastorale ministero, aprendo di per- sona la sagra visita a'3 ollobre, ed ema- liaudo vari decreti e oidinamenli a tu-

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tela delleamministrazionide' luoghi pii. Desideroso del bene s[)irituale dell'ani- me, visitò in tutte ledoMieniche gli oralo- rii in cui s'ammaestrano le giovinette ne* rudimenti di nostra s. Religione; ed inter- rogandole su alcune parti della dolliina cristiana, premiò le più valenti. Pontifi- cò nella cattedrale nella festa d'Ognissan- ti, pronunciando dopo l'Evangelo dotta paterna omelia. Amatore dell'istruzione pubblica, volleassisterea'sag^i calle ptd)- bliche conclusioni tenute da' seminari- sti, nelle scuole comunali, e piesso i mi- nori osservanti, conferendo di pro[)ria mano i premi ed esortando i giovani allo studio. Fondò una scuola notturno pres- soi pp. dottrinari, e su tale esempio il mu- nicipio istituì altre scuole serali e l'aflidò a'fratelli delle scuole cristiane; quindi r una e l'altre furono inaugurate dal cardinale con acconci discorsi, commos- so dal vedere 3oo giovani volonterosi di prò fi l la rne.Si occupò ancora d'utili prov- vedimenti per migliorare il patrimonio municipale, la servitù de' pascoli, il ma- teriale delle carceri, la pubblica istruzio- ne, il gravame di qualche dazio comu- nale, e il compimento dell'incominciato edifìcio del teatro, a tutto nominando np- posite commissioni. Sotto la sua presidou- za apertosi il consiglio provinciale, fu an- che deliberalo d'impiantare in Velletri capoluogo uno stabilimento agrarif) per l'educazione de' giovani poveri eabbiui- donali, e d'offrire al governo 2000 scudi per r armamento della guardia civica. Allietò di sua animatrice presenza l'aula municipale nell'adunanza de'26 ottobre: parlò da vescovo e da legato, ramineu- lando i morali e civili doveri che incom- bono a un corpo rappresentante l'infera città. Inoltre il cardinale die contiiuii e splendidi trattamenti, fece giornalmen- te dispensare copiose limosine a' poveri, dispose In restituzione di lutti i pegni di 5 paoli, fatti nel s. monte da' 1 3 giugno sino allora. Tanti olili provvedimenti e beneficenze eccitarono ne' velitcrui una

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pubblica dimostrazione nella sera de' i4 novenilnc precedente alla sua partenza, la quale seguì previa altra della guardia civica, che agli encomi del cardinale cor- rispose con claoiorosi evviva e con innal- r.ire sulle baionette de' fucili i loro cap- pelli, partendo benedetto da tutti, quale amatissimo padre e pastore. Il can. Bauco scrivendo accuratamente anche la storia contemporanea (che io scrissi nel citato orticolo e con [>\ii diffusione ne' relativi, ondecjui mi limiterò ad appena accennar- Ja, per quanto riguarda Velletri e sua pro- vincia), passa a narrare la creazione della consulla di slato fatta dal Papa, e nomi- nando per la provincia di Velletri 1' avv. Luigi Santucci patrizio velilerno a con- sultore tli stato. La promulgazione dello statuto fondamentale del governo tem- porale negli stati della Chiesa de'r4 niar- zo 1848, eie corrispondenti festive dimo- strazioni, onde in Velletri si tennero i comizi per l'elezione del deputato al col- legio elettorale de' 4 governi di Velletri, iJegnijCori (al cui paragrafo parlai dell'in- tera annessione del suo governo a questa legazione), e Valmontone,i maggiori vo- li essendosi riuniti a favore dall'avv. Fe- derico Galeotti, e del cav. Luigi Cardina- li, prevalse il partito del i.°non senza pa- lese intrigo e così restò eletto. » Si disse allora per la città. Scelta opportuna: poi- ché questi non sono tempi di Cardmaii, ma di Galeotti ". Dopo qualche mese il Galeotti rinunziando, la maggioranza e- lesse in deputato il conte Ettore Borgia. Decretatosi dal Papa l'arrolamentod'un esercito di volontari per la difesa dello sta- lo, per guardare i confini del Bolognese e Ferrarese, Velletri presentò 60 giovani co' lorouniziali,a'quali furono dati scudi6oo per oblazioni contribuite dal cardinale e dal clero secolare, inclusivamente alle monache. Protesta Bauco, non intende- re descrivere tutte le scene luttuose e i terrìbili disastri, che piombarono sopra Roma (F.) e sopra lo stato contro la So- vranità della s. Sede (/-'.), la Religione,

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ì suoi ministri, i pacifici sudditi, avendo- ne tiat tato iimumerabili scrittori; ma sol- tanto registrare le cose che hanno relazio- ne con Velletri, ed io in breve ripeterò. Riempita Roma di f;icinórosi rifuggiti da ogni parte dell'Europa per iscampare l'ul- timo supplizio; ivi chiamati da'capi della fazione liberale, i quali aveano stabilito di dar da essa principio alla vasta rivoluzio- ne. Questi settari segnarono ogni loro traccia d'orribili delitti, facendo palese al mondo a qual segno possa giungere l'in- gratitudine. Essi insultarono la pazienza di quel Sovrano Pontefice, che avea po- co prima loro donato il perdono, la patria, la libertà, lecariche, gli onori. Il i 5 no- vembre 1848 ucciso il suo i.° ministro conte Pellegrino Rossi nel momento che andava a rappresentarlo nelle camere, si giunse nel seguente obbrobriosamente ad assalire ilPapa a mano armata nel pro- prio palazzo sulQuirinale col cannone, col- l'incendio, col l'uccisione del prelato Se gretarìo delle. Lettere latine, e col disar- mo degli Si'izzeri guardia pontificia. Gii fu imposto di notte di formare un ministe- ro a volontà del sedicente popolo, e di no- minarvi taluno ancora di coloro ch'erano a capo della più vergognosa rivoluzione. A. vista di tali esecrabili attentali intimori- li i cardinali, e per consiglio del Papa, cercarono di porsi in salvo con uscir da Roma, ed il cardinal Macchi giim<e in Velletri a' 20 novembre e partì il 28 per Gaeta, Il Papa non poco costernalo pe* tragici attentati avvenuti sotto i suoi oc- chi, maggiormente fu compreso di spa- vento allorché fu accertalo, che a'26 del- lo slesso infausto novembre i rivoluziona- ri aveano determinalo di consumare un assassinio esecrabile ecompleto nella stes- sa sua santissima persona. Appena sep- pe r iniquo divisa mento, si raccomandò a Dio, e si rimise allo zelo de' ministri delle potenze estere, e fece risoluzione di partire e fuggir da Roma, benché guar- dato a vista e perciò con giave rischio. Nella sera de' 24 novembre colle vesti iH

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V E L semplice prete uscì di Roma, passando perVelIelri alle ore 5 italiane, dovecam- Lio i cavalli nella posta, e nel seguen- te felicemente giunse a Mola di Gaeta. Ivi nominò una commissione governativa per Roma, che non fu riconosciuta; e i deputati nominarono in vece una giunta provvisoria, ìndi i rivoluzionari resi più audaci pubblicarono in Roma la costi- tuente. Avendo la giunta stabiliti presidi pel governo delle Provincie, per Velletri nominò il conte EttoreBorgia ai gennaio del memorabile 1849, il quale prese pos- sesso a' 1 5, e poscia si nominarono nuovi consiglieri governativi. Il Papa Pio /A' le- vò intanloalto la sua voceapostolica, pro- testando avanti a Dio e in faccia a tutto il mondo contro tanti gravi e sacrileghi attentali, come prima di partir da Roma avea fatto co' rappresentanti delle corti d'Europa e di altre nazioni, e fulminò la Scomunica maggiore contro coloro che aveano dato opera a' falli diretti a dan- no della pontìHcia sovranità, e special- mente contro la costiluente.ln Velletri la mattina degli 8 gennaio trovossi alla por- ta della cattedrale adissa copia di tale scomunica, pose in bisbiglio la città, e nella notte fu strappata. D'ordine della giunta convocata in Velletri l'assemblea nazionale per l'elezione del deputato del- la provincia di Marittima per la costi- tuente, restò eletto Luigi Novelli veliter- no a' 22, In questo giunsero da Roma in Velletri 25o soldati finanzieri indiscipli- nati, che assaltalo il convento de'minori conventuali, vi entrarono di forza e de- rubarono, con indicibile spavento de're- ligiosi. Finalmente l' assemblea costi- tuente in Roma avendo decretata la de- tronizzazione del Papa, e la Repubbli- ca Romana, questa fu proclamata in Campidoglio a' 9 febbraio; e nello stes- so giorno si recò a fare altrettanto in Velletri il tenente colonnello Bartolo- meo Galletti con 800 soldati della le- gione romana, di che nella sera fecero gran festa i repubblicani. Quaulo suc- ▼Ot. xc.

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cessivamenle fece la repubblica, Io de- plorai ne' ricordati articoli e altrove. » Il popolo poi, che riconosceva e invocava l'assemblea, non era il popolo dello sla- to ron)ano, il quale, pacifico per natura, fu intimorito, e lasciossi imporre un gio- go che abborriva sotto la democratica ti- rannia, li popolo invocato dall' assem" blea era una fazione di uomini facinoro- si,irrequieti, per la maggior parte spianta- ti, di una plebaglia corrotta: era un bran- co d' avventurieri audaci, senza onore, senza religione. Il vero popolo è un ceto della moltitudine razionale stretto dal- l'unione concorde, e dal consentimento della giustizia e dell' utilità. Questo po- polo al certo non poteva creare la repub- blica romana, la quale era immorale, ir- religiosa e violalrice degli altrui diritti ". A' 12 febbraio cacciati a forza i carme- litani dal convento, in questo si formò l'ospedale militare. Anche in Velletri u- sci la legge della demaniazione de'beni ec- clesiastici, e fu nominata la relativa depu- tazione, che senza scrupolo accettò l'in- carico, non potuto effettuare per la bre- ve vita della repubblica; alla quale pre- starono intanto a' 4 marzo giuramento di fedeltà le truppe, e in seguito tutti gl'impiegati furono obbligati all'adesio- ne. L'ii di detto mese nell'assemblea comunale si formò il nuovo municipio; il presidente, anziani, segretario, tutti ac- cettarono: ed in casa Borgia si aprì il cir- colo democratico VolscOy con presiden- te e segretario; democratica ri unione che poco durò, per le scissure insorte tra' re- pubblicani. A' 1 3, dopo il solenne pranzo democratico delle truppe, fu innalzato l'albero della libertà innanzi al quartiere della piazza del Trivio, fra le grida e il suono delle bande, oltre molti discorsi democratici. Nel seguente e con dispia- cere de'buoni fu posto un gran berretto repubblicano sulla Croce del campanile di s. Maria del Trivio. A' 2 r formatosi il consiglio municipale, indi a' 24 elesse il goufaloniere e 4 anziani, e fece slam- 4

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jiare pe' soli velilerni 2000 scudi di car- ta moneta. Si feceio piil)l)liclie pregliie- le pel felice successo deiraimi repubhli- cane; menlre nelle feste e ne' canti not- turni, era grido ordinario: morte n pre- li. In Velletri ninno del clero si mostrò repubblicano, tranne 3 non velilerni. Per brcTilà tralascio altre notizie mbanp, propiiedella luttuosa circostanza. Dimo- rando il Papa in Gaeta nell'ospitìilissinio regno di JNapoli, circondalo dall'iunoro- see riverenti cure del religiosissimo Fer- dmando II re delle due Sicilie, invocò da vari sovrani la loro difesa de'domiuii del- la s. Sede, e aiuto per liberarci fedeli suoi sudditi dall'anarcliia.E siccome l'Ausilia, la Francia, la Spagna e il regnodelle due Sicilie si trovavano per la loro posizione geografica in situazione di poter solleci- tamente accorrere colle loro armi a ri- stabilire negli stati della s. Sede l'ordine sconvolto da una fazione di settari, il San- to Padre domandò loro l'intervento ar- mato e prontamente l'ottenne. L'arma- ta della repubblica fiancese proveniente da Tolone a' a') aprile 1849 imbarcò a Ci- vitavecchia,e a'3o trovossi sotto Uouia ; perchè la nazione francese volle I' onore d' operar sola contro i repubblicani che difendevano Roma, onde far cessare la lo- ro oppressione,e dopo vari comballimen- li l'esercito francese vi entrò a'3 luglio. A'29 aprile l'esercito napoletano capila- natodallo stesso reFerdinando 11 penetrò nello stato papale, e si fermò in Terraci- na. III. "maggio il preside e il comandan- tedella piazza di Velletri l'abbandonaro- no; si ritirò la magistratura repubblica- na, e vi fu soslituila una rappresentan- za di cittadini, per ovviare qualunque di- sordine nella città, speciahnenic pel pas- saggio dell' esercito regio, alla lesta della quale fu postoli cav. Giovanni Giaziosi con molti altri onesti e buoni cittadini. Si elessero 3 deputali a provvederle veltova- gliee lecaserme,oltre quello [tergliallog- gi eallriuniziali.A'2 maggio avviciniMiilo- siresercilonapoletaDO,ilrefucompliiueu-

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laloa 5niiglia Itmgì dalia citlà da due de- putazioni del clero e del comune. Intanto filili i preparativi per ricevere l'esercito, allerrato l'albero della hberlà, levato il berrettone repubblicano dilla Croce del cauqianile del Trivio, furono innalzale l'anni pontificie sidla porta Napoletana, nel palazzo della legiizione e nella caserma de' Ciirabinieri, i (piali ripresero la coc- carda papale. Alle ore 18 giunse in Vel- letri la vanguardia, ed alle ig cominciò l'entrala deli'e^ereilo. II re marciava nel mezzo delle schiere accompagnalo dal fratello d. Francesco di Paola conte di Trapani, dal cognato d. Sebastiano in- fante di Spagna, dallo stato maggiore e dal commissario apostolico mg.' Dome- nico Giraud, suonando a fesla tutte le campane della città. L'esercito contava circa 8000 uomini, numerosa cavalleria, 2000 pel treno, 3 batterie di cannoni di varie misure, moltissime casse di mu- nizioni, carri, bagagli e tulli altri attrez« zi di guerra. All'ore 2 r il re scese di ca- vallo avanti l'atrio della cattedrale, rice* vuto dal capitolo in abito colla Croce co- rale. Entralo in chiesa orò innanzi il ss* Sagramenlo esposto nell'altare maggiore^ e ricevuta la benedizione si diresse a vi4 sitare l' immagine miracolosa di Mariag ss. delle Grazie, e volle che si recitassero le litanie. In questa occasione si ammiri anche da' velilerni la particolare divo- zione e spirilo di religione di Ferdinanda 11. Accompagnato dal capitolo sino alla fine dell'atrio riraonlò a cavallo, e allora r esercito seguitò la marcia. Le finestre delle case erano parate, e il popolo eoa contiuueacclamazioni ripetè: VìvailRe^ VWa Pio JX. Appena giunte le prime file sulla piazza del Trivio s' impossessa- rono del quartiere civico, disarmarono^ la guardia e gli ulficiali, commciando a maltrattare lutti coloro che coltivava- no la barba (segno stabilito dalla setta, dice liauco): in un momento tutte le bar- be furono rase; egli uomini apparvero allora uomini, non mostri e orsi (sic). Il

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re fu alloggiato nell* nppaiiamenlo del cardinale, e tiitli gli iil{Ì7.iali ebbero al- loggi convenienli al loto grado. Le trup- pe occupa loiio le caserme, tutti i conven- ti, il seminario: la maggior parte dimo- rava sulle piazze, fuori della barriera e della porta Napoletana. A'3 maggio giun- se in Velleiri un fratello del re con un corpo di circa 3ooo uomini. La guardia civica fu sciolta d'ordine del Papa, edi- sarniE^ta. Il re ricevè il capitolo, benefi- ciati, curati e seminario; e si portò sul- l'altura de' cappuccini, per considerare quella meravigliosa posizione. Mg.'^ Gi- raud per comando sovrano destinò pro- legato della provincia di Maritticna l'avv. Raimondo Alfonsi. Nella sera fu illimii- nata tutta la città, e i due palazzi del co- mune e della legazione a cera. A' 4 mag- gio parli lutto l'esercito alla volta di Genzano, ed il re volle prima ascoltare messa nel santuario della Madonna del- ie Grazie, coli' assistenza del capitolo, e fece larghe limosine. Alle ore 20 giunse in Velletri da Valmonlone un distacca- mento di 4000 uomini, compresa la ca- "valleria,con numerosa artiglieria e baga- glie. In questo giorno fu ripristinata l'an- tica magislralura, i consultori, i tribuna- li. Il re avea formato una colonna mobi- le di truppa in massa composta di citta- clini per guardare il territorio veliterno, con suo soldo e coccarda, nominando per capi Giuseppe Caprara eMarco Scipioni. La truppa venuta da Valmontone partì b'5 maggio per Genzano, e nel seguen- te fece altrettanto un treno di carri di munizioni provenienti da Terracina. Nel- la mattina de' 7 corse voce che in Val- montone era apparsa la divisione repub- blicana del general Garibaldi, e che vo- levasi piegare su Velletri. Ciò udito i cit- laduii sprovvisti di difesa pensarono di salvarsi, e la città restò spopolata. All'i- stante fu spedita una staffetta •- * " coo al re perchè soccorresse Velletri, e sen- za indtigio il re mandò una colonna di 4000 tra fanti e cavalli cou artiglieria.

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Nel seguente il distaccamento dopo a- scoltata la messa, partì alla volta di Val- montone, ed a'g s'imbattè colla divisio- ne repubblicana, e seguì tra loro una scaramuccia presso Palcstrinn, con po- chissima perdila tra le parti. A' io tor- nò da Galestrina in Velletri l'armata na- poletana,che seguitò la marcia perla Ric- cia. L' I i giunse d'Albano in Velletri una colonna regia di 2000 uomini con caval- leria e 4 pezzi di cannone, e tosto forti- ficò vari punti della città, con ripari al- le fosse che la circondano, demolendosi il ponte che conduceva alle mole di Gin- netti Lancellolli ; ed a' 16 arrivò altra truppa regia da Valmontone con 20 ar- restati e 3 carri di fucili presi nella pro- vincia di Campagna. Nella mattina de* 17 i soldati dopo la niessfi partirono per Castel Gandolfo; ma nel seguente si vociferò con certezza che Garibaldi colle truppe repubblicane erasi presentato a Palestriua, a Zagarolo e Valmontone, onde subito ne fu avvisato il re. Peronel- la sera cessolo Velletri la costernazione all'ari ivo di buona parte dell'esercito con molta arliglieria,reduce d'Albano e dalla Piiccia, e nel seguente giunse anche il re co'suoi fratelli e il commissario aposto- lico. Questo movimento retrogrado che destò meraviglia ne' veliterni e luoghi convicini, derivò come notai altrove da questo. Che mentre in Roma eransi co- minciate le trattative coU'inviato straor- dinario di Francia, Ferdinando di Les- seps, ora preoccupato nel grandioso ta- glio dell' Istmo di Suez, il triumvirato repubblicano vide il partito che poteva ricavare da questa nuova posizione, che lasciavagli tempo a respirare per par- te degli attacchi de' francesi, e senza ri- tardo audacemente decise -una spedizio- ne contro l'esercito napoletano ; giacché pendenti le negoziazionicoU'inviato fran- cese, con iscaltrezza tirate in lungo, po- teva disporre di gran parte delle truppe che slavano inoperose in città, in numero di 1 5,000 COQ 1 2 pezzi d'artiglieria diri-

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geodosi alla volta di Velletii. 11 re Fer- dinando U.conosciuto che l'esercilo fran- cese cnoiandato dal general Oudinot vo- leva solo la gloria dell'espugnazione e li- beiazione di Roma, se i trattati non si accordavano, o per altri motivi, ordinò il ritiro del suo esercito nel regno. Dava egli riposo alla sua truppa in Velletri sa- ltato 19 maggio, quando l'esercito repub- blicano uscito da Roma a' 16 e 17 sotto il comando del generale in capo Rosel- li, de' generali Masi, Galletti avvocato, Garibaldi eBartolucci generale di caval- leria, e de' colonnelli Manara, Bartolo- meo Galletti e Marchetti, si diresse sotto Tivoli, equindi a' 1 8 a Zagarolo e Mon- te Fortino, mosse la mattina di detto 19 per Velletri. Circa le ore 1 1 italiane si vociferava per Velletri che Garibaldi col- la sua divisione era giunto a Lariano, sen- za che i condottieri napoletani avessero poste sentinelle avanzate verso quella parte; onde avvisatone il re, che riposa- va nel palazzo municipale, ordinò che tutto l'esercito si ponesse sull'armi, ed e- gli stesso comandò la truppa, ch'era ac- campata nella vasta piazza del Trivio, e la fecesituare nel palazzo Ginnetti Lao- cellotti con duepezzi d'artiglieria impo- stati nei cortile, onde i soldati occuparo- no que' grandiosi loggiati che a levante scoprono la campagna. Fu spedita una numerosa compagnia di cacciatori a ca- vallo verso Lariano per fare delle scoper- te. Questa s'imbattè colla divisione Gari- baldi, che senz'ordine del general Rosel- li mosse da Monte Fortino per Velletri, per cui si trovò solo in quest'attacco. Si venne all'armi, e nel primo scontro Ga- ribaldi cadde dal cavallo feritogli e fu in grave pericolo; poiché il maggior Colon- na napoletano era per farlo prigioniere, se un suo lanciere non l'avesse salvato dandogli il proprio cavallo, e il suo dilet- to Moro non l'avesse coadiuvato ucciden- do con colpo di pistola un tenente napo- letano che avea investito di fianco il me- desimo Garibaldi ; ed il Moro nel se-

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guente entrò in Velletri ferito. Questa zullà accadde nella contrada Colonnella circa due miglia dalla città. La cavalle- ria napoletana stretta sulla strada senza potersi stendere impedita dalle folte siepi delle vigne, bersagliata dalla fanteria re pubblicana impostata dentro il vignelo,ri costretta a retrocedere,dopoaver perdute 26 soldati con un tenente ; non minori fu il numero de'repubblicani periti. Cìv- ca le ore i/^h\ fragore della moscbetle ria dell'accennato attacco, si die movi, mento a tutto il regio esercito. Uscì fuo' ri della città un battaglione di fanteria quasi mezzo miglio, il quale evitando li pubblica via,si sparse nelle sovrastanti vi gne,dove trovò imboscate e insidie per o- giii parte; si difendeva, ma eragli diilici« le offendere i repubblicani impostati nascosti a guisa della caccia de' daini. Gli convenne ritirarsi. 1 morti superarono il centinaio, molti furono i feriti e 3o i pri^" gionieri. Mentre ciò avveniva al di fuori/ considerando il re chel'assalto da tentarsi da' repubblicani sarebbe stato di conse' guenza, perciò ordinò che d'ogni parte si munisse la città. Qtiindi verso l'ore 16 fu- rono trasportati e impostati 5 cannoni sull'altura de'cappuccini con 2000 fucili! ri; e 2 cannoni furono collocati nella saliti che batlevanola strada in Via Lata. NelU sottoposta vigna Fortuna il casino si guar ni di 200 soldati. Sul rauraglione dellj barriera si posero 6 pezzi d'artiglieria, ( guardavano losbocco del ponteeil vigne to sottoposto, con numerosa fanteria. Ut cannone era sul cancello di ferro degli or ti Ginnetti Lanceliotti. Una linea di nuJ merosi soldati cominciando dal mura della città prossimo al lavatoio di Meta< bo, stende vasi lungo gli orli sino al sudi detto palazzo. La porta Napoletana ben munita d'artiglieria e soldatesca. La parte di ponente e nel convento di s. Fran- cesco, e nell'alture della Coroncina, de' pubblici granai e del convento del Car« mineeraguardatae difesa da più di 2oo< soldati. Siccome la cavallerìa di cin

VEL 3ooo uomini restava inoperosa, impedi- ta da' continuali vigneti circondali da Tolte siepi, fu disposta in modo che dal- la porta Napoletana progredisse divisa io vari corpi fino al ponte dell'Incudini, 4 miglia lungi dalla ciltà. In alcuni col- li di quella campagna erano stati im- postati diversi cannoni, e guardati da multi picchetti di cavalleria. Seguiti gli accennati attacchi, si unì alla divisione Garibaldi la legione romana comandata dal colonnello Bartolomeo Galletti. Si a- vaiizaroiio queste truppe a tiro di rao- sclietto a zufTa sparpagliata. Sperimenta- vanogravi danni non solo dalla raoschet- feria nnpoletaiia, ma più dalle mitraglie e granate dell'arliglierie, che fulminava- iiu dall'altura de' cappuccini, dal palaz- zo Ginnetti e dal cancello di ferro degli orti omonimi. Appena i repubblicani scoprivano dalla verzura delle vigne, da' ripari degli alberi, delle siepi, de' poggi, delle case rurali e delle grotte, le quali cose tutte servivano loro di barricate, non si salvavano. Essi aveano impostalo due pezzi d'artiglieria sidla strada pro- vinciale innanzi al cancello della vigna del cav. Cardinali circa un buon miglio distante dalla città. All'ore 21 venne a' repubblicani un rinforzo di due batta- glioni della linea, per cui falli più ani- mosi, senza comando si dierouo a rotta per quelle spaziose vigne, e rannodatisi in quadriglie, gruppi e drappelli, avvici- nandosi alcuni fino alle fosse della ciltà, restavano sagrificati senza speranza d'al- cuna conquista. Laonde dall'ore 2 i sino alle i^e mezza il fuoco dell'artiglierie napoletane, e quello della moschetteria d'au)l>o le parti fu raddoppiato e spaven- toso. Una parie del i.° battaglione della linea sotto il comando del colonnello Marchetti fu inviala sulla via postale per tagliare la ritirala alle truppe regie, eoo promessa di Garibaldi che avrebbe spe- dito altra fanteria e uno squadrone di ca- valleria. Questa truppa partendo dalla Colouuella per vie segrete non ballule,

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giunse a penetrare sino alta via suddet- ta circa un miglio e mezzo da porta Na- poletana. Ivi trovaronsi 4 uiule cariche di biscotto guardate da pochi soldati che dieronsì alla fuga, lasciando le bestie e il carico. Poco dopo i repubblicani veden- dosi circondati da un corpo di circa 5oo uomini,allora ilMarchetti,che inutilmen- te avea aspellato il rinfoi-zo promessogli da Garibaldi, ordinò la ritirala. Presela sua truppa una vantaggiosa posizione, ricevè molestia alcuua da'napolelani, e circa la mezzanotte tornò nel quartie- re generale di Garibaldi posto nella vi- gna di Francesco Mauimucari. Già il re Ferdinando 11 co'suoi fratelli, lasciali gli ordini opportuni, era partilo da Vellelri circa le ore 1 8. Si pose egli alla testa della cavalleria impostata ne'culli dell'accenna- ta contrada dell'Incudini. Nella notte del 1 9 al 20 l'esercito napoletano abbandonò la città e rientrò nel regno. Il generalis- simo repubblicano Roselli, cogli altri ge- nerali Masi.avv. Galletti, Barlolucci e il colonnello Mauara colle loro numerose divisioni si tennero mollo lontani dal luo- go del combattimento, vi presero par« te alcuna. Pensa Dauco, che se fra que- sti generali non vi fosse slata scissura, se fossero stali esperti e coraggiosi, con for- ze così imponenti e con in:provvisa sor- presa tutti uniti col general Garibaldi, avrebbero potuto impadronirsi di Velie- tri, e recare gravissimi danni all' eserci- to napoletano. IVIa disunite le forze, i re- pubblicani riportarono vergogna e som- alo pregiudizio : tornarono a Roma colle mosche in mano, dopo avere ricevuta una buona lezione. Veramente non vi furono battaglie propriamente, ma piuttosto si pouno dire scaramuccie, attacchi e com- battimenti particolari alla spicciolata. La perdita de'napoIetani,da diesi ritirarono il) città, non oltrepassò fra morti e feriti il numero di 20. Quella poi de' repubbli- canijde'soli feriti superò il mezzo migliaio, de'quali ne morì una metà; a proporzione furono gli uccisi, di cui aou si potè co-

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uoscere il uiirneio pieciso. Si è costan- tetuente dello in Velletri, clie i morii su- |)erarouo il tuigliaio. Basti il dire, che della legione lomana coiidolla dal colon- nello Gulletti e composla d'8oo uomini, ne restarono 200 soli, per cui il colon- nello tornalo in Roma fu dal Iriumvira- ralo promosso a generale. Nell'avvicinar- si l'esercito repubblicano, i veliterni con- cepirono gravi timori pel disastro ch'era per sovrastare alla patria, e cercarono il modo di salvarsi, quelli specialmente che uveano mostralo attaccamento al Papa o ch'eransi compromessi accettando o riassumendo le magistrature. 1 preli e religiosi già minacciali di morie da' re- pubblicani, eccello pochi nascostisi in città, tutti fuggirono insieme co' secola- ri nel regno di iNapoli, o ne' paesi cir- convicini, ne' boschi e nelle vigne lonta- ne. Le Clarisse furono costrette abban- donare il loro monastero, situato sulla piazza della Carriera, e ritirarsi in quel- lo delle teresiane, che rimane nell'inter- no della città. Lo strepito incessante del- l'artiglierie e della ruoschelteria per io ore continue, produsse indicibile spa- •venlo. Le chiese restarono chiuse per diversi giorni, cessò il suono delle cam- pane, né trova vasi chi amministrasse isa- gramenli : fuggirono persino gli operai delle vigne. iNon pochi soldati repubbli- cani atterrate le porte delle cantine, del- le grotte e de' casini, li saccheggiarono, portarono via e consumarono considera- bile quantità del «niglior vino. L'autore del Soininario storico degli avveiiiiiitn- ti che occorsero negli Siati della s. Se- de da' i4 novembre 1848 all'ingresso de' francesi in Roma, ivi pubblicalo nel i85o, giustificando la leale e religiosa condotta diFerdinando li, uellj'intervenlo per difesa del Papa, quanto alla sua riti- rata colle truppe dal territorio romano, dice l'opinione piìi comune si fu. Che il re in conseguenza di diplomatiche intelli- genze era persuaso di non incontrare la uiiuiaia resisleuza uell'occupaie le prò-

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V E L vincie meridionali dello sialo pontifici Che inteso l'arrivo dell'inviato fiances in Roma, stava tranquillamente in Ve letri, in attenzione di vederne lo sciogli- mento. Che qualunque ne fosse l'evenla riteneva per cosa certissima, che i frani cesi non avrebbero permesso, che pen-. denti le trattative il governo dominante in Pioma potesse mandare contro di lui le sue truppe, ed avrebbero ii» ogni ca- so impedito la spedizione. Che vedendo- ci invece iuaspettalamenle assalilo dal migliore e più forte nerbodi forze repub» blicane,supponesse seguito un improvvi- so accordo a suo danno, e che perciò sde- gnatosi rilirasse,e poi ne movesse querelo a'francesi per non essersi opposti allaspc' dizione contro di lui. 11 general Uose Ili saputo che l'esercito napoletano avea ab bandonato Velletri, nella mattina de'ac vi entrò con tutto l'esercito repubblicai no verso le ore io. Si disse, ch'era sta U promesso a' soldati il totale saccheggit della città, ma che a questa risoluzione si opponessero il general Galletti e il co- lonnello Galletti; nondimeno i soldati J Garibaldi derubarono e saccheggiarono il collegio de'dottrinari.i conventi de'cap puccini e de' minori osservanti, il semi' nario e il monastero di s. Chiara, da do ve trasportarono tutti i letti nell'ospedali militare pe' feriti, oltre il saccheggio d diverse case de'particolari. Presero qaai" tiere ne' detti conventi e in quello de conventuali, nel seminario e nelle caser uie, e convertirono in istalle le chiese d s. Maria del Trivio e di s. Lucia. Poser< numerosa guarnigione nella barriera a porla Napoletana. E siccome tutta 1 truppa era alfamata, gravissimi dan recarono a' fornari e venditori di co mesiibili. Il consiglio e la jnagistratur della repubblica ripresero il governo dei la città. Fu rialzato l' albero della liba là, e si posero bandiere repubblicane n due palazzi del comune e della legazi ne, e nel quartiere, dopo spezzate l'ari ponlìOcie. Si fecero luminarie, t: a ceti

V E L V £ L S5 ne' detti due palazzi à' 3 i i sulcliiti se- riuusaiido di anelare nelle caserme pre* guiluruiio iiiipuneiuenle a sacclieg;^iai'e paiate, si sparsero perla città, e all'iui* ie case de' papalini, e quella de' fratelli piuvviso uccuparonu l'ubìtazioni de'cil- delle scuole cristiane; non mancarono ladini, il die produsse confusione e nial- curcerazioiii, ed in Giuliano imprigiona- contento, (incile dopo la mezzanotte il runo l'arciprele Santurri clie fucilarono generale ad istanza della cuagistratura iiiAnagni barbaraniente.La truppa par- ordinò die si ritirassero. A' c) partirono ti, seco conducendosi una carrozza del per Genzano aSoo soldati, i ({uali furo- carduial Macchi, e lasciando in Vellelri uo ricltiamati l'i ( dal general Cordova, una guarnigione. A' 2/4. da Roma l'u spe- perchè Garibaldi co' suoi masnadieri si dito il nuovo preside Alfredo Cardinali, aggirava ne'contorni della provincia, e li Mentre a' 3 luglio i francesi erano en- fece marciare coU'artiglieria a Valinon- tiali in Roma, in Velletri giuuNe l'avvi- Ione. Il ritiro degli spagnuoli da Genza- 60 d'alleslireGooo razioni e 1000 forag- no avvenne ancora, perchè i francesi ol« gi per l'esercito spaguuolojdie sino duH'B tre Roma doveano occupare la sua Co- giugno era in Tenacina. Nel'dì seguen- marca. A*i4 venne da Valmontone par- ie il preside repubblicano obbandunù la te di detto esercito culi' artiglieria, ed a' cillà, col comandante di piazza. Uscito da ij fìnaUuente con editto si ripristinò il Pionja Garibaldi, culla sua masnada, di- governo pontificio, e gli antichi iuipie- ligendosi verso Tivoli, si proponeva fa- gali a'ioro uliizi. A'22 onorevolmente si le una scorreria a Velletri per porvi con- scoprirono nel palazzo legatizio l'armi tnbuzioni, perciò inviando esploratori, dei Papa e del cardinal Macchi, e nella che fuggirono sentendo giunta la van- cattedrale si cantò solenne Te Dcuiit. guardia spagnuola in quel punto, cioè a con luminarie nella sera e concerto delle ore 1 7, provenienle da iiezze, la quale bande spagnuole. A'28 parti la cavalleria «ubilo abbattè l'albero della libertà. L'è- e 2 compagnie di fanteria perPaleslrina ; Selcilo entrò a ore 20 composto di dodo ed in Velletri gli spagnuoli si fortificarono combattenti con 8 pezzi d'ai tiglieria, con sull' altura de' cappuccini con 8 pezzi di curi di munizioni e bagaglie. Eruvi al cannone, e vi formarono il quartiere gè- c<niiando dell'esercito il general Fernan- nciale: poi giunsero 6 pezzi da montagna, do Fcniaiidez de Cordova^ e con esso A' 3i fu sciolta la truppa in massa for- ing. Giuseppe Berardi di Ceccano in qua- mata da Ferdinaudo 11. A' 3 agosto la lilù di commissario straordinario punti- città diresse una deputazione a Gaeta per flcio delle Provincie di Marittima e Cani- ossequiare il Papa, esternargli i sensi di paglia, già vice-presidente del tribunale fedele sudditanza, e congratularsi pel ri- civile di Roma, con istruzioni d'estende- cuperatodominiotemporaleAgli 8 si for- re la sua giurisdizione in tutti i luoghi la commissione comunale provvisoria che sarebbero occupali dagli spagnuoli. composta d'8 membri col prc'sidente cav. L',*:sercitò fu collocato nelle caserme, ne* Giovanni Graziosi. Indi fu istituito il con- coi) venti e nel seminario; i generali nel- sigilo di censura per la provincia, onde l'appartamento del cardinale. A'5 tornò conoscere le magistrature e impiegali de- ad occupare la carica di prò legato l'avv. guidipunizioue.ll{.°seltembrecessòd'es- Aliuiisi; furono ripristinali i magistrati ser pro-legato l'avv. Alfonsi, ed il suo uf- del governo papale, e cogli onori milita- flcio si compenelrò nel commissario mg.' ri fu innalzata la bandiera puntilicia nel Berardi. A' i4 novembre dopo l'esilio di palazzo legatizio. A' 7 le Clarisse torna- quasi i 1 mesi tornò da Gaeta in Vellelri il runo ai loro monastero. Nel di seguente cardinal Macchi vescovo e legato. Fu per gnuisero 3Goo soldati spagnuoli, 1 quali lui uu li iuufo,ricevuloiu forma pubblica,

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con salve d' artiglieria, suono di tutte le cunipatie e serale illuminazione. Le trup- pe spagnuole sparse nella provincia di Sabina e Rieti a poco a poco si riconcen- trarono in Vellelri, da dovea'aS comin* ciarono in separati corpi a partire per ioi- liarcarsiinTerracina : gli ultimi due bat- taglioni «paguuoli di Spoleto arrivarono in Velletri a' 20 dicembre. Nel gennaio i85o per gratitudine ed a maggior de- coro della ciltà furono aggi^egati alla no- biltà velilerna i cardinali Macchi, Anto- nelli e Eufondi, i prelati de Medici e 6e- rardi, il conte Baldassare Negronì e il cav. Luigi Cardinali. A' 1 4 febbraio giun- se inVelletri una compagnia di linea pon- tidcia perserviredi guarnigione, dopo la partenza del residuo dell'esercito spa- gnuolo, la quale seguì a'28, lasciando di se onorata nieuìoria per mirabile e rigo- roso ordine, e siccome osservante la più esatta disciplina. La città in segno di sod- disfazione e di gratitudine ascrisse alla sua nobiltà il general Cordova, con un presente. Abbiamo di Francesco Gigliuc- ci, Memorie della rù'oluzionc romana, Roma 1 853. Fatti atroci dello spirita demagogico negli Stati ropiani^RaccoH' ti, Firenze 1 853. Ora colla Relazione del viaggio del Papa Pio IX da Portici aRo- tna, del commend.Barluzzi, col can. Bau- co e col Giornale di Roma (che a p. 33o riporta il programma della commissione municipale delle pubbliche dimostrazioni che si propose celebrare per 1' avvenlu- l'osu avvenimento), narrerò l'onore com- partilo dal Pontefice alla città nel recar- visi di persona. Dissi già a suo luogo che nll'EpilalIìu, confine del regno di Napo- li, si presentarono a fargli omaggio mg/ Berardi commissario pontificio,colIa de- putazione dei consiglieri provinciali della legazione di Vellelri; ed inLai'iano il car- dinal Macchi, che poi fece salire nella sua carrozza, colla deputazione del capi- tolo eclerovelilerno. Alla barriera fu ri- cevuto dalla suddetta commissione mu- uicipale, che fece la consueta esibizione

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delle chiavi, sventolando sulla medesima due grandi stendardi pontifìcii. Questa parte della città non ha propriamente porta, ma ne teneva luogo un sontuoso arco (che dice il Bailuzzì doversi conver- tire stabile presso a poco dello stesso di* segno e forma, qual monumento storico; mu finora non ebbe effetto), facendo cor- po colla barriera e sotto il (|uale propria- mente segiù l'omaggio delle chiavi. Era costruito di legname e tela, nel colore pe- rò e nel disegno avea 1' aspetto d'un an- tico arco trionfale. Nell'alto spiccava la' statua esprimente il Pontefice in atto di benedire, e altre due genuflesse rappre- sentavano la Fedeltà eia Sudditanza alla s. Sede. Quattro altre statue, due verso settentrione figuravano la Pace e la .Spe* raoza,e due a mezzogiorno verso la città simboleggiavano la Giustizia e la Fortez- za: con emblemi negl' intercolunnìi e in suir attico, e al solito con iscrizioni nelle due faccie. Queste e le altre iscrizioni fatte in questa lieta circostanza, le ripor- tano Bauco e Barluzzi. Ivi trova vasi signore inglese in assisa di arciere scoz- zese ; era il figlio del celebre amuìiraglio Cochrane. Mostrando di riverire da vi- cino il Papa, questi lo fece appressare, gli die graziosamente a baciar la mano, e volle pure baciare il piede. Egli fece tosto stampare in Londra dal Times la rela- zione dell' arrivo di Papa Pio IX in Vel- letri, e la l'ipetè il Galignaais Messen* ger. Dall' arco trionfale passò il. Santo Padre col suo corteggio in tnezzoalla città' per la via corriera. Vedovasi ornata la strada dalla barriera sino alla porta Na- poletana, e quella delComune da più cen- tinaia di pali vestili di verzura uniti da beili festoni di mirto e fiori, e tulle le fi- nestre dell' abitazioni ornate di ricchi drappi di damaschi a vari colori. Intanto suonavano a festa tutte le campane e le bande musicali, frauìmiste al rimbombo di loi colpi de'morlari, ed a'plausi in- cessanti de' veli terni. Smontò il Papa neU r alt io della calledralc« ricevuto dal ca^

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pìtoln, tutto la croce del quale incedeva- DO i capitoli delle due cullegiatedi Cori, il clero della città, quello regolare, le au- torità governative e giudiziarie, tutti gli impiegali e le commissioni, con mg/ Be- t'ardi. Fu condotto sotto il baldacchino portalo da 8 canonici sino alla porta della cliiesa. Nell'altare maggiore era esposto il Venerabile, li Papa inginocchiandosi sul faldistorio, erangli vicini ì cardinali Mac- chi, Asquini,Ou Ponte Antonellì, che lo acconipugnavano nel viaggio; e mg/ Franci suliragaueo comparti la benedi- zione. Quindi passò il Papa alla cuppel» Ih della Madonna delle Grazie, e dopo avervi orato, si recò in sagrestia e am- mise id bacio del piede i canonici, e lut- to il clero secolare e regolare. Recatosi il Papa nel palazzo pubblico, destinato per sua residenza, entrò nella sala delle la- pidi, e seduto in trono ascoltò il compii- mento di felicitazione del general in ca- po della spedizione militare francese del Mediterraneo Baraguay d'Hilliers. Uscì sulla loggia ap[iositamente costrutta, e comparti 1' apostolica benedizione ad un immenso popolo, venuto da' paesi limi- troll eacclamaiite.Salito il Papa nell'ap- piirtamento superiore del cardinal Mac- chi, a tale elTelto addobbato splendida- mente, si ritirò per poco tempo, indi pas- sò a mensa, e fra'personaggi che vi am- mise vi fu il general francese. Quella del- la tavola di stato era ali. "piano, in uno agli alloggi del seguito. Dopo il pranzo, dalle finestre godè dello spettacolo d'al- cuni fuochi a luce di Bengala incendiati sulla piazza, mentre i due palazzi del co- mune e della legazione erano illuminati a cera, come altri della nobiltà veliter- n<i,e brillanti luminarie rischiaravano la città, massime la gran torre del Trivio ed i prospelli delle due chiese sulla piazza delComune.Ammise poi all'udienza qual- che deputazione e altri illustri soggetti, fra' quali ilcomamlanleeilcapitano delle guardie nobili. Nella seguente mattina il Papa ricevè la cuuimissioue municipale

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di Velletri, che gli presentò in dono il pa- norama della città miniato in argento, ed un disegno esprimente il trionfo della Religione, pur miniato d'argento e di fi- nissimo lavoro; il consiglio provinciale della legazione condotto da w^/ Berar- di, che olhì l' iconografia del bassorilie- vo da collocarsi a spese della provincia nella facciata del palazzo legatizio, che descrissi parlando di esso; e la congrega- zione governativa. Accolse poi le deputa- zioni delle Provincie di Campagna e della Comarca d" Roma; le deputazioni delle commissioni municipali di Sezze, Cori, Worma,Sermoneta, Porto d'Anzio; quelle del clero secolare e regolare veliterno, ed altre, non che parecchi litolati e distinti individui della provincia e della capitale, oltre la sorella del generalBaraguay d'Hil- liers. l''inita l'udienza il Papa pertossi col cardinal Macchia visitarci monasteri del- le Clarisse e delle carmelitane; quindi al palazzo Ginnetti Lancellotli, atteso osse- quiosamente dal principe e principessa Lancellotli, ove in trono ammise alctuie dame cospicue romane, venute ivi per aver quesl' onore. E poscia dalla loggia che guarda la piazza del Trivio comparti di nuovo la ponlidcia benedizione al nu- meroso popolo esultante. Tornato alla sua residenza, dopo il desinare passò il resto del giorno in udienze accordate a persone ragguardevoli. Venne in Vel- letri anche il cardinale Patrizi vescovo d' Albano, per invitare il Papa a tratte- nersi in tal città alcun poco nel passar- vi. Nella sera il Papa discese col cardi- nal Macchi nell'appartamento della ma< gistratura per godere sulla loggia l'in- cendio d'un fuoco artificiale, sopra gran- diosa macchina situata in contro al pa- lazzo, essendosi rinnovata 1' illuminazio- ne per la città come nella sera precedente. Le iscrizioni che acconcie a q<iesta cir- costanza si videro per Velletri, olire quel- Irtdell'arco, furono quelle delle due porle ilei palazzo comunale, per le sue scale, e nella sala delle lapidi; nella porla della

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cailedrnle, nella facciata tletla chiesa di Icgitlo. Ma è un Hiilo, die dopo lale di- k. iSiiuliiio 8, in quella della chiesa di s. sposizioiit; piincijìalmeiile il [xelato dele- Augelo 2, in qnella della cliiesa delle gaio funge il yovernaiuento, ed il cardi- ijliuiniale, nella porla del nionaistet'o di naie non nella alcuna parte; laonde cessò fc. Chiara. iVelia nialtina de' 12 aprile l'autoiità civile e non leslòche il nome <:iica le ore i3 il Papa parù per Ilonia legalodi più vasta provincia, cioè delle fra gli evviva del nunierosopopolo, dopo tre nominale. Quindi cessò l' uUlzio di ji ver concesso la croce dell'ordine l'iano al commissario pontificio di Maritlinia e j)re»idenledellacommissionemunicipale, Cam|)agna di mg."^ Derardi, e della vice- e medaglie agli altri memhri della me- legazione di Velletri, e venne promosso tlesima; lasciando al cai dinal Macchi scu- a sostituto di segreteria di stalo e se- di 5oo [)e' poveri, i quali vennero pure gretario delia cifra. Il Dauco loda 1' il- feovvenuti dal municipio. J cardinali A- lustre prelato per prudenza, moderala squini, Du Poni e Antonelli seguirono il giustizia, qual buono e giudizioso gover- Papa. La commissione comunale e prò- nanle, ed i veliterni gli conserveranno viiiciale non lasciò quindi di recarsi in sempre gratitudine. Dichiarata la provia- Koma, per rinnovare al Santo Padre le eia di Marittima delegazione apostolica e proteste di fedele sudditanza e di filiale facente parie di delta legazione, il Papa ultaccamento dell'intera città e provin- scelsea delegato il sullodato mg.'^ Bruti eia, e di gratitudine pel compartiloonore già vice-legato. Egli commissario aposto- dei benigno soggiorno. Di poi nella sala lieo della s. Casa e città di Loreto, ne' delle lapidi fu posta una marmorea iscri- tempi i più tristi tenne regolare e senza z.ione, che ricorda la venula e dimoradi detrimento la vasta amministrazione di Pio IX in Velletri. Nel di seguente anche quel sautuiuio, e così la lanciò ne'noti e- il caiduial Macchi tornò in Roma, dopo venti. Fu ramingo come gli altri fedeli aver dimoiato in Velletri quasi 5 mesi, ministri della s.Sede.E pai tito per l'orien- Per ordine del l*apa il cardinal Antonelli tee visitati i santi luoghi di Palestina; fìni- kcgretario di stato a'22 noveudire i85o te le vicende, tornalo infloma, fu nomina- }'ubblicò la legge sul governo delle prò- lo protonotario apostolico partecipante e vincieesuH'amminislrazione provinciale, specialmente deputato per gli atti della Con essa lo stato pontificio fu diviso iu congregazione de' ss. Riti. Il 1,° maggio 4 leij;azioni, oltre il circondario della ca- i 85i prese [)ossesso della nuova carica di j»ilale. La legazione di Marittima e Cam- delegato. Giàa'24 marzo per nomina so- ])agna si formò delle pio vincie e delega- vrana era stalo elelto il nuovo consiglio, zioni apostoliche di Velletri o Marittima, il quale si riunì a'3o per formare le ter- di Frosinoneo Campagna, e di Beneveu- ne della nomina del gonfaloniere e di 6 to, come già notai. La legazione di Ma- aiiziiiiii,a termini dell'editto 24"<jvembre rittiina e Campagna si conferisce seni- i85o; e nello stesso giorno cessò la com- pre al cardinal decano del sagro collegio, missione comunale provvisoria. Ne'primi che la ritiene durante la sua vita. Per del 18 T2 mg.' Bruti fu promosso a/Jt'jg^ge/i- questa legazione i provvedimenti di alla te della caiici'llcria apostolica, e gii sue- jiolizia, ed il movimento delle truppe di- cesse nella delegazione mg.'^AntouioBaiu- jiendonoda' ministri competenti, il de- bozzi. Come Velletri celebrò la promul- legato esercita nella sua provincia 1' au- gazione della definizione del dogma del- torilà governativa ed amministrativa, di- 1' Immaiulata Concezione, seguita so- peiulentemente dal cardinal legalo. Il de- lennissimamente nel tempio Paticano legalo per gli affari della sua delegazione (''^•), lo narrai nel voi. LXXIH, p, yo, conispoude ordinariumeute cui cardiual nel raccouture quuulo [)recedellc, uc-

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compagno e seguì U niemornlVile awe- iiimetitu. Nell'anno i855 caduto in Ilo- ma in penosa e grave infcnnitìi il car> diluii Macchi, siccome amultssimo ve» scovo e legato, i veliterni non cessarono di rivolgere fervidi voli a Dio perla pron- ta gnarigione. Questa ollenula, si ralle- grarono e ne reitero pubbliche e solenni azioni di grazie all'Altissimo e alla Ma- donna delle Grazie; ed il Papa si recò a vi>itarlo e confortarlo a' i5 nìarzo. Tutto riferiscono i n. 6i e 62 del Gior- nale di Roma. Dipoi il Supplemento del n. I i3 riporta il program tua del gonfa- loniere conte Baldassiire Negroni, pe'fe- gleggiamenli co' quali sarebbe celebralo il ritorno del cardinale in Veìletria'ia maggio. Si descrive quindi l'incontro e r ingresso triont'ule nella città, e come il cardinale pose al colmo la generale esul- tanza, con mostrare benigno gradimento di tante lispellose e allettuose dimostra- zioni. Registrai nel voi. LXXX, p. 166, che il Papa dichiarò n)g/ Bambozai nel marzo 1 856 direttore generale delle car- ceri, case condanna e luoghi di pena ; in pari tempo nominò delegiito a[>osto- lico di V ellelrì l'odierno mg,' Luigi Gior- dani, Riferisce il G ior nate di Roma dal- V 1 I settembre iSSy come Yellelri ce- lebrò il ritorno in Roma del Papa, dal viaggio fatto ne' suoi stati, a Modena e nella Toscana; e memore senipredel be- nefizio accorda loie nella ferro via, a ver de- cretato un monumento a perpetuare il nome del munifico Gerarca, inviando inoltre il magistrato a rassegnare a'suoi piedi le più sentile grazie. Fra le pubbli- che dimostrazioni vi fu un bel fuoco ar- tificiale incendialo sul colle di s. Lucia, ove fu aperta testé una nuova passeggia- la, nomata Pia,

L'origine della chiesa vescovile di Velie- tri è involta fra le tenebre dell'antichità, presto pelò entrò in Vellelri il salutifero lume della religione cristiana, llcau.baxi- co congettura che i prinji fondamenti cri- kliaui ia Velletii biuuo &lull gellali